La madre

2007 Novembre 1
by Blumy

 

 

 

 

 

 

 

 

La madre era l’attesa imprescindibile,
la gola fiorita di ginestre, l’insenatura calda;
era l’approdo certo.

La speranza scintillava inavvertita
tra le sue braccia.
La madre era musica alta, era la culla

che nutriva il sogno.
Improvvisa, la madre , si frantumò
contro pareti altissime

lasciò dietro di sé pozzi di solitudine,
attese senza attesa, noia,
musica che, come in un disco

di vinile che s’inceppa,
ripete ancora  e ancora
la stessa nota,  all’infinito.

42 Responses leave one →
  1. 2007 Novembre 1
    erminiadaeder permalink

    Immagine portata a superficie con la delicatezza necessaria e la necessaria musicalità, in un variare di note, a partire da quella frantumazione ‘contro pareti altissime’, che suona prima ancora di apparire.

  2. 2007 Novembre 1
    antonella permalink

    una madre che è un mondo intero eche quando scompare scompare il mondo intero.

    mi soffermo su questi versi, in silenzio rispettoso.

    Improvvisa, la madre , si frantumò
    contro pareti altissime

    lasciò dietro di sé pozzi di solitudine

  3. 2007 Novembre 1

    Improvvisa, la madre , si frantumò
    (…)
    musica che, come in un disco

    di vinile che s’inceppa,
    ripete ancora e ancora
    la stessa nota, all’infinito.

    Io salvo la parte della Madre “meccanica’. Grazie Blumy

  4. 2007 Novembre 1

    mi piace, Erminia, il fatto che tu senta il suono di qualcosa (qualcuno) che definitivamente si frantuma.

  5. 2007 Novembre 1

    si, le pareti della morte, Antonella: ci si frantuma contro come burattini.

  6. 2007 Novembre 1

    grazie a te, Bianca. Il mondo continua , come una musica che si è inceppata, quando qualcuno se ne va.

  7. 2007 Novembre 1
    violaamarelli permalink

    non so perchè Blumy, è come se si fosse arrabbiate con la madre, perchè ci ha lasciate sole, scusa è una lettura sciocca, ma visto che è il tuo è un testo così emozionale pur nella accuratezza della forma, te la riporto, un abbraccio forte, V.

  8. 2007 Novembre 1

    Complimenti Blumy, questo testo arriva al cuore.

    M

  9. 2007 Novembre 1

    sì, è una poesia che provoca una lettura emozionale, e quindi leggerla non è solo un esercizio letterario, è anche una specie di terapia:
    con i suoi versi entriamo nella madre e siamo madre, ci frantumiamo (” Improvvisa, la madre , si frantumò”: uno choc, verso stupendo) ma poi possiamo ricostruirci attraverso la musica
    ciao
    marina

  10. 2007 Novembre 1
    alessandrapigliaru permalink

    Blumy carissima, trovo questi versi splendidi. La madre come il mondo intero, come ciò che ci avvolge e che ci dà il senso dello spazio e del senso interno; circolo ma anche linea retta in una mappa ben distinta. Poi la frantumazione…la perdita, inspieagabile e assurda; è proprio questo senso di assurdo che viene reso benissimo dalla musica che si incanta, che continua nonostante tutto ma che ripete incessantemente un istante…a significare forse che le cose non procedono più come prima e anche a figurarsi come il reale possa perdere improvvisamente il senso quando se ne scopre il rovescio. Nella madre e nella perdita sta tutta la scoperta dell’autenticità di un vivere che non è mai un intero ma un frastagliato arcipelago di attese senza attesa…e tu arrivi Blumy e mi tocchi il cuore. Grazie, un abbraccio :)

  11. 2007 Novembre 1

    è strano, Viola, che tu legga rabbia in un testo in cui c’è solo sgomento (è stata scritta molti anni dopo la morte di mia madre) di fronte alla scomparsa della figura più importante nella vita di ogni donna.

  12. 2007 Novembre 1

    grazie, Marzia.

  13. 2007 Novembre 1

    si, la musica è terapeutica, come lo è la scrittura, Marina. Non ‘in quei momenti’, però, quando ti viene a mancare una persona con cui ci sono stati contrasti, che hai pure messo in discussione; ma che, alla fine, era tua madre .

  14. 2007 Novembre 1

    grazie, Alessandra, sei sempre molto affettuosa e profonda nelle tue analisi.

  15. 2007 Novembre 1
    violaamarelli permalink

    non rabbia come ira, ma come sorpresa per la perdita di protezione, come abbandono..sparisce l’approdo e c’è l’attesa senza attese, la “noia”, lo stridere del disco di vinile,..rabbia per la morte, se vuoi..

  16. 2007 Novembre 1
    carlabariffi permalink

    era la culla
    che nutriva il sogno.

    è questo che ancora cerchiamo, cerco.

    un caldo abbraccio Blumy
    per questi versi che rivelano la forza profonda di un legame.
    ciao

  17. 2007 Novembre 1
    Antonio Fiori permalink

    Un’ottima poesia. Poco ho da aggiungere a un aggettivo ( ottima ) che uso raramente. Tra le innumerevoli madri di poeti, destinatarie di poesie dei loro figli, ricordo qui Annina Picchi, entrata per sempre nella storia della poesia per merito di Giorgio Caproni.
    Un saluto affettuoso a Blumy
    Antonio

  18. 2007 Novembre 2
    margheritagadenz permalink

    ‘improvvisa, la madre, si frantumò
    contro pareti altissime’

    come un vaso di cristallo, preziosa. in mille pezzi. la sua fisicità, la sua anima, da raccogliere chini nei pensieri. e le pareti altissime quelle della morte, insuperabili, con i ‘cocci di bottiglia’ e con ciò che resta di noi. un’avventura della mente.
    mi fermo su questi versi che trovo così densi da valere un intero testo.
    margherita

  19. 2007 Novembre 2

    la madre, mia madre… amara e delicatissima poesia che vorrei tanto mia madre, donna ora anziana ma che tanto ha fatto per tutti noi figli aperti alla cultura e all’umanesimo, leggesse con il cuore.. ma che brava anna..
    roberto

  20. 2007 Novembre 2

    oh, sapessi, Viola! altro che rabbia! disperazione, tanto da correre in macchina lontano da casa gridando il suo nome con le lacrime agli occhi, al buio, con il rischio di andare a sbattere.

  21. 2007 Novembre 2

    grazie, Carla, un abbraccio.

  22. 2007 Novembre 2

    e un abbraccio a te, Antonio, chè oggi non riesco più a dire niente.

  23. 2007 Novembre 2

    si, Margherita, qualcosa di estremamente fragile e prezioso, che va a infrangersi contro il muro più duro …

  24. 2007 Novembre 2

    Roberto, grazie.

  25. 2007 Novembre 3

    Bravissima. Un ritratto splendido per definire l’amore di una madre.

  26. 2007 Novembre 3

    il suono disperso e reiterante al tempo stesso.
    quell’attesa senza attesa.

    un bel brano, Blumy.

    Rr

  27. 2007 Novembre 3

    e quello per una madre, Rina.

  28. 2007 Novembre 3

    p.s. bentornata, Rina !

  29. 2007 Novembre 3

    grazie, Rita (un giorno mi spiegherai perchè ti firmi con due erre 8O ) .

  30. 2007 Novembre 3

    Ti abbraccio forte, Anna !

  31. 2007 Novembre 3
    Giacomo Montana permalink

    La madre è come se fosse una propaggine della madre terra che fa crescere i frutti. Frutti buoni o meno buoni ma sempre frutti del creato.
    Della madre, anche quando non c’è più, si ricordano i modi, le carezze, le comprensioni così come i rimproveri. Tutto così che quei ricordi prendono assonanza dolce, tenera, musicale…
    Complimenti Blumy. Giacomo

  32. 2007 Novembre 4

    abbraccio ricambiato, Rina!

  33. 2007 Novembre 4

    Biongiorno, Giacomo. Scusa se il tuo nome mi appare completamente nuovo.
    Grazie per i complimenti.

  34. 2007 Novembre 4

    intendevo dire “terapeutico” per chi legge, nella lettura , come nel sogno, e come in terapia, si passa oltre la fuoco , ci si scotta ma non si brucia
    marina

  35. 2007 Novembre 7

    La madre era “la gola fiorita di ginestre”.
    Sono bellissime le immagini che accompagnano questa tua poesia sulla madre.

  36. 2007 Novembre 7

    grazie, Mapi. Non ho mai letto un tuo commento negativo. :)

  37. 2007 Novembre 8

    …semplicemente perchè in quel caso non commento ;-)
    Bacio :-)

  38. 2007 Novembre 8

    :mrgreen:

  39. 2007 Novembre 11
    sandrapalombo permalink

    La speranza scintillava inavvertita
    tra le sue braccia

    La madre sembra avere poteri magici forse perché quando si è piccoli risolve ogni problema e questa sensazione rimane in noi.

    Sulla poesia è stato detto tutto :-)

  40. 2007 Novembre 11

    alla mia mamma

    TRE SEGNI

    Tulipani, violette, una colomba.
    Tre piccoli segni
    indelebili
    mi portano dentro tutto quel che sei stata,
    tu com’eri,
    tu quel che davi,
    tu che volevi bellezza,
    tu che volevi dolcezza,
    tu che sognavi pace.

    Io ti ho vista com’eri,
    ti ho amata com’eri.
    Quel che mi resta di te
    è l’arancio, il rosso rubino,
    l’indaco di quei tulipani /
    il bouquet di violette,
    piccine,
    tenere,
    di quel colore intenso
    che ha tinto il mio cuore a sigillo /
    una colomba bianca nel tuo sorriso,
    la tua gioia di allora
    non potrò mai scordarla.

    Odoravano quei fiori,
    miscelati al tuo profumo.
    Non taceva il tuo sguardo
    mentre rincorreva radioso
    quella colomba,
    era la pace che sognavi
    che tu
    volevi fermare.
    Rina

  41. 2007 Novembre 11

    grazie dell’intervento, Sandra.

  42. 2007 Novembre 11

    tenera la tua poesia per la mamma, Rina. Sa di fiori.

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