La madre
Novembre 1, 2007 di Blumy

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La madre era l’attesa imprescindibile,
la gola fiorita di ginestre, l’insenatura calda;
era l’approdo certo.
La speranza scintillava inavvertita
tra le sue braccia.
La madre era musica alta, era la culla
che nutriva il sogno.
Improvvisa, la madre , si frantumò
contro pareti altissime
lasciò dietro di sé pozzi di solitudine,
attese senza attesa, noia,
musica che, come in un disco
di vinile che s’inceppa,
ripete ancora e ancora
la stessa nota, all’infinito.




Immagine portata a superficie con la delicatezza necessaria e la necessaria musicalità, in un variare di note, a partire da quella frantumazione ‘contro pareti altissime’, che suona prima ancora di apparire.
una madre che è un mondo intero eche quando scompare scompare il mondo intero.
mi soffermo su questi versi, in silenzio rispettoso.
Improvvisa, la madre , si frantumò
contro pareti altissime
lasciò dietro di sé pozzi di solitudine
Improvvisa, la madre , si frantumò
(…
musica che, come in un disco
di vinile che s’inceppa,
ripete ancora e ancora
la stessa nota, all’infinito.
Io salvo la parte della Madre “meccanica’. Grazie Blumy
mi piace, Erminia, il fatto che tu senta il suono di qualcosa (qualcuno) che definitivamente si frantuma.
si, le pareti della morte, Antonella: ci si frantuma contro come burattini.
grazie a te, Bianca. Il mondo continua , come una musica che si è inceppata, quando qualcuno se ne va.
non so perchè Blumy, è come se si fosse arrabbiate con la madre, perchè ci ha lasciate sole, scusa è una lettura sciocca, ma visto che è il tuo è un testo così emozionale pur nella accuratezza della forma, te la riporto, un abbraccio forte, V.
Complimenti Blumy, questo testo arriva al cuore.
M
sì, è una poesia che provoca una lettura emozionale, e quindi leggerla non è solo un esercizio letterario, è anche una specie di terapia:
con i suoi versi entriamo nella madre e siamo madre, ci frantumiamo (” Improvvisa, la madre , si frantumò”: uno choc, verso stupendo) ma poi possiamo ricostruirci attraverso la musica
ciao
marina
Blumy carissima, trovo questi versi splendidi. La madre come il mondo intero, come ciò che ci avvolge e che ci dà il senso dello spazio e del senso interno; circolo ma anche linea retta in una mappa ben distinta. Poi la frantumazione…la perdita, inspieagabile e assurda; è proprio questo senso di assurdo che viene reso benissimo dalla musica che si incanta, che continua nonostante tutto ma che ripete incessantemente un istante…a significare forse che le cose non procedono più come prima e anche a figurarsi come il reale possa perdere improvvisamente il senso quando se ne scopre il rovescio. Nella madre e nella perdita sta tutta la scoperta dell’autenticità di un vivere che non è mai un intero ma un frastagliato arcipelago di attese senza attesa…e tu arrivi Blumy e mi tocchi il cuore. Grazie, un abbraccio
è strano, Viola, che tu legga rabbia in un testo in cui c’è solo sgomento (è stata scritta molti anni dopo la morte di mia madre) di fronte alla scomparsa della figura più importante nella vita di ogni donna.
grazie, Marzia.
si, la musica è terapeutica, come lo è la scrittura, Marina. Non ‘in quei momenti’, però, quando ti viene a mancare una persona con cui ci sono stati contrasti, che hai pure messo in discussione; ma che, alla fine, era tua madre .
grazie, Alessandra, sei sempre molto affettuosa e profonda nelle tue analisi.
non rabbia come ira, ma come sorpresa per la perdita di protezione, come abbandono..sparisce l’approdo e c’è l’attesa senza attese, la “noia”, lo stridere del disco di vinile,..rabbia per la morte, se vuoi..
era la culla
che nutriva il sogno.
è questo che ancora cerchiamo, cerco.
un caldo abbraccio Blumy
per questi versi che rivelano la forza profonda di un legame.
ciao
Un’ottima poesia. Poco ho da aggiungere a un aggettivo ( ottima ) che uso raramente. Tra le innumerevoli madri di poeti, destinatarie di poesie dei loro figli, ricordo qui Annina Picchi, entrata per sempre nella storia della poesia per merito di Giorgio Caproni.
Un saluto affettuoso a Blumy
Antonio
‘improvvisa, la madre, si frantumò
contro pareti altissime’
come un vaso di cristallo, preziosa. in mille pezzi. la sua fisicità, la sua anima, da raccogliere chini nei pensieri. e le pareti altissime quelle della morte, insuperabili, con i ‘cocci di bottiglia’ e con ciò che resta di noi. un’avventura della mente.
mi fermo su questi versi che trovo così densi da valere un intero testo.
margherita
la madre, mia madre… amara e delicatissima poesia che vorrei tanto mia madre, donna ora anziana ma che tanto ha fatto per tutti noi figli aperti alla cultura e all’umanesimo, leggesse con il cuore.. ma che brava anna..
roberto
oh, sapessi, Viola! altro che rabbia! disperazione, tanto da correre in macchina lontano da casa gridando il suo nome con le lacrime agli occhi, al buio, con il rischio di andare a sbattere.
grazie, Carla, un abbraccio.
e un abbraccio a te, Antonio, chè oggi non riesco più a dire niente.
si, Margherita, qualcosa di estremamente fragile e prezioso, che va a infrangersi contro il muro più duro …
Roberto, grazie.
Bravissima. Un ritratto splendido per definire l’amore di una madre.
il suono disperso e reiterante al tempo stesso.
quell’attesa senza attesa.
un bel brano, Blumy.
Rr
e quello per una madre, Rina.
p.s. bentornata, Rina !
grazie, Rita (un giorno mi spiegherai perchè ti firmi con due erre
) .
Ti abbraccio forte, Anna !
La madre è come se fosse una propaggine della madre terra che fa crescere i frutti. Frutti buoni o meno buoni ma sempre frutti del creato.
Della madre, anche quando non c’è più, si ricordano i modi, le carezze, le comprensioni così come i rimproveri. Tutto così che quei ricordi prendono assonanza dolce, tenera, musicale…
Complimenti Blumy. Giacomo
abbraccio ricambiato, Rina!
Biongiorno, Giacomo. Scusa se il tuo nome mi appare completamente nuovo.
Grazie per i complimenti.
intendevo dire “terapeutico” per chi legge, nella lettura , come nel sogno, e come in terapia, si passa oltre la fuoco , ci si scotta ma non si brucia
marina
La madre era “la gola fiorita di ginestre”.
Sono bellissime le immagini che accompagnano questa tua poesia sulla madre.
grazie, Mapi. Non ho mai letto un tuo commento negativo.
…semplicemente perchè in quel caso non commento

Bacio
La speranza scintillava inavvertita
tra le sue braccia
La madre sembra avere poteri magici forse perché quando si è piccoli risolve ogni problema e questa sensazione rimane in noi.
Sulla poesia è stato detto tutto
alla mia mamma
TRE SEGNI
Tulipani, violette, una colomba.
Tre piccoli segni
indelebili
mi portano dentro tutto quel che sei stata,
tu com’eri,
tu quel che davi,
tu che volevi bellezza,
tu che volevi dolcezza,
tu che sognavi pace.
Io ti ho vista com’eri,
ti ho amata com’eri.
Quel che mi resta di te
è l’arancio, il rosso rubino,
l’indaco di quei tulipani /
il bouquet di violette,
piccine,
tenere,
di quel colore intenso
che ha tinto il mio cuore a sigillo /
una colomba bianca nel tuo sorriso,
la tua gioia di allora
non potrò mai scordarla.
Odoravano quei fiori,
miscelati al tuo profumo.
Non taceva il tuo sguardo
mentre rincorreva radioso
quella colomba,
era la pace che sognavi
che tu
volevi fermare.
Rina
grazie dell’intervento, Sandra.
tenera la tua poesia per la mamma, Rina. Sa di fiori.