Testi dei lettori – due poesie di Stefania Vassura
In questo secondo appuntamento con i testi dei lettori, viadellebelledonne presenta ai suoi lettori due poesie di Stefania Vassura: abbiamo già avuto modo di apprezzarla per un suo intervento nella rubrica “Lo spazio e il tempo della scrittura”. Stefania è nata e vive a Roma; si occupa con passione e con successo di fotografia, soprattutto turistica e di paesaggio.
La sua prima poesia è ispirata e dedicata alla commemorazione dei cari defunti; il registro stilistico è colloquiale e apparentemente dimesso, il finale aperto.
E’ COME …
E’ come tornare indietro nel tempo
rivedendo le foto di tanti anni fa
Uomini, donne a me cari
un giorno, non so più quando,
si sono allontanati e poi scomparsi
Ho pensato a quanto mi diceva
un amico
Vivi tutti gli attimi intensamente,
goditi tutte le persone come se la tua vita
fosse racchiusa in quell’istante,
come se scattassi una fotografia
indelebile nella tua mente
E’ come trovarsi seduti
ad un tavolo con tanti commensali…
Via via uno dopo l’altro,
consumato il pasto si alzano
lasciando la sedia
tristemente vuota
E’ come l’irrimediabile solitudine
dell’animo umano
E’ come…
Più denso e concentrato il linguaggio della seconda poesia, che si arricchisce di connotazioni polemiche; infatti, secondo le parole della stessa Vassura, “prende lo spunto dalla preoccupante ondata di razzismo, generatasi dagli ultimi, tristi eventi di cronaca nera.”
Nessun dorma
davanti a questo torpore
di futili corpi,
di occhi appannati
dal nero dell’ombra,
che presto avanza
su questa terra vana.
Spesso le parole sfuggono
al senso di sopravvivenza,
lasciando vacui pensieri
leggeri nell’aere,
facili prede del caso…
Ormai perso
è l’arcano
in mille volti
di pietà che non trovo
Così,
complici consapevoli,
senza ardore e speranza,
in attesa del giorno
ci destiamo







Molto diverse queste due composizioni, ambedue con vari punti interessanti.
La prima ha un tono molto intimo, interiore, e la seconda, invece, è un pensiero urlato nella folla, un pensiero che desidera colpire qualcosa, magari la coscienza addormentata?
vedo echi nobili (nessun dorma e in attesa del giorno che ricorda quel che resta del giorno ) e una penna ‘giovane’ o anagraficamente oppure perchè in fase di rodaggio …
prendo atto di come i due commenti finora pervenuti abbiano evidenziato la pluralità di interessi e d’intenti, e la cultura letteraria di Stefania, oltre ad un suggerimento, che condivido, a lavorare ancora sui suoi testi, a non accontentarsi…
marina
Efficace il nessun dorma della seconda poesia che appare quasi come un urlo dopo la prima dedicata ai suoi cari scomparsi.
Un saluto a Stefania e a Marina. Sandra
belle entrambe, ma un apprezzamento particolare per la seconda, perché, secondo me, la poesia sociale è più difficile di quella lirica-soggettiva, più esposta al rischio della retorica. Complimenti
gisella
direi molto fresche..
care amiche, ho apprezzato molto le vostre parole. Purtroppo la mia giovinezza è solo di penna, vista la mia età (sono nata nel 1962), ma vi devo dire che è bellissimo provare a scrivere le emozioni, i pensieri che mi appartengono, anche se non in tenera età… è un percorso interiore che vorrei continuare a ricercare con tutti voi (forse la bellezza consiste proprio in questo). Un saluto
Cara Stefania, hai cominciato a “parlare” con i versi, è una percorso di luce e di gioia, è la bellezza, è una delle cose che fanno bella la vita…
mi piace molto quel “E’ come” finale lasciato così in sospeso come a significare l’indicibile e il mistero della morte. antonella
animo sensibile e delicato. veramente bella la prima, cogliere l’attimo con le persone care è un tema trattato con vera poesia
cara Antonella, hai colto l’essenza del finale di E’ come, il mistero della morte che al tempo stesso atterrisce e attrae l’essere umano. Caro Miro e cari amici, come ho già detto in precedenza sono onorata ed è bellissimo iniziare questo mio percorso insieme a voi, un saluto
Cara Stefania,
vorrei essere breve per non tediarti. Ma mi stimoli riflessioni che ho voglia di trasmetterti, e non lo sarò. Intanto complimenti. Poi, due componimenti diversi, ma non poi così tanto, a mio avviso. Il primo mi piace molto, nonostante sia triste e non mi sembri propriamente una poesia, né linguaggio né stile poetici. Le 5 metafore (l’ultima in sospeso) inducono alla fantasia il lettore, ma poi tu in modo semplice e concreto lo riconduci al senso delle parole. Concedimi una piccola ironia. Lo vedrei bene come testo di una canzone, con la prima frase per ritornello… Il secondo componimento lo trovo più enigmatico. Non condivido le parole della didascalia, in cui si omette di dire che, secondo me, hai voluto esortare ad uscire dalla routine, dal senso dell’abitudine in cui l’uomo è caduto in tutto e di fronte a tutto, per ricominciare a vivere e non più a sopravvivere o, addirittura, a morire prima del tempo. Ma non riesco a cogliere se quel”ci destiamo” è un finale di apertura all’ ottimismo o una reiterazione di quell’abitudine. Dimmelo tu. Infine, non avevo visto l’immagine. Deliziosa la scelta del tipo di fiori, semplici e belli, come le parole, e del colore viola. In linea, questo viola, con il senso delle “cose perdute” che aleggia in tutti e due gli scritti. Ecco il trait d’union. Brava!
Con affetto, Titti.
Cara Stefania,
sono d’accordo con Titti sulle potenzialità musicali di “E’come”. Vedi un pò di lavorarci in questo senso: pensa al moto circolare, sopportane l’andamento e guarda in avanti.
Per quanto riguarda “Nessun dorma”,
continua a scrivere in nero sul nero.
Buon lavoro ! Franz.
splendide, entrambe, non posso aggiungere altro
Ciao Stefania,
che dire ancora una volta del tuo animo sensibile, esprimi al meglio ciò che hai da dire al mondo a modo tuo, continua a renderci partecipi e noi avremo il piacere di leggere ciò che ci vuoi trasmettere.
Con affetto Patty
Poesie, a mio parere, decisamente malinconiche..
La prima richiama il senso della lontananza..le figure amate ora vive solo nel pensiero..ineluttabile percorso che fa parte del vivere. Constatazione dolorosa ma inevitabile.
Versi scorrevoli come una chiaccherata a voce bassa.
La seconda, scritta con uno spirito più poetico, rivela il disagio, l’amara visione della vita, il disincanto del vivere in un mondo dove ormai non è essenziale lasciare vivere.
Due componimenti sensibili come sensibile dimostra essere l’Autrice.