Quando un velo di Cipria rivela la bellezza della Verità
Ottobre 23, 2007 di morenafanti
un colloquio con Mariolina La Monica
di Morena Fanti

“Cipria” non è un libro da leggere, è un libro in cui vivere.
Leggendolo ti senti parte integrante del racconto. Entri in sintonia con la protagonista e le sue emozioni, condividi con Matilde e la famiglia Panara una parte della loro vita, passando tra cambiamenti ed eventi dolorosi, in atmosfere così intense da racchiuderti in loro. Dimentichi che stai leggendo ed entri in quell’angolo di mondo a Castagneto Mare.
L’autrice scrive con parole spesso essenziali, ponendo l’accento su ciò che di più autentico c’è nelle storie vissute con amore e dolore: l’intimità dei sentimenti veri, quelli che non hanno bisogno di artifici per farsi comprendere da tutti.
Scorrendo gli eventi narrati nelle pagine di “Cipria” (Edizioni Il Filo) si sente sempre più vicinanza e intimità con la protagonista Matilde e la storia è così forte e intensa, pur essendo scritta in modo naturale, da farti pensare di conoscerla davvero. La immagini insieme a Mario, l’amore di sempre, nel
passare degli anni e delle vicende.
Il loro è un amore tragico che passa attraverso gli anni e rimane immutato nella sua profondità, come a significare che i sogni giovanili, quelli coperti da quel velo di cipria fornito dalle illusioni proprie dell’età acerba, si possono mantenere sempre vivi dentro l’anima.
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Questo suo romanzo è uno squarcio su un tipo di vita che ora non esiste quasi più. Leggendo “Cipria” tutti noi possiamo ritrovare un sapore o un odore della nostra infanzia. Scrivendo della famiglia Panara ha provato le stesse sensazioni? Come un immergersi in una vita non più possibile?
Sicuramente, scrivendo “Cipria”, mi sono catapultata in una dimensione trascorsa consapevole che una parte di essa era molto amata e un’altra contestata. Tuttavia, non ho rinunciato all’idea che certi valori e sentimenti forti di una volta fossero ancora oggi possibili. Per questo ho provato a metterli in rilievo opponendomi a quel tipo di progresso che ha fatto perdere le basi del discrimine tra bellezza e bruttezza dell’essere e della realtà che lo circonda.
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Per questa sua scrittura, a tratti quasi scarna senza lirismi superflui, si è ispirata ai grandi Maestri del Verismo, come Verga e De Roberto?
In realtà, non mi sono volutamente ispirata a nessuno dei due. Nondimeno credo che, inevitabilmente, lo stile di qualsiasi scrittore si possa infine paragonare ad un ordito realizzato con fili che, pure inconsciamente, ha tratto da più parti.
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Lei dà grande risalto alla psicologia dei suoi personaggi, mostrandone pensieri intimi e i comportamenti che ne derivano. Questa sua capacità nasce da uno sguardo speciale che lei ha e che rivolge verso le altre persone, e forse anche verso se stessa?
Lei non è la prima persona che mi fa notare questo aspetto.
In verità, se di sguardo speciale vogliamo parlare, esso fa talmente parte di me che quasi non me ne rendo conto. Comunque, devo ammettere che esiste e che esso proviene dalla mia voglia di cercare e trovare l’uomo, dall’abitudine, quasi maniacale, di mettere un tassello dietro l’altro. Inoltre, io parto dalla poesia, ovverosia da una sorta di isolotto di contemplatività interiore, in cui si è quasi costretti ad analizzare se stessi e, di conseguenza, il mondo.
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La scrittura richiede sempre passione e inoltre richiede metodo e coraggio. Quanto c’è in lei di queste cose quando si siede a scrivere?
A volte, le tre componenti si fondono in una comunione ideale e vanno in sincronia, mentre, in altre, mi risulta necessario limare o inserire e quindi attenermi al metodo. Ad ogni modo, la componente che da me è più fortemente avvertita, quella che mi dà la spinta, è la passione.
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Dopo l’esperienza di “Cipria” pensa di proseguire e scrivere un altro romanzo che tratti gli stessi temi, o ha altri progetti?
Quanto prima, dovrebbe uscire un numero monografico a me dedicato della rivista “Spiritualità e Letteratura” diretta dal professore Tommaso Romano, su cui andrà una raccolta di dieci racconti il cui titolo (per il momento provvisorio) penso che sarà “Ventaglio in Verticale”. Inoltre io non riesco mai a stare a lungo senza scrivere qualcosa, poiché la scrittura, sia in versi che in prosa, è per me diventata un’esigenza vitale. Per quanto riguarda un nuovo romanzo, invece, anche se per il momento ho diverse idee che se ne stanno in una sorta di sottofondo, dal quale, di tanto in tanto, mi mandano bolle in superficie, non amo programmare, perché so che, per prima cosa, ho bisogno di ricreare la condizione di isolamento ideale che, per adesso e per diversi motivi, si è in parte disperso.
Tuttavia, ciò che so per certo e che, a prescindere dal contesto sociale in cui si svilupperà la nuova storia, continuerò, inseguendo l’umanità di ognuno.
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Leggendo il suo romanzo ho pensato che la sua sia una scrittura vera, una scrittura che indossa le scarpe di tutti i giorni e scende in strada tra la gente comune e i loro drammi. Quanto si sente a suo agio in questa definizione?
Molto, perché questo è per me un magnifico complimento. Difatti, pur avendo coscienza dei limiti che caratterizzano l’individuo, io non riesco a non amare la gente, a vedere, nei loro, i miei difetti e -perché no- a volte le mie reazioni. Per di più, penso che il quotidiano ci ponga dinanzi a volti ormai così consueti che, troppo spesso, sono da noi osservati di sfuggita e senza considerare per nulla le loro storie all’apparenza banali. Volti e storie che, tuttavia, sono convinta nascondano drammi, insoddisfazioni, passioni, momenti di gaudio e di morte, spesso, inenarrabili al punto, che solamente un occhio attento può rivelarli, facendo emergere o quella sorta di grumo interiore dato dal silenzio, o l’infinito in loro.
Mariolina La Monica è nata a Casteldaccia (PA) l’8 settembre del 1951 e lì risiede tuttora con buona parte della sua famiglia. Appassionata di letteratura, da ragazza ha aderito al gruppo teatrale paesano, scatenando in lei anche la passione per il teatro. Nel 1997 ha pubblicato la sua prima raccolta “Dall’ombra e dalla luce”. A questa si sono accodate: la silloge “Specchio tra le onde” nel 2001, il poemetto “Il figlio dell’aquila” nel 2004, la nuova raccolta “Io, canzone di vento e di metallo” nel 2005, e infine la sua prima opera in prosa, il romanzo “Cipria” Alcuni suoi racconti sono presenti in riviste e antologie ed ha partecipato ad alcuni concorsi letterari ottenendo significativi riconoscimenti.




Cara Morena, ho letto con molto interesse la premessa e l’intervista trovandola affascinante. E tu molto brava a relazionarti con l’Altro, professionale ed empatica come sei. Così ora sono molto curiosa di leggere il libro di Mariolina La Monica, autrice attenta e vivace dalle parole che utilizza per le sue risposte. Grazie, e un abbraccio
Alessandra
interessante l’intervista e accattivante il libro, che non conoscevo. nelle librerie non si trova, vero?
Come Alessandra e Blumy ho apprezzato molto la presentazione del libro e l’intervista. Il romanzo attira e le tue domande invece ci presentano la personalità dell’autrice e il loro pensiero sulla scrittura. Poi ti chiederò consiglio…per un ‘intervista che dovrò fare . Ciao Sandra
Blumy penso che il libro si possa trovare sul sito della filo edizioni. Aggiungo questo ai libri che vorrei leggere. Le storie di amore e dolore sono le mie preferite, storie di sentimenti veri, se poi si sente sotto l’eco di verga (che amo) sono a posto, d’altra parte l’autrice è siciliana
e ai siciliani il verga ci scorre nel sangue, noto Morena che sei particolarmente attratta dal sud. un caro saluto alla intervistatrice e all’intervistata, complimenti ad ambedue. antonella
Grazie a tutte.
Sì, il libro si trova sul sito di Il Filo, Blumy.
Ecco, anch’io vorrei avere Verga che mi scorre nel sangue! Come sai, Antonella, io mi definisco “donna del sud” nell’anima. Chissà se basta questo, per scrivere bene come certi scrittori siciliani?
@ Sandra: un consiglio da me? se posso, sono qui
Grazie Morema di queste belle interviste tutte al femminile che disvelano come in questo caso una prospettiva di vita che si apre ad ampio raggio sull’esistere…
Un abbraccio Mapi
se è da “vivere” è da leggere, percependolo..
una scrittura che cammina con le scarpe di ogni giorno…i sentimenti, espressi con naturalezzza e pudore, la passione e il metodo…mi sembra che queste qualità, che personalmente ammiro molto, ti uniscano, Morena, alla scrittrice di “Cipria”, così come la capacità dell’ascolto e di relazionarsi agli altri - ambedue doti tipicamente femminili, ma non solo
complimenti di cuore a tutte e due!
marina
Ringrazio tutti voi (a cui adesso riconosco la mia stessa spinta ideale nell’arte) per esservi soffermati sul mio lavoro e mando un caro abbraccio a Morena, l’artefice principe e sorella nello spirito come fa giustamente notare Marina.
Vorrei inoltre dire a Roberto che amo la pittura ed ho dei cari amici pittori.
Grazie ancora, Mariolina
Allora mi preparo e poi arrivo Morena , merci… Sandra
Già bello dal titolo, questo romanzo…L’intervista poi ci aiuta a penetrare bene l’interiorità della sua creatrice
gisella
Ho scoperto, in questo sito, che c’è anche Mariolina La Monica. Avrei voluto chiederLe di “Cipria”; ma poi ho visto che è stato pubblicato. Avevo conosciuto Mariolina quando era alle prese con le bozze. Complimenti, Mariolina. Ad maiora.
E la salute? Spero bene.
Tanti cari saluti e auguri da Angelo e Lina.
dovrò litigare ancora con mio figlio minore:il problema in casa nostra sono i libri e lui, per risolverlo mi ha detto in modo categorico: -mamma il problema è semplicissimo da risolvere: non comperare più libri.-
Ormai stanno in terza fila, anche se l’ampliamento della libreria è recente e i libri si trovano ovunque in casa.Vorrà dire che non ascolterò ancora una volta e AMPLIERO’ ulteriormente, c’è ancora la veranda disponibile, libri e piante sarà una delizia. Tutto questo per ringraziare Morena che, con l’ intervista e l’intelligenza con cui ha affrontato la lettura e la presentazione del testo di Mariolina Monica,è riuscita ad innescare nel desiderio altrui , il mio di certo, un bell’amo a cui non ci si può sottrarre.Grazie ad entrambe le responsabili…dei miei futuri ampliamenti.ferni
Grazie a Fernirosso per le sue parole e per la disponibilità ad ampliare la sua libreria, nella speranza che la lite col ragazzo non sia cruenta.
Grazie ad Angelo e Lina che è bello ritrovare e che mi riprometto di contattare privatamente.
Grazie a Morena e all’amore che certa gente malata come noi ha per la scrittura.
Un affettuoso abbraccio a tutti quanti,
Mariolina