C’è chi guarda la Poesia: Silvia Molesini
Non la sentite ancora, Chiara
che la si è nascosta tra le pieghe spaventate
del posatoio, del lucertolaio, della stanza.
Aveva, a grossi occhi un’acquarella, un sogno
e da là esercitava un’isola:
nessuno ha ancora contate le sue sillabe
nei giorni di pioggia morbide e invece al sole
corte e strette, Chiara
si sedeva qua, e raccontava
milioni d’insettini sparpagliati, alette
a farne circostanze imperiture e sciacque
un giorno l’ho sognata, vero, e la ricordo
nel disegno subacqueo scontornata
(come amano dire i poeti)
ma chiara da prima poteva sembrare
fatua, Chiara a mezzabirra
Chiara nel dolore, che non lo dici in fretta
nella poesia, aspetti che la pausa
dia il via, nella sua afasia, e nell’asia
bangalore, koh samet, madurai, sarai
quel che appena pospone.
Sai Chiara che schiarai
appena uno stornare, un refuso, un
petalo di gerbera, rossa un stintino
schiarai quel tuo passo amabile, sempre l’occhio
che immagino denso della limpidità, un fuoco
di luce, riluce, Chiara ascolta, dove stai
nordamerica oceanica nell’australia
del canto, la sua via, il suo centro
e perché cerco un centro, dove lo trovo
un centro che non sia il ricamo uncinato
di queste che stanno appese al filo della trama
del fiore del punto del sottile del cotone
senza speranza e senza pietà, senza
storia.
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Se il nome è un destino, i versi di Silvia mi sembrano quasi un presagio, uno stare sulla soglia in attesa. Chiara è il nome dell’a-topica esistenza, del verso che ricerca in maniera incessante, che non si stanca di trovare nuove geografie. Ho apprezzato molto l’operazione del video e la splendida voce di Rita che riesce a creare un valore aggiunto ai versi di Silvia. Le immagini mi danno un senso di spaesamento prossimo alla liberazione e i luoghi scelti mi ricordano un vecchio mattatoio in disuso; sarà forse per quelle tende spesse, comuni a quanto ho già visto.
Sono molto grata per questo post.
Un abbraccio forte e una carezza
Alessandra
Tre linguaggi si abbracciano saldamente e creano un quarto linguaggio, un quarto campo espressivo che mi restituisce una storia che sta “oltre” il linguaggio stesso, tra le pieghe della vita, quelle che la poesia (o altre arti) nei suoi momenti più riusciti e alti, tenta di ’spiegare’.
Tre voci e tre linguaggi che riescono a confluire in uno solo e a restituire spaesamento, battito, pulsare, tenerezza ma soprattutto, almeno a me, uno spazio che amplifica l’ascolto interiore, e che mi consente di trascendere, artisticamente e non, il linguaggio calcificato e indurito dagli stereotipi.
Un racconto che scava emotivamente, che ‘muove’ e ci fa ‘con-muovere’.
Negli ultimi giorni ho avuto modo di ascoltare diversi lavori di Rita, e la sua voce è sicuramente uno dei “gioielli” di questa videopoesia. Ma è ancora più straordinario il modo in cui il narrato fotografico si unisce all’intenso testo di Silvia.
Riassumendo: fotografia straordinaria, bella la location, intenso il testo di Silvia, voce di Rita carica di echi e suggestioni. Un ‘racconto’ intensissimo che sembra pensato e narrato da una sola persona. Bravissime.
Ma guarda te che belle sorprese girano i lunedì mattina!
Ottimo lavoro, per prima cosa. C’è chi sostiene che è questo il futuro della poesia. Può darsi, anzi è molto probabile, ma come mi fu detto quando pubblicai “Flash poem” (presente anche qui) forse l’importante rimane partire da un buon testo (o addirittura bello, come questo di Silvia, suggestivo e pieno di echi), insomma dalla parola scritta e/o recitata, che secondo me rimane il linguaggio principe della poesia. Il testo come partitura che poi chi interpreta o legge (a alta voce come ha fatto Rita o no) “suona” come lo sente. Sono sistemi di segni diversi, uno più caldo l’altro più freddo, per dirla alla Mc Luhan, uno “agisce”, l’altro “viene agito”. Insomma mi sembra che si sarebbero un pò di riflessioni da fare, ma rimane il fatto che in questo caso, forse proprio grazie all’apporto di mani diverse, il bilanciamento delle suggestioni per così dire esterne e di quelle proprie del linguaggio poetico sia pressochè ottimale.
un saluto a tutte
G:)
la voce della bonomo intensica e amplia la creatività dell’autrice , silvia molesini, rendendo il testo colonna sonora filmica che trovo operazione decisamente interessante e significativa: un plauso a Voi tutte_i che avete saputo realizzare una opera di altissimo ingegno umano e culturale, con stima
roberto matarazzo
che devo dire, dopo aver visto/ascoltato la splendida poesia di Silvia e l’interpretazione accorata di Rita? che Viadellebelledonne non ha niente da temere (antonella, capisci che qui ci sono ARTISTE e sono pochi i blog come questo?) perchè credo che artisti completi come Silvia e Rita non ce ne siano davvero tanti.
incredibile interpretazione…
mi piacerebbe riascoltarla senza il sottofondo della musica
hai una voce penetrante
Complimenti
brave e bravo, Viola
L’interazione tra parole immagini e poesia esalta la drammaticità del testo e rendendola scena suggestiona , buca e graffia dentro. Sicuramente nel futuro della poesia c’è questo tipo di commistione che amplifica i tre linguaggi creativi. Complimenti a Andrea, Rita e Silvia.
Sandra
è vero blumy, qui ci sono artistoni, dico che sono senza parole per questi versi di silvia, per la regia di galli, per l’interpretazione sublime di rita. complimentissimi davvero. antonella
ahimè, non riesco nè a ascoltare la voce di rita nè a vedere fino alla fine il video ( anzi, vorrei chiarimenti sul modo di poter vedere e sentire) ma il testo di silvia posso ben dire che è di alto livello !
Poter respirare qui, così, nel divenire creativo è un vero privilegio. Grazie.
Mi associo al maiuscolo/grassetto di blumy
e aggiungo, facendo seguito a Cerrai, che non escludo un futuro di naturale simbiosi di poesia e video, forse anche dovuto a necessità di soppravvivenza quando la carta diventerà preziosa o addirittura vietata e la scrittura elettronica si imparenterà stabilmente con il cinema e i videoclip…
Bravi tutti per Chiara
Antonio
Ops. Il regista mi scusi. L’ho completamente bypassato. Bravissimo. (Ma a questo punto mi chiedo anche anche chi ha curato il montaggio)
Cari saluti
difficile fumare tranquillamente di notte, accidenti a voi
)
gj
@Alessandra, ho amato molto questo testo proprio per l’ampio respiro delle ‘chiare’ geografie che suggerisce. E per i toni che, personalmente, ho sentito morbidi pur nella determinazione di ogni singola parola che, in Silvia Molesini, e nel suo creativo dargli spessore nuovo, diventa microcosmo (cittadella della parola) a se stante perfettamente incastrato nel tessuto, nell’ampio respiro dell’intero testo. Ecco perché mi ritrovo molto, personalmente, in ciò che restituisci.
@Bianca, anch’io, come te, trovo che questo ulteriore ‘esperimento’ di Andrea, abbia generato una sorta di terzo luogo, che non è quello della poesia scritta e non è nemmeno quello della poesia orale ma piuttosto luogo di una fruizione totalizzante che riesce a portare l’ex lettore dentro una dimensione altra che è quella di un testo animato, davvero, a più voci. Un canto corale che anch’io trovo molto riuscito, nonostante le tre individuali interpretazioni del testo e i tre diversi canali d’espressione. Il far confluire tre soggettività diverse, all’interno di un unico contenitore, può essere rischiosissimo, specie quando, come in questo caso, nel caso di C’è chi guarda la Poesia c’è un lavoro di traslazione: Silvia scrive, la voce interpreta attraverso la sua percezione del testo Silvia, e il ‘regista’ (un regista atipico che non interagisce coi suoi ‘attori’) mettte ‘in scena’ un prodotto che è già una rielaborazione (rispetto all’originale) attraverso il suo ulteriore contributo fruitivo, il suo omaggio (ci sta!) per dar vita ad un prodotto che ha così attraversato almeno tre processi creativi che, come bene dici tu, vanno a confluire in un unico spazio nonostante non siano stati generati nel medesimo istante, come invece una regia tradizionale richiederebbe.
Poi, è chiaro, bisognerebbe sentire Silvia, bisognerebbe chiedere a lei, se la sua ‘creatura’ ha potuto trovare il giusto suo respiro all’interno di questo confluire di voci che ne hanno, prima di restituirla, fruito.
Poi. Grazie delle belle parole che mi dedichi.
@Silvia.
Operazione rischiosa, questa. 
Quindi Chiara è stata una (bella) sorpresa anche per me.
In genere Andrea sottopone il video all’autore, prima di mandarlo ‘in onda’. In questo caso, giacché -come sai- aspettavamo il video già prima dell’estate, gli ho chiesto di poter fare uno strappo alla regola per farti una sorpresa. Sono felice tu l’abbia trovata una ‘bella’ sorpresa. Credo che parte dei motivi dell’attesa siano dovuti al fatto che i tre testi che abbiamo inciso erano -davvero- uno più bello dell’altro. Andrea mi ha spiegato che -fino all’ultimo- era indeciso su quale dei tre lavorare. Prima Jacqueline, poi Chiara, poi … ecco, alla fine io mi aspettavo la figura di donna ch guarda fuori (così mi aveva detto Andrea, io felicissima) e ci speravo, ché lo sai che io tenevo per quella.
@Giacomo, vale, in buona parte, ciò che ho cercato di sottolineare in risposta a Bianca. E vale moltissimo ciò che tu sottolinei: con un bel testo, come base di partenza, è certo più semplice far arrivare il linguaggio dell’autore, del testo poetico, e il ‘discorrere felice’ di questo con le altre soggettività che hanno certo più agevolezza nell’accoglierlo. Nel restituire, quindi, questo, indubbiamente, si avverte. Silvia Molesini è voce interessantissima. Per quel che mi riguarda è tra le voci che preferisco interpretare perché, oltre ai contenuti di grandissima valenza poetica e di pensiero, offre articolate opportunità di espressione che vanno dall’assetto contemplativo del testo a quello più introspettivo e sicuramente più recitativo. Ella, la Molesinia (città quasi calviniana, io trovo, per linguaggio e immagini) ha il piglio di una monologante poliedrica o, se si preferisse, di una giocoliera del monologo poetico. In questo senso, e in altri (relativi a discorsi ben più ampi, quelli del connubio della poesia con il teatro etc) interpretare un testo poetico di Silvia, per questa e altre ragioni, è ben più stimolate che interpretare una Poesia.
Grazie di esserti soffermato.
@Roberto, bello trovarti -spesso- in questo lido con la generosità tua solita. Ho visto che hai donato le tue operazioni creative al sito. Appena ho un attimo mi fiondo (è il caso di dirlo) nelle tue costellazioni di colori. Grazie.
@Blumy, tu solletichi il -già- mio accentuato narcisismo.
Faccio la brava e provo a tenerlo a bada limitandomi a ringraziarti moltissimo delle tue entusiastiche parole.
Poi questa cosa me la stampo e provo a ripetermela nei giorni di bassa autostima, sperando mi ritornino con la stessa gratificante intensità.
@Carla, grazie. Hai ragione. La musica che ho scelto, mi dice Andrea, è stata un ‘problema’ non poco importante nell’assemblaggio del video. Mi disse che era complicato sostenere quel ritmo con le immagini, accompagnarlo. Silvia, ugualmente, quando l’ha sentita la prima volta (solo in versione audio) si disse perplessa per la velocità del ritmo. Io, in questo brano, avevo avvertito un ritmo sostenuto, vivace, colorato nei suoi chiari accordi di tonalità trasversali. Non so come avviene. Scegliere una base musicale per un testo è quanto di più complicato ci possa essere. Incidere sopra una base musicale determina il ritmo dell’interpretazione. Non so come sarebbe venuto fuori questo testo senza questa base. Ma questi elementi (il vostro parere, il tuo quello di Andrea e di Silvia) mi hanno incuriosita molto. Dovrò provare a rifarlo. Grazie per il tuo intervento.
Così è la Poesia!
Un’evoluzione senza fine che si innesta e contagia ogni cosa, che rompe ogni schema, che si fa moto perpetuo scoperta meraviglia senza sosta.
E arriva così potente e carica di emozione da obbligarti all’espansione verso il sentire che diventa universale amore.
Questa è la Poesia-Amore!
Porte si spalancano. Entra luce.
La Poesia contagia la vita fino a darci la chiave del sentire.
Grazie ragazzi. Complimentissimi a tutti per questa splendidissima matrioska.
@Viola,
@Sandra, anch’io penso che nel futuro della poesia ci sia, e ci deve essere, la possibilità di poterne fruire su più livelli. L’intimismo che si genera attraverso la lettura del testo poetico è, voglio precisarlo, ancora cosa assolutamente sacra ma se si vuole riuscire ad aprire le porte ad un più largo ascolto bisogna -anche- tener conto di chi la propensione a quest’intimismo non ce l’ha.
A questo proposito voglio dire che, in questo senso, Andrea Galli sta facendo un grandissimo lavoro. Il suo progetto oltre che essere approdato in TV (come da post correlato C’è chi guarda la Poesia) si sta divulgando anche nelle scuole. Il progetto, dunque, non nasce come qualcosa di meramente celebrativo ma con scopo divulgativo della poesia stessa.
Grazie Sandra perché mi hai dato la possibilità di fare questa precisazione.
@Antonella,
Grazie. Un progetto davvero meraviglioso questo di Andrea. Vero. Un bel progetto VDBD che ha la sensibilità artistica di accoglierlo. Propongo: stampiamo un bugiardino con relative indicazioni, posologia e (ovvie) controindicazioni, e ci somministriamo una buone dose di questa consapevolezza ogni volta che serve, alla bisogna.
@Domaccia, per il sonoro: forse un problema di casse del tuo PC. Non saprei che altro. Invece per quel che riguarda il video: delle volte capita che il server sia intasato e -anche a me- succede che il filmato (non questo, in generale, tutti i filmati you tube) si interrompano. Mi spiace.
@Erminia,
Grazie del passaggio.
@Antonio, dai una proiezione futuristica ( o futuribile?) della questione. Io, di mio, come credo te e moltissimi altri, in questa proiezione continuerei a considerarmi sufficientemente nostalgica per sperare che la carta, col suo potere tattile e olfattivo, non diventi mai troppo cara (se non nell’accezione affettiva del termine
). Sarebbe bello poter avere -sempre- la possibilità di scegliere, di volta in volta, il luogo dell’ascolto. Speriamo, dunque, che la tua sia -più che lungimiranza- una proiezione fantacreativa della cosa. 
Acuto come sempre, ringrazioti
@Bianca, il montaggio è curato da Andrea Galli mentre il filmato (quello che, nei titoli di coda, viene definito fotografia) è girato da Adina Spire. E’ una regia un po’ atipica, come ti dicevo al commento precedente. Spero che Andrea si affacci (lo avviserò) per dare ulteriori dettagli.
@Gì, ma sempre a fumare stai?
@Iole, mi piace la definizione di Matrioska. A volte in una parola sola (la tua, qui) si riesce a contenere il senso di tante parole sparse (le mie).
infine: che bello se ci fosse Silvia Molesini!!
che la si è nascosta tra le pieghe spaventate
del posatoio, del lucertolaio, della stanza.
Ci sono!
Faccio sempre un po’ di fatica a parlare di qualcosa che mi coinvolge direttamente, spesso in questo caso sto a guardare e provo a capire cosa ha evocato e trasmesso quello che è stato manifestato ed espresso.
La consonanza del testo con il tuo recitativo, Rita, era già stata verificata e ci restava da capire, come dici anche tu, cosa Andrea ne avrebbe fatto. Perché alla fine è lui che in qualche modo “caratterizza” questo “Chi guarda la poesia”, lega il detto al modo visivo, così pregnante ed immediato.
Come ti dicevo, e constatandolo anche nel tenore dei commenti, il risultato finale è suggestivo e di grande coerenza.
Per quel che mi riguarda parla proprio di Chiara, e non importa se ha perso una sorta di “adolescenza” originaria per diventare giovane donna immersa nel rudere, Chiara balla comunque sulle macerie recuperando tutta la fantasia che ha preceduto il crollo, una sorta di “capacità negativa” che le permetterà di costruirsela, una storia.
E ancora grazie per la tua grande Voce.
E a tutti per l’attenzione.
bravissima rita.
A
Innanzitutto grazie dei commenti e lodi. E grazie a chi condivide la visione che la videopoesia sia un mezzo per divulgare la poesia ad un pubblico più vasto. Malgrado le controversie, a mio avviso irrisolvibili, sul ruolo interpretativo di un videoclip posto sopra un testo poetico.
Il pubblico alla fine decide. Si vedrà.
Grazie a chi ha reso possibile questo video: Silvia, Rita e Adina. Secondo me tre grandi artisti. Che meritano un applauso.
@Bianca la fotografia è di Adina Spire, apprendista regista Rumeno che da tempo collabora con la videopoesia (p.e. “Terry a Novembre” di Carrino, “La promessa” di Bonomo,… sono girate da lei!). Di solito riceve qualche riga di sceneggiatura da me e si occupa lei di girare le foto e trovare attori e luoghi. Il montaggio ed eventuali effetti speciali poi gli faccio io. Lavoro da certosino, certo, ma meno meritevole del suo. Adina ha veramente tutto il merito. Colgo qui l’occasione per augurarle un gran successo nel suo studio, inchinandomi di fronte al suo coraggio di perseveranza nell’arte in un paese dove la sopravvivenza quotidiana è sempre molto improvvisata.
Cari Saluti
Andrea
Credo che questo sia sinonimo di crescita, Andrea. Che vi occupiate anche di sceneggiatura e girato, intendo. Sono entusiasta dei risultati che riuscite ad ottenere, per come la vedo io con Nuoviautori siete una realtà fertile alla quale auguro ogni bene.
C’è da dire che anche l’Ale si occupa di audiovisivi, e che sarebbe interessante, in futuro, poter confrontarsi con roba sua.
Cari,
in particolare Silvia, Rita, Adine e Andrea, anche se c’è il doppio di video e montaggio, ora mi premeva dire che, oltre le ventata di novità che porta una buona videopoesia, come la è questa, delle sensazioni mie.Già testate ai tempi in cui ne ho fatto esperienza, di videopoesia, (ne pubblicò “Oboe sommerso” a giugno, e prima ancora, L’Attenzione,erano video girati con Giorgio Longo, due ,e purtroppo su youtube, manca il secondo, ” Moradas”) .
Mi piacciono la sienrgia tra esecuzione del testo e sua narrazione per immagini, da allora, da quando li ho vissuti.. e poi rivisti nelgi altri.
Dove la fanno da padrona sia la narrzione filmica, danzata dalla voce, che l’insieme, il “terzo” che ne esce…e come scordare la musica, che certo modifica o intensifica il ritmo.
Ma questa magia non nasce senza amore e professionalità, alte, come già scrissi ad Antonella, mesi fa.
Ho una prfonda nostalgia di rivedere , la butto lì?in Festivals, readings, femminili e non, installazioni di questo tipo, e soprattutto nostalgia del lavorare in gruppo, così depauperato negli anni del liberismo dello spirito, eh sì(mangustato dentro, da tutti quanti, anche s enon appare), e dunque l’augurio, dopo questo vento di altro poetare: diamo respiro a nuovi luoghi, incontri, occasioni.
Ne ho sincera voglia, MPia Quintavalla.
Grazie team dei nuovi artisti e Molesini-team!
e aggiungo al mio post, in cui parlo di ARTISTI gli eccezionali Adina Spire e Andrea Galli ai quali va un fortissimo BRAVI !
L’opera è davvero eccellente , il team grandioso, il risultato non poteva che essere quello che è stato. D’accordo con Andrea sulla completezza di una poesia così raccontata con l’auspicio che ci sia, poi, anche per gli altri, la possibilità di arrivare ad un livello così alto.
Grazie Andrea, spiegazione che ho molto apprezzato. La fotografia è di ottimo livello e “spicca” anch’essa tra i linguaggi da annotare. Adina è bravissima. E rinnovo i complimenti a te, e per la regia, e per il progetto, e per il lavoro di montaggio.
Splendido lavoro di equipe.
vedo che , negli interventi postati, sono state dette molte cose che mi trovano d’accordo, altre che non pensavo ma che è stato per me molto interessante scoprire – specialmente per quanto riguarda “il modo” di giungere a questi splendidi risultati, testimoniato in diretta dagli autori – e questo è uno dei privilegi che si possono godere entrando nella via delle belle donne ( dove anche gli uomini non scherzano mica!)…
non mi resta che esprimere la mia emozione , provata nella visione e nell’ascolto di “Chiara” – opera davvero unica, intreccio di suggestioni !
brava Silvia, origine del tutto, brava Rita (che forza, la tua voce!), bravo – non c’è dubbio! – Andrea, regista sensibile e originale, e brava questa Adina che ora scopro, e mi sembra abbia dato un contributo essenziale alla riuscita dell’opera!
marina