La montagna di Silvia Molesini

Stacca silenzio breve
la sciamura delle mosche,
nel dopo della pioggia io arrivo.
Con un molo di meraviglia
da scatenato abbrivio:
io arrivo, ti cammino e
scopro che, te
luce/ombra/ombre/affondo
patinata discesa sul prato
e sale-sale fresco rotondo scabro
scivolante e fatale
la teoria delle frane
luce/luce/mezza-a-scondo
dove scende poi sale
mista musica del mondo
una
montagna.
Reale.
Un mobile procurato
e ricercato sul vento di te che
spazzi nuvole cimbre e cirri
bomboloni cumuli spetardati
un rumore funambolo
il suo nitore ad angolo
nel blu del pomeriggio
guardai…
Non tanto il valico o
la scissura di valle e
non tanto la gola
che lancia a fiume gli uccelli più sensazionali
-quelli di piuma colorata e ardente
e i grossi neri, beccuti, spirituali-
, non tanto il giogo, il rostro, la trincea
e non l’ossario
il suo senso sparato a calco,
la morte che viene, oramai…
non tanto la lepre, la marmotta, il cerbiatto
o il fiore giallo, quello
violetto, un bianco, di loro,
la genzianella,
non quella d’oro, il lavoro
del paracarro, dell’escavatore
vicino al rifugio del CAI.
Guardai, un sapore nuovo.
E il senso dello stare in piedi.
Tutta intera, prima di sera
nella montagna pulita
la vita piccola ora un gigante
nelle mie gambe
fragrante o leggera.





semplice e bellissimo sentire le sensazioni…
Poesai divisa utilmente a metà da quel concretissimo ‘Reale’, che prima ci dice due sguardi sulla montagna, il primo che pare estatico (’con un molo di meraviglia’), il secondo ragionante, che conduce al ’senso dello stare in piedi’ attraverso un succedersi di immagini e progressivi scarti. Musicalità prodotta con poche rime e assonanze e molti nomi d’animali e di cose, perfino col ‘rifugio del CAI’.
Sempre un piacere e una sorpresa leggere Silvia Molesini
Antonio
errata corrige
‘che ci dice due sguardi’
(senza quel ‘prima’)
A.
Un ringraziamento, Roberto e Antonio.
L’immagine sparita che ritroveremo sottende questa sorta di “climax” sensoriale. Ma non solo.
bella la corsa iniziale, giù a precipizio per i prati, quando l’aria di montagna dopo la pioggia è più frizzante esaltante, scritto proprio a modo tuo – t’invidio per come sai svincolarti da ogni banalità, ogni già detto, in libertà assoluta – e così può essere la montagna: libertà! e realtà, anche
bellissimo il finale.
Guardai, un sapore nuovo.
E il senso dello stare in piedi.
Tutta intera, prima di sera
nella montagna pulita
la vita piccola ora un gigante
nelle mie gambe
fragrante o leggera.
tutto da sentire, da sottoscrivere, da assaporare, tutto fragrante e leggero:-))
in senso metafisico anche , però, la montagna è realtà ma anche metafora
marina
mi piace molto:
-con un molo di meraviglia-
rendi bene il sapore di questa
tua montagna.
ciao
Guardai, un sapore nuovo.
E il senso dello stare in piedi.
Tutta intera, prima di sera
nella montagna pulita
la vita piccola ora un gigante
nelle mie gambe
fragrante o leggera.
anch’io riporto gli ultimi versi, a compimento di un viaggio dello sguardo e dell’anima e di una sorta di ‘conquista’ dell’altro da sè: la natura, la vita …
Una grandissima montagna descritta in suoni e colori e animali e odori, in fatica, in movimento, in sapore e vento. La scrittura di Silvia è interessante. antonella
Per me, almeno, e’ opera davvero difficilissima descrive un paesaggio, la natura. Facile cedere nello scontanto, nel sentimentale, nella descrizione piu’ banale.
) e la natura. L’io e il mondo si amalgamano nello stesso respiro, perfettamente. La descrizione e’ drammatica, piena, personalissima, con un finale davvero notevole. Ecco. E’ una poesia notevole.
Qui, invece, mi sembra si raggiunga uno straordinario senso di simbiosi fra l’uomo (in questo caso la donna
daniela