una pianta una radice
amara che si fa carne
e cresce dentro
- la bocca è una mandorla spaccata -
[chiamavo mia madre con gli occhi
ma lei non mi sentiva
la mia piccola voce
andava oltre le rotaie
il lungo l’asfalto
gli alberi a filari.
stavo in silenzio
la gonna con le pieghe
ben stirate e una domanda
chiusa a chiave: dove sei ? ]
cresce e si piega
raschia le pareti del sonno
lo stomaco i polmoni
fuori l’aria si fa d’autunno
nella scatola nera
boccheggiano le facce senza nome
[mi teneva in braccio, sorrideva
io stringevo la sua bambola
galleggiando nell’aria
avevo avuto freddo senza lei
la mia mano dentro una mano sconosciuta
avevo freddo, freddo senza lei]
forse non c’è passato
non c’è storia
acque di fango coprono tutto,
chissà se è vero, mi domando
guardandomi allo specchio:
gli occhi vedono lontano
portano dentro di sè gli anni.
[madre occhi di marzo,
madre silenziosa e dolorosa
le parole erano acqua che scorre via
madre che mi hai lasciato
ancora in un gennaio freddo
bianca statua di marmo
e non sentivi le mie grida , madre
fuggita via per sempre tra le foglie]







Blumy toccante la tua poesia che non cede alla retorica nonostante il tenero rapporto tra madre e figlia, quella madre fuggita via per sempre la le foglie. Sandra
una vera poesia dolente, un lago immobile da cui provengono grida
Amo la foto, bambina con lo sguardo nascosto: che dicono i radici,
Amo l’immagine della mandorla (bella, bianca, dolce)
spaccata. Che dicono la frattura, il divorente, l’inghiottire?
Versi di rami mandorli… Contemplo.
da incanto malinconico, un rapporto tra madrefiglia sfiorito nei colori dell’autunno e l’immagine della mandorla spaccata rimanda ad un simbolo anche “sessuale femminile” contiguo alla “bocca spalancata” ma risolto in simbolo di madrefigliamadre dai toni dolcemente poetici… almeno è una mia lettura immediata, non meditata…
roberto matarazzo
“una pianta una radice
amara che si fa carne
e cresce dentro
- la bocca è una mandorla spaccata -”
…….
“cresce e si piega
e raschia le pareti del sonno”
……….
“forse non c’è passato
non c’è storia
acque di fango coprono tutto,”
ho voluto estrapolare alcuni versi che mi avevano maggiormente colpito, poi mi sono accorta che – come sempre – le tue poesie sono un continuum, vanno prese nel loro insieme che è una storia, la tua storia ma anche la storia di tutti, nella loro solitudine…un narrare al di là della storia, dove i tempi si fondono in un unico presente, il presente del sogno e della poesia
marina
madre occhi di marzo…bellissima blumy…sofferenza, rotaie, divisione forzata imposta a due esseri che si amano, io ho pensato anche ai treni dello sterminio, oggi, 16 ottobre, anniversario degli arresti e della deportazione del ghetto di Roma
gisella
grazie, ciao Sandra.
grazie anche a te, Domaccia. Buona giornata .
si, la frattura, Veronique, e il grido rimasto dentro.
non qui, Roberto, non qui il simbolo sessuale (anche se la bocca, che qui ha solo la funzione della parola spaccata può essere un simbolo sessuale)
certo, marina, è davvero un continuum, il/i motivo dominane è sempre lo stesso e la bambina è lì, smarrita in un’immagine in bianco e nero.
be’, chi non ha pensato , Maria Gisella, a quei giorni tragici in cui milioni di persone sono state torturate e uccise ?
qui ci sono state piccole morti, che continuano, come in questi versi.
anche a me questi versi rievocano la profondità insondabile di un lago…
saperti e non sapere.
Ciao Blumy
carla
ciao, Carla. un lago che rapisce, forse?
questo rapporto di affetti troppo spesso taciuti,
la mancanza,
ne deriva un dolore che
ci riporta a cercarla, la madre.
quando è troppo tardi.
c’è una sofferenza antica in questi versi, una sofferenza immobile e immedicabile piantata nel cuore con una radice talmente forte che niente e nessuno potrà estirpare anche perché chi ha scritto questa poesia non lo vuole né lo vorrà mai. Ci sento anche una lontana, stregante ninna nanna da incantamento, appunto.Per gli spagnoli encantar non è pietrificare? (almeno, mi sembra).
Complimenti,Blumy cara. (Ma ricordati anche che bloomy è….fiorito, no ?).
lucetta
Dolente alternarsi della mamma dell’infanzia e del suo vuoto nel presente. Una poesia che trova espressioni veramente alte (“madre occhi di marzo…fuggita via per sempre tra le foglie”). Un plauso e un abbraccio
Antonio
chissà quale profondo mistero passa tra madre e figlia quale comunicazione senza parole,quali interferenze e contraddizioni porta la morte (chiamavo mia madre con gli occhi / ma lei non mi sentiva)Quale voce di bambina,quali richieste ancora da sfamare nel freddo dell’assenza.
Complimenti Blumy
margherita rimi
grazie , Lucetta, presenza sempre attenta e affettuosa, E’ vero, Lucetta, c’è una sofferenza antica, ma non si tratta di una radice sola: di molte radici, di molte ramificazioni che io non posso estirpare perchè non ne sono capace, perchè si sono come pietrificate ed io ho ancora mani bambine, senza forza, e cuore vecchio. (bloomy è bellissimo e mi piace che ci si pensi, anche se l’origine è un pò più banale: l’abbreviazione di blu-myosotis; ma alla fine diventerò davvero bloomy, perchè word press non mi vuole più come Blumy e perchè, alla fine, bloomy è molto più bello)
grazie del plauso, Antonio e bacio (sulla punta del naso) ricambiato
grazie anche a te, Margherita che entri dentro il mistero della morte a passi leggeri e conosci il il freddo che rimane, che, forse, non passerà mai.
Lucetta: non so se encantar abbia anche questa accezione: forse da incantare, stregare, si può arrivare alla ‘magia cattiva’ della pietrificazione …
per blumy: come ho precisato la mia resta semplicemente una impressione da prima lettura da artista-cosmopolita delle idee e delle culture non da specialista letterario ed è lettura, possibile lettura, molto particolare e singolare che può anche menare, fatalmente, a reinterpretazioni estravaganti di scritture e/o opere altrui come in questo caso particolare, ma non volermene, sono così! e, in ogni caso, ho un po’ letto spigolando tra i tuoi versi e non posso che complimentarmi con te.. se poi ti va vienimi a trovare sul blog per capire meglio cosa io intenda dire per “letture estravaganti di opere altrui” se non possibili trasposizioni di emozioni in metamorfosi colorate… ovviamente l’invito resta esteso a Voi tutte _i di questa testata
roberto
grazie per aver spigolato tra i miei versi, Roberto, e grazie per i complimenti. certo che verrò a trovarti. a presto !
Blumy o , come dice Lucetta, Bloomy
Il corpo della madre come una mappa liquida che vivifica e al contempo scolorisce il mondo, così come un tramonto lunare. Così carissima mi arrivano questi tuoi versi, nella luce pallida della memoria che tanto bene scandisce le stagioni dell’anima, un’anima a due voci. Madre occhi di marzo mi ha fatto venire i brividi, Blumy, come del resto mi capita spesso quando leggo le tue poesie. Un abbraccio, Alessandra
ci sono versi che, se fanno venire i brividi a chi li legge, immagina, Alessandra, tutto il magma che sollevano per venir fuori, tutte le lacrime/linfa di quelle radici inestricabili piantate nel cuore.
Lo credo Blumy ed è secondo me proprio su quel magmatico incedere delle parole che sta tutta la carica e la potenza dolorosa di ciò che emerge; quelle radici sono piantate nel cuore e le mani (mi piace pensare) che ne siano un prolungamento naturale…
è un’immagine pittorica quella che descrivi, Alessandra. Se sapessi dipingere ne farei in quadro.
Il disagio del racconto, delle parole mai dette, degli sguardi abbassati, dei pianti dimessi, del silenzio rabbioso, radici di un’unica pianta.
Bella. Foto notevole.
Michele
e ci credi che mi piacerebbe essere una brava fotografa e fare foto così?
Blumy, in questo momento ti sto rileggendo. Complimenti per questi versi dedicati alla madre, che in più punti mi hanno mossa a commozione.
Un bacio Mapi
un bacio a te, Mapi, e grazie.