“Tiziano. L’ultimo atto” di Marina Raccanelli
“Tiziano-l’ultimo atto” – Belluno, Palazzo Crepadona (15/09/2007 – 6/01/2008)
Tiziano, come tutti sanno, fu pittore sontuoso e prolifico; artista fortunato e beniamino alle corti d’Europa, morì in tarda età, dopo onori e soddisfazioni d’ogni genere.
Nato in un piccolo paese di montagna, Pieve di Cadore, intorno al 1490, e poi vissuto nella città di Venezia, allora nel pieno del suo splendore economico e politico, artistico e culturale, fu apprendista nelle rinomate botteghe di Gentile Bellini e di Giorgione. Ben presto, fu in grado di superare i suoi maestri con lo sfavillare dei colori, stesi con una sua innovativa tecnica tonale; cominciò a stupire con le sue pale d’altare armoniose e i suoi vivissimi ritratti, conquistò l’Italia e l’Europa.
Fu invitato da Carlo V e Filippo II, banchettava con l’Aretino…eppure, quando quest’ultimo suo amico morì, nel 1556, e poco dopo il suo amato fratello Francesco, un’era della sua vita finiva.
Il grande pittore iniziò a diventare introverso, solitario; un serie di preoccupazioni familiari e problemi di salute lo tormentavano, il suo modo di dipingere cambiò. La vista lo abbandonava gradualmente e la mano, con l’età, diveniva tremolante ed incerta.
Anziché arrendersi, inventò un nuovo modo di dipingere; lasciò alla bottega i lavori su commissione, che si accontentava di dirigere, mentre tenne per sé i soggetti più interessanti e sperimentali, che dipinse anche usando direttamente le mani, con tocchi violenti, approssimativi, con stesure disgregate e vacillanti. Il risultato è sconvolgente: il colore e la luce (o il buio) parlano da soli, quasi svincolati dalle forme che restano talvolta allo stato embrionale, e la pura emozione di una sofferenza (l’Addolorata, il Cristo Portacroce) o di un evento eccezionale (l’Annunciazione) passa direttamente dalla tela a chi guarda.
C’è come il salto di alcuni secoli: viene da pensare ad una tecnica impressionista e ad una sensibilità tragicamente malata, o meglio, acutamente consapevole di quel male di vivere che inizia col crollo del solare Rinascimento, prosegue con la crisi della Controriforma – che non a caso propone i suoi drammatici soggetti al vecchio Tiziano – e lancia le sue diramazioni fino al secolo dell’atomica, dell’esistenzialismo, delle rivoluzioni e delle avanguardie.
Gli ultimi venti anni della sua vita sono una pressocchè continua meditazione sulla morte; e questa è proprio la materia della mostra “Tiziano. L’ultimo atto”, che attualmente si può visitare a Belluno, città contigua alla Pieve natale del pittore, cui egli si riavvicinò nella vecchiaia.
La mostra presenta numerose novità interpretative e gli esiti di importanti studi, esponendo a Palazzo Crepadona più di 120 opere che rappresentano questo ventennio, ma anche dipinti di cronologia precedente ma trattenuti in casa dal Maestro per scelta ed affetto, e là rimasti alla sua morte, oppure necessari a far comprendere il formarsi dell’arte dell’ultimo periodo
Questa mostra permette anche di far luce su aspetti dell’autore ancora poco indagati, come il suo rapporto con la prolifica bottega; poi ci sono interessanti sorprese: opere inedite di altissima qualità esposte per la prima volta proprio qui – un’esplosiva “Venere e Adone”, una “Fanciulla con vassoio”, una dolcissima Madonna con bambino, da una collezione privata – e documenti relativi all’attività e ai movimenti di Tiziano, ritenuti fino ad oggi perduti.
Diamo dunque un ultimo sguardo alle Dolomiti che sovrastano Belluno, al cielo sereno di questo tiepido autunno; voltiamo le spalle alla piazza centrale della città e, dirigendoci verso il Duomo, incontriamo Palazzo Crepadona. Il percorso espositivo parte dall’alto, volutamente; l’architetto Mario Botta ha steso un tappeto nero per condurre il visitatore, attraverso le varie sezioni della mostra, fino a scendere sempre più giù, nel cortile da lui adattato a scenografia per le ultime tre spettacolari opere di Tiziano.
La prima stanza ci accoglie con una serie di suggestioni visive e culturali atte a farci entrare nello spirito dell’epoca; restiamo circondati dai libri che il pittore leggeva, e che parlano anche di lui (ad esempio “Le vite de più eccellenti pittori, scultori e architettori” di Giorgio Vasari), da oggetti in uso in quel periodo ( un paio di altissimi zoccoli, detti “calcagnetti”, che usavano le dame di Venezia, una bellissima alzata in vetro “ghiacciato” blu), o trovati nella sua casa ( gessi di statue classiche), ritratti del pittore stesso (uno è eseguito dal Carracci), sontuose stoffe e monete d’epoca.
Ci sono ciotole di colori eguali a quelli che egli si preparava personalmente, e che hanno nomi per noi misteriosi e suggestivi: lapislazzuli, cenere d’oltremare, cinabro, lacca di cocciniglia, verde azul, resina d’ambra…colori intensissimi, che entrano letteralmente negli occhi.
Non manca una lettera scritta in elegante e regolare grafia da Tiziano a Carlo V, per sollecitare, con parole opportunamente diplomatiche, l’invio di una pensione mensile, promessa dal re in cambio di alcuni quadri. L’ultimo oggetto di questa sezione è il “Liber mortuorum” della parrocchia di S.Canciano, un registro stretto e lungo, dove la sua morte è segnalata con un rapido scarabocchio: il famoso pittore fu seppellito in gran fretta, per un’epidemia di febbri, forse peste.
La successiva sezione della mostra esplora i rapporti fra Tiziano e la sua bottega, interessanti dal punto di vista storico, meno dal mio – indubbiamente troppo personale e soggettivo: egoisticamente, preferisco in genere poter ammirare una quantità minore di quadri, ma più godibili e di qualità superiore. Poter confrontare, tuttavia, un “Apollo e Marsia” di collezione privata, con pesante intervento di bottega e colori alquanto spenti, con l’ “Apollo e Marsia” di Kromeriz, dipinto personalmente da Tiziano, contribuisce ad apprezzare ancor di più la pennellata sconvolta e drammatica del secondo; il soggetto è una meditazione sulla superbia umana, sui limiti di ogni ambizione artistica – limiti di cui il pittore era ben conscio in quel momento. Eppure, sono proprio questi che infondono alla scena dipinta un senso di irrimediabile tragedia. Il satiro immolato, a testa in giù, non urla, ma domina la scena con la sua carne sfatta; il viso di Apollo in azione non si vede, mentre è ben visibile la bestialità del satiro che lo aiuta e la tristezza del re Mida in meditazione – forse un autoritratto di Tiziano. Questa versione ho potuto ammirarla in una bellissima mostra di qualche anno fa al Palazzo Ducale.
Cito alcune opere prevalentemente di bottega come esempi di quanto la mostra offre: “Perseo e Andromeda”, scenografico e piatto, “Venere col cagnolino”, opera ricca di simbolismi, che un restauro dell’Ottocento ha falsato nello stile ed appesantito. In alcune di queste opere l’intervento di Tiziano è più visibile: una “Madonna della Misericordia” copre i suoi fedeli con un ampio velo trasparente, dipinto con tocco rapido e leggero. C’è un’ “Orazione nell’orto” dai toni scurissimi; Cristo è una piccola figura luminosa in alto, sotto la Luna.
La seguente sezione grafica è molto ricca e meriterebbe una recensione a parte, quindi preferisco non parlarne affatto. Passo dunque alla sezione più interessante della mostra, quella centrale, con ritratti e soggetti sacri, tutti appartenenti all’ultimo periodo di vita di Tiziano e tutti di sua mano. Un ritratto virile: l’uomo è vestito di scuro, ha lo sguardo fisso ma profondo, la barba, una mano pallida in gesto quasi interrogativo. Francesco I, imponente ma dai tratti grossolani e sprezzanti, è di profilo come una medaglia. Una bella donna matura in abito elegante, ma dipinto alla brava, sembra assorta nei suoi pensieri; accanto a lei una bambina dagli occhi scuri la guarda, quasi a domandarsi come sarà la sua vita futura. I volti ben definiti risaltano straordinariamente sui vestiti dalle tinte sparenti. Paolo III : vecchio e stanco, con la morbida barba bianca finemente dipinta, la mano magra abbandonata sul velluto rosso del mantello. Un lampo di furbizia serpeggia ancora nei suoi occhietti.
Poi ci sono i soggetti sacri, dove Tiziano raggiunge momenti di struggente poesia. I più interessanti, per me, sono alcuni quadri di dimensione medio-piccola; qui, l’autore giunge al massimo della sintesi espressiva – i personaggi sono in posizioni semplici, con tagli e scorci che ne intensificano drammaticamente le emozioni. S.Margherita di Antiochia alza una mano, decisa; del mostro orrendo che la minaccia, si vede solo la bocca spalancata. S.Domenico, intenso nel bianco e nero della tonaca. Ma qui ancora i colori sono densi, mentre cominciano a tremolare e guizzare nell’Ecce Homo di Sibiu (la sua aureola è una lucciola morente), a svanire nel Cristo Portacroce di S.Pietroburgo; il mantello rosso della Mater Dolorosa è un grido, mentre si stringe le mani con gesto convulso. L’intensità dei loro sguardi raggiunge livelli altissimi, ma questo avviene proprio nell’assenza di quella che sarà poi la retorica seicentesca; il dolore è sofferenza pura e semplice, molto umana. Nessun compiacimento, ma una sobria contenutezza.
Da notare che la maggior parte di queste opere non era mai stata esposta fuori dai paesi d’origine.
Segue una sezione della mostra anch’essa molto interessante, e anche in gran parte piacevole, che illustra i suoi collaboratori, i successori della bottega, con le loro opere attuate in autonomia, e infine gli epigoni; qui si può capire l’influenza che ha avuto il Vecellio, e non solo in Italia, ma anche in Francia e Spagna.
Anche questo argomento potrebbe avere una trattazione a sé stante. Preferisco scendere con voi – o meglio, ridiscendere virtualmente – le scale di Palazzo Crepadona, per darvi un’impressione del grande cortile centrale: le aperture ai piani sono finestre metafisiche, pavimento e sostegni, che enfatizzano con molteplici incorniciature azzurrine i quadri, sono un continuum che attira il visitatore verso una contemplazione concentrata…i quadri sono tre, straordinari. Un altro Paolo III, con camauro, protettore di Tiziano negli ultimi anni. S.Giacomo in cammino, proveniente dalla chiesa veneziana di S.Stae, scende con ampio e sollecito movimento delle membra e delle vesti. Prevalgono i toni dell’oro antico. La sua meta non è di questo mondo. Infine, un’ultima cena di dimensioni notevoli, uscita per la prima volta dalla Spagna, anzi dal palazzo della Duchessa d’Alba.
Cristo è centrale fra due gruppi di apostoli; S.Pietro si ritrae con orrore, alla rivelazione del tradimento. Ma il suo Maestro è immobile, come assente, già sospeso in una luce superiore.
Anche per i visitatori, un’ultima pausa di meditazione sull’ultimo Tiziano, prima di uscire nel tiepido sole del mezzogiorno bellunese. Brevi scorci dolomitici ci guardano dall’alto, proprio come ai tempi in cui viveva in questi dintorni il grande pittore.
vedi anche su poesie in volo






Ecco perchè amo Viadellebelledonne ! Perchè qui sono di casa arte e letteratura, libri e cinema, musica, canzoni e vignette. E’ un Piccolo mondo moderno, in cui ogni giorno ci sono pagine dense di scrittura e di immagini e le belledonne sono tutte davvero belle, anzi, bellissime. L’articolo di Marina mi ha entusiasmato. Preciso, affettuoso, attento, amichevole nei confronti del vecchio Tiziano di cui mi fa piacere conoscere notizie che ignoravo.
Stai diventando una bravissima storica dell’arte, Marina (e quell’aureola che diventa lucciola, poi … ) !
Cara Blumy, il fatto è che mi piace condividere queste mie esperienze vissute di fronte a quadri, statue, luoghi, personalità artistiche e geni veri e propri: perciò, aver trovato qui , in questo blog, lettori interessati e lettrici “belle” come te, è stata un avera fortuna:-)))
ciao
marina
grazie di questa bellissima presentazione, che ci fa vedere con gli occhi della mente quei colori bellissimi e dai nomi esotici…mi ha colpito lo sfortunato destino di un pitture che aveva meditato sulla morte per vent’anni e che fu invece seppellito in fretta e furia…
gisella
Ma cara Marina, tu sei veneta per caso, o frequienti spesso Venezia?
le tue passeggiate sono deliziose, molto più di programmini t.v. di espertissimi tronfi, perché tendono a ridare l’anima ..dei dipinti e dei pittori(si vede che la ami molto , la pittura, gliene sei grata, coem poeta!)
MPia Q.
Ma quanto sei brava Marina…e quanta equilibrata passione ed eleganza metti nella descrizione delle tue passeggiate. Grazie perchè la tua guida è un’ottima compagnia
Alessandra
Vedere la mostra con gli occhi di Marina è emozionante come voltarsi e vedere le Dolomiti incorniciate dal sole e pensare che è lo stesso panorama che guardava Tiziano.
Una meraviglia.
Maria Gisella, Alessandra, Maria Pia e Morena, sono davvero felice che le mie passeggiate fra i quadri vi piacciano come sono, semplici ma appassionate! siete molto care ad esprimervi così:-)))
per Maria Pia: abito a Venezia, infatti
un saluto a tutti
marina
Piacciono anche a me le tue passeggiate volevo dirtelo già da ieri quando ho letto con attenzione il pezzo, ma non ho avuto tempo. Sto imparando un sacco di cose, la mia ignoranza è enorme, non sapevo ad esempio che a causa della sua malattia era stato il precursore di una corrente pittorica che è nata molto molto tempo dopo. grazie bella marina. ciao a.
Antonella, mi fa molto piacere che tu mi segua, nonostante la mancanza cronica di tempo:-) quanto al fatto che Tiziano sia stato un precursore di tendenze future, è riconosciuto da molti critici; personalmente la cosa m’intriga al punto che, forse, ho forzato un po’ la mano…Monet ebbe lo stesso problema da vecchio, e dipinse le meravigliose “ninfee”
ciao
marina