“Venezia, l’Islam e Pamuk” di Marina Raccanelli
“Da Venezia viaggiavamo alla volta di Napoli, quando le navi turche si pararono dinnanzi a noi”. Questo, l’incipit de “Il castello bianco” di Orhan Pamuk, Nobel per la letteratura 2007.
Il romanzo è una metafora del legame tra Oriente e Occidente, dotto e ironico divertissement a metà strada fra romanzo storico – ambientato nel 1600 – e “conte philosophique”; una miriade di temi affiora sotto lo scorrere apparentemente semplice della narrazione: astronomia, astrologia, bestiari fantastici, intrighi di corte, fuochi artificiali, l’apologia della scienza e la ricerca dell’io – davanti allo specchio di un “gemello diverso”.
Sulla copertina di questo smilzo ma denso volumetto appare il profilo tagliente e baffuto di Solimano II il Magnifico, opera di un pittore di scuola tedesca del XVII° secolo. E’ vestito di rosso, con fitti bottoni – il capo sormontato da un voluminoso turbante, soffice come panna montata.
L’accostamento con il manifesto della mostra “Venezia e l’Islam”, attualmente al Palazzo Ducale di Venezia, è facile e immediato. Anche qui, un fine profilo dal lungo naso e la barba appuntita, un abito rosso, un sontuoso turbante. E’ il Sultano Mehmed II, ritratto da Gentile Bellini: affrontato, attraverso un’elaborazione grafica dal significato trasparente, con il profilo del Doge Giovanni Mocenigo, anch’esso di Gentile Bellini, dipinto intorno al 1480 come il quadro precedente. Il Doge ha un naso carnoso, il sopracciglio aggrottato e una bocca decisa sopra un accenno di doppio mento; porta un mantello bianco con bottoni dorati e il tipico “corno” dogale sul capo.
Il curioso montaggio vuole simboleggiare due mondi, accomunati da un legame intessuto di commerci ed arti, tecniche e materiali, fonti d’ispirazione e frequentazioni; anche da contaminazioni e prestiti figurativi e letterari, usanze e linguaggi.
Fu sostanzialmente in virtù del suo rapporto con l’Oriente che Venezia divenne un grande impero marittimo; sola potenza europea ad avere plenipotenziari nelle città del vicino Oriente, mantenne nei confronti del mondo islamico un approccio sempre razionale, seppe comprenderne la filosofia e la scienza – nonostante le peripezie traumatiche e sanguinose della storia.
Da parte sua, l’Islam dimostra altrettanto interesse per Venezia; se gli artisti e gli artigiani veneziani si ispirano a quelli islamici e ne studiano le tecniche, i mercanti d’Oriente importano manufatti veneziani ed i Sultani stessi commissionano opere d’arte a Venezia.
Sede della mostra è l’immensa sala dello Scrutinio, cuore dell’attività politica ai tempi della Serenissima; stanza prestigiosa, opera d’arte essa stessa, eppure…ombre inquietanti dominano le enormi pareti, completamente ricoperte da quadri giganteschi. Famose battaglie, vinte dai Veneziani contro i Turchi – in primis quella di Lepanto –, sono rappresentate sotto forma di manieristici grovigli di corpi, scagliati nella lotta o inerti nell’agonia, riversi nella morte o vittoriosi…e poi, spade, picche, frecce in volo o infilzate in un cranio, lunghissimi remi, vele, uomini in acqua a profusione…un carnaio orrendo.
Sappiamo che questa vittoria non fu in grado di impedire il lento ma inarrestabile declino della Repubblica; le vie della storia, dopo la scoperta dell’America, non passavano più attraverso le rotte del Mediterraneo, Venezia perse la sua posizione privilegiata di trait-d’union fra Occidente ed Oriente.
Distogliendo lo sguardo dalle pareti, l’occhio si riposa sopra una quantità di oggetti preziosi, in mescolanza di scritture e stili. Quadri di pittori veneziani rappresentano scene di vita in città orientali o visite di ambasciatori orientali nella città lagunare, con i loro magnifici cortei.
Vediamo ritratti di personaggi dalle nazionalità svariate, di mano veneta. Vasi di provenienza orientale, in cristallo di rocca con decorazioni dorate incise in caratteri arabi, e dediche in lettere romane. Vassoi intarsiati in oro e in argento con raffinati motivi geometrici, arabi o persiani. Porcellane cinesi importate in Europa, e ceramiche persiane che imitano le cinesi, ed europee d’imitazione orientale; ma il gioco degli specchi non è finito, anche in Asia Minore vennero imitate le ceramiche di Faenza, e qui ne vediamo alcuni esempi.
Non mancano preziosi tappeti persiani antichi, la cui ampia diffusione a Venezia è documentata da quadri di Tiziano, di Lorenzo Lotto ed altri. E, naturalmente, non mancano armi cesellate sequestrate ai Turchi; più interessante, però, un Corano, stampato a Venezia in arabo.
Vasi, libri, scrigni e gioielli testimoniano un fervore d’intrecci artistici e culturali.
Percorrere tutto ciò con lo sguardo e con la mente, è un’azione simile a quella del Maestro che, nel libro di Pamuk, attira a sé il nobile veneziano, suo schiavo, e gli dice: “Vieni, guardiamoci insieme allo specchio”.
“Venezia e l’Islam” – Palazzo Ducale – 28 luglio-25 novembre
Orhan Pamuk “Il castello bianco”, Einaudi
vedi anche su poesie in volo






Mi levo tanto di cappello. Lei è non è una storica dell’arte , ma La storica dell’arte .
Articolo interessantissimo, Marina.
Il libro di Pamuk e la mostra di venezia (aspetto purtroppo il catalogo in uscita a dicembre per noi librai) due riferimenti di qualità e di sapore particolare. Intrufolarsi in quel mondo d viaggi, viaggiatori, arti è oltremodo affascinante per noi che purtroppo viviamo di plastica,frizer,copie di opere e nulla di autenticamente vero. Grazie Marina
Michele
cara Blumy, mi attribuisci titoli onorifici che sorpassano le mie competenze effettive! ovviamente, l’argomento in sè è intrigante, si presta a scoperte e riflessioni svariate
grazie, ciao
marina
grazie anche a te, Michele, se devo dirti la verità la mostra era piena di oggetti affascinanti ma forse un po’ sovraccarica, a scapito della comprensibilità di un percorso o di un messaggio
ciao
marina
Ciao Marina, per dirti che leggo volentieri questi tuoi articoli dai quali apprendo sempre. Sandra
ciao Sandra, mi fa piacere quanto mi scrivi:-)
marina
interessantissimo, marina! E’ sempre stato affascinante questo rapporto tra est e ovest, intessuto di odio ma anche di attrazione fatale…e tu ce lo fai rivivere e rivedere, attraverso la nitida descrizione che ne fai
gisella
grazie per l’apprezzamento, Maria Gisella! ciao
marina
pamuk è tra i miei scrittori preferiti! mi ha preso nell’intimo.. e che bella questa presentazione critica di marina raccanelli alla quale invio un mio saluto colorato e amicale..
roberto
Grazie, Marina, per questo bel testo che ci ha fatto apprezzare e godere tutto quanto ! Mi piace ricordare anche quello che io considero il capolavoro di Pamuk e che avrai letto senz’altro :Il mio nome è rosso- dove la centralità del suo tema,L’Oriente e l’Occidente, e la tensione tra i due insieme al tentativo di conciliazione- è più forte che mai . Questo tema lui lo esprime in diverse variazioni in tutti i suoi libri. Sto leggendo, proprio in queste notti, Istanbul. Ma non ho letto quello di cui parli e andrò a rifornirmi. Consiglio a tutti di leggere questo grande, affascinante autore. Sei d’accordo?
lucetta
-Percorrere tutto ciò con lo sguardo e con la mente, è un’azione simile a quella del Maestro che, nel libro di Pamuk, attira a sé il nobile veneziano, suo schiavo, e gli dice: “Vieni, guardiamoci insieme allo specchio”.-
e vedere
le diverse prospettive che si incontrano!
Bellissimo!
ciao Marina
Oriente ed occidente a confronto, ma c’hanno due bei nasi tutti e due
a parte gli scherzi, marina leggo sempre con molto interesse i tuoi pezzi veneziani sulle mostre, non ho letto questo libro di cui parli, ma quanti libri non ho letto? un oceano di libri non letti, e quante mostre non ho visitato? tutte!
a.
ti confesso, Antonella, che è il primo libro di pamuk che leggo…avrei potuto leggerlo quando ha vinto il nobel, ma non l’ho fatto, ora questo Castello bianco l’ho ricevuto in regalo, ma non mi ha proprio entusiasmato , cioè è molto interessante, ma non coinvolgente…invece sto leggendo “Il diario di Jane Somers” di Doris Lessing”, ed è tutto un’altra cosa: ah, quanto mi piace! quello che dice, e come lo dice! sento che mi fa bene ai neuroni, me li sgroviglia:-)))
marina
cara Lucetta, a questo punto devo proprio leggere “Il mio nome è rosso”, altrimenti resterò con un’impressione “monca” di questo scrittore…ti ringrazio per il consiglio, e per la attenta lettura dle mio pezzo
ciao
marina
un grazie anche a Carla e Roberto, a quest’ultimo vorrei dire che conosco i suoi colori e li trovo davvero affascinanti!
un caldo saluto
marina
sento che mi fa bene ai neuroni, me li sgroviglia
questa è davvero buona! m’hai fatto morire dal ridere
))))))
ma è davvero così, per me…ascoltare musica o leggere mi fa questo effetto, quando mi sento qualcosa che non va
marina
Due mondi che si affacciavano al nostro mediterraneo.
La fantasia vola e avvicinarsi a queste storie letterarie e di popoli è oltremodo bello e significativo.
Grazie Marina
marina leggo ora che conosci i miei colori e ti ringrazio molto! cmq credo (non da critico!) che il miglior libro di pamuk resti ISTANBUL con foto in bianco_nero di estremo interesse..