Del fluire della luce divina – di Silvia Molesini

2007 Ottobre 10
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by Molesini

Allora dissi. “Signore, beati gli occhi …………………..che questo fluir d’amore eternamente vedono …………………e questo prodigio conoscono,…………………che non posso nominare”……………………….Il monte allora disse: “i tuoi occhi se son capaci di contemplarmi…………………………….con sette cose devono essere illuminati, ……………………..ché altrimenti non mi vedranno………………Queste sono: …………………………esser colpevole malvolentieri,………………………….perdonare con gioia, nulla per se stesso trattenere, …………………..verso chi odia esser nobile ……………………….e amabile verso chi è crudele, ……………………..puro di ogni colpa …………………….e pronto a tutto accogliere” . Matilde di Magdeburgo

Mi sono fatta beghina nel 1230. Avevo vent’anni e, adesso, mica sto qui a dire vent’anni qui vent’anni là, a vent’anni si può essere già precisamente avvinti a qualche cosa e nessun rumore del mondo lo potrà disturbare.

Rinuncio al denaro, alla sopraffazione possessiva, alla maternità. A costruzione di un mondo parallelo sono in compagnia di molte, sensibili talune ed altre costrette ma né costrizione né sensibilità devono spaventare e molti pomeriggi nelle nostre storie abbiamo inventato personaggi disarmati di questa condizione per farne sortilegio

Ho scritto a lungo, nelle sere al lume e nelle giornate accanto ai riti quotidiani, comunque cercavo un ordine finale, un arrivo coerente degno di tutto l’entusiasmo emanato, la spinta di fede, difficile esplosione, e radiosa. Vedere il rivelarsi. Lo sguardo cupo della vergogna implodere a mostrare luce vera, tutto compreso, tutto mostrato, nessuna bambina avrebbe pianto ancora

Non mi importava di mangiare: la transustanziazione di quel Cristo per la cena ultima e per me, certo parte di tutte le cose in lui. Questo è il mio corpo e nessun’altra carne avrebbe potuto nutrire come quel pane docile nel rito dello Spirito a dire che dappertutto, per tutto, nel tutto ci sarebbe stato amore di sacrificio, splendente carità.

Non mi importava di dormire: nessun oblio nella luminosità di un mattino perenne che diventa potente mezzogiorno; non c’è in me disposizione all’oblio, non c’è abbandono ora, perseguo un’estasi bianca che vedo e m’incanta gli occhi e m’incanta il cuore globo gravitante nell’orbita certa soprannaturale

Le visioni non mi hanno spaventata, ero temprata dai giorni lì e consolava la preghiera, Helfta da sempre ha consacrato madri e la stupefazione e la grazia di creature di luce le hanno circondate:Matilde di Hockeborn, Gertrude di Hockeborn, Gertrude la Grande, era restituzione alla Germania di bambine scelte e studio impegnativo ai piedi dell’altare.

Per ciò sapevo cosa incontravo. E per incontrarlo mi sono fatta raggio, così fine e pulsante, così scintillante e solo ed impotente lampo ma sensibile, specifico filo di un cuore innamorato preordinato a segnali di invito, modulati.

Il Signore mi ha rivelato (ed era fonte zampillante, lampada accesa, liuto, chiostro, giardino, incensiere) “tu sei talmente unita alla mia anima che nessuno potrà contrapporsi”, e sa che vengo dal buio, sa che vengo dalla malattia e che quanto più vado giù tanto più dolcemente bevo

Mi sono confusa a lui, sposa d’amore, figlia del Padre, sorella del Figlio, in quanta luce fluente e mi sono fatta ponte nella rivelazione del cammino e sono stata fluire di luce nel verbo dei versi e il Signore mi ha rivelata piccola ed umile cosa fatta luogo, creatura ombratile, insufficiente, logora, in quanta luce fluida, luce morbida, luce dura tu, preziosa pietra eccelsa, mi hai avvolta ed ho desiderato di venirne respinta!

Un amore violento infiammante e l’anima al suo centro, che sei tutto , amoenites omnium colorum, dulcor omnium saporum, fragrantia omnium odorum, delectatio omnium sonorum , torrente di luce che mi trascina e per te scrivo e penso in questa minne intensa, minnesang, minnesangue; saprò trasmettere una parte di questo immenso, a qualcuno degli esperti farò guida al Paradiso?

Un amore infiammante, violento.
Vedere è stata scintillante estasi e dolore e sfinimento.
Ho conosciuto, ho visto, so. E sono solo qui per te, snervata da torrido abbacinante desio a mendicarne l’assenza.

18 Responses leave one →
  1. 2007 Ottobre 10
    Antonio Fiori permalink

    Ridare voce a una mistica medioevale non è certamente cosa facile. Silvia Molesini ce la propone con una bella gamma di tonalità, dal parlato contemporaneo ( “mica sto qui a dire vent’anni qui vent’anni là”) alla giaculatoria in latino (”amoenites omnium colorum…”). Personalmente sono stato sempre affascinato dalla dimensione mistica, e con la lettura di questo bel brano rivivo pienamente quella emozione per scelte di amore così forti e indicibili.
    Antonio

  2. 2007 Ottobre 10

    in effetti c’è qualcosa di mistico che affascina . Difficilissimo testo e riuscitissimo. Emozioni che si palesano, spogliandosi di se stesse. E raccontare dell’Amore, così, beh … non è cosa per tutti.
    bravissima sei

  3. 2007 Ottobre 10

    La mia ammirazione più piena, Silvia!
    Sei una punta di spillo, un acuto che traccia la parola e la taglia nel precisissimo modo di un diamante.
    La forma, la voce, l’intensità, la coerenza, tutto spinge in una sola direzione: la meraviglia della scrittura!!
    Brava brava brava!

  4. 2007 Ottobre 10

    Quando l’amore è tanto forte da desiderare si esserne liberati…
    Argomento molto difficile, ma il testo è, a mio parere, riuscitissimo.

    complimenti

  5. 2007 Ottobre 10

    Il Signore mi ha rivelato (ed era fonte zampillante, lampada accesa, liuto, chiostro, giardino, incensiere) “tu sei talmente unita alla mia anima che nessuno potrà contrapporsi”, e sa che vengo dal buio, sa che vengo dalla malattia e che quanto più vado giù tanto più dolcemente bevo

    un brano a caso, da un articolo-pensiero di straordinaria bellezza. Il brano tra parentesi è poesia!

  6. 2007 Ottobre 10

    Molto gradito omaggio ad una mistica che potrebbe vivere qui, di fianco a noi, per spirirto contemporaneo.
    E molto bella la “traduzione” di detto spirito, come la porgi, Silvia.

    MPia Quintavalla

  7. 2007 Ottobre 10
    Lucianna Argentino permalink

    Far parlare una beghina del 1200 con un linguaggio moderno, attuale, che arriva dritto al cuore è davvero coinvolgente. Io poi sono stata sempre attratta da questa espressione di misticismo femminile, ho un bellissimo libro che si intitola “Le poetesse di Dio” e di recente ho acquistato “Poesie miste” della Pseudo-Hadewijch (marietti) che inizia così:
    Non mi affligge
    Nè mi turba
    Io devo scrivere.
    Poichè Colui che vive
    Accanto a noi dà
    i suoi doni,
    E con sempre nuovo annuncio
    Dalla sua luce
    Ci vuole illuminare.
    Complimenti a Silvia e grazie. Lucianna

  8. 2007 Ottobre 10
    alessandrapigliaru permalink

    Mi viene in mente un bel libro di Luisa Muraro “Il Dio delle donne” nel quale una delle filosofe contemporanee più interessanti della scuola di Diotima (a parer mio s’intende!) traccia l’intero percorso della Teologia al femminile, Teologia in lingua materna, nella storia del pensiero occidentale. Nel sublime affresco che la Muraro fa delle mistiche riferisce della grande libertà anche nella personale inquietudine e soprattutto che l’amore mistico femminile è un vuoto, una mancanza come un buco nell’essere che tuttavia viene vissuto come Dono gratuito e percorso verso la Gioia; è in questo paradossale nodo che si rintracciano contingenza e potenzialità espressiva, in lingua materna, e un gravido e fecondo Passaggio. Dopo questo panegirico, ti devo fare i miei complimenti cara Slivia, perchè sei riuscita in maniera davvero superba a imbastire un testo carico di tutta la pregnanza storica e vibrante della mistica femminile; tu citi quella tedesca ma penso a Teresa D’Avila e al suo Castello interiore (tanto cara alla grande Edith Stein) oppure a Margherita Porete e il suo Specchio delle anime semplici. Un linguaggio difficile da affrontare che a me lascia stupefatta e commossa ogni volta, come oggi mi ha lasciato il tuo. Grazie dunque, di cuore.
    Alessandra

  9. 2007 Ottobre 10
    sandrapalombo permalink

    Una scrittura che penetra dentro il mistero della chiamata , momento affascinante e mai chiarito che tu hai reso con grande efficacia e suggestione poetica Sandra

  10. 2007 Ottobre 10
    antonella permalink

    Mi sono sempre chiesta come sia possibile questo amore così violento ma completo che descrivono le mistiche. La tua scrittura è fantastica, leggera leggera salta qui e là, già dall’incipit – Mi sono fatta beghina nel 1230. Avevo vent’anni e, adesso, mica sto qui a dire vent’anni qui vent’anni là – ottimo e riottimo – antonella

  11. 2007 Ottobre 10

    Grazie per gli interessanti commenti.
    Il testo è stato pensato per il tema della luce in ” Rifrazioni scomposte su corpo 12″, a cura di Guido Conforti, pubblicato in pochissime copie ad uso autori, copertina di De Marchi.

    Alessandra, citi la Muraro. Credo sia stata la “prima” ad occuparsi di Matilde di Magdeburgo, ha scritto molto su di lei. I corsi di filosofia dell’università di Verona condotti da lei e da altre han dato spunto ad una fertile attività di ricerca sul sacro femminile, con annessi e connessi.
    Finalmente si è fissato per sempre un ambito di lavoro intellettuale condotto da donne, nella loro specificità e capacità creativa, nei tempi dei tempi.
    Una lente va posta lì, e chissà quante altre troveremmo se cerchiamo, e la messe è ricca e le parole sono tante.
    E le idee! Se pensiamo che Matelda Dante la conosceva e lei utilizzava per la traslazione dal Purgatorio al Paradiso:
    “guida provvisoria”, dicono i manuali, ma presente in tredici canti.
    Comunque, pare “il più bel tedesco che fu mai scritto”.

    p.s. nel testo, che vorrebbe parlare come lei parlava, al suo posto, ci sono citazioni dirette dei sui scritti, frutto di lavoro di ricerca sui testi.
    “Quanto più vado giù tanto più dolcemente bevo”, ad esempio. Ma credo che parlando per lei, e avendola sintonizzata e citata, questo possa servire solo a capirla meglio, lei insaputa.
    Disposta comunque a fornire tutte le postille, mi ricordo che la Iole ebbe qualche problemino con la Plath.

  12. 2007 Ottobre 10
    alessandrapigliaru permalink

    Forse la Muraro è stata la prima ma mi fa piacere che parli della comunità filosofica di Verona perchè è una delle mie passioni profonde con tutti i risvolti ed edificanti connubi che ne sono nati. Penso alla Irigaray (altra “adorata”) e penso a tutto il dibattito sulla differenza sessuale che loro così bene hanno portato avanti con una nota di forte originalità rispetto al pensiero femminista. Penso a loro dunque ma penso, perchè mi interessa anche da un punto di vista scientifico, con quanta tenacia si stia ormai parlando di alcune tematiche legate al pensiero della differenza; credo senza esagerare, che sia uno dei dibattiti più fecondi ed esaltanti dell’inetro panorama culturale italiano. Avevo intuito che nel tuo testo ci fossero delle citazioni ma per quanto mi riguarda amalgamarsi è riuscire a far cantare a più voci, e anche questo mi esalta mia cara Silvia, il percorso disseminato e nascosto. Dunque ti rinnovo i complimenti e a rileggerti presto :)
    Alessandra

  13. 2007 Ottobre 10
    lucetta permalink

    Adoro le mistiche, forse solo loro sono davvero vicine alla verità. E che dire di Ildegarda da Tubinga e di Angela da Foligno che parlava un oscuro dialetto-così lo interpretavano-perché era una che non sapeva parlare ma biascicava, pronunciava suoni oscuri e confusi,un po’ simile agni animali. Vedo un legame tra misticismo e la purezza,l’intuizione animale.
    Da laica quale sono.
    Grazie a Silvia per la sua traduzione che rende queste parole così vicine a noi, così vive. E’ il lavoro di chi sa tradurre.
    lucetta

  14. 2007 Ottobre 10

    sensibiltà, cultura, amore (se non di Dio, del dio che è nell’uomo , oops, nella donna), padronanza linguistica, e poi…che altro ci vuole , per scrivere un pezzo così? penso, forse uno stato di grazia particolare, un’energia nascosta che si libera all’improvviso, rendendo possibile un’impresa ardua : dar voce all’estasi mistica , all’esperienza di un amore davvero estremo, insopportabile addirittura
    marina

  15. 2007 Ottobre 11

    Grazie Marina! (e si, quest’amore diventa insopportabile)
    A Lucetta: perché non ci parli, quando hai tempo e voglia, di Ildegarda e Angela? Questo dialetto oscuro di cui dici mi intriga non poco, qualcuno che conosco sostiene sia la sola poesia possibile.

  16. 2007 Ottobre 11
    carlabariffi permalink

    mi immergo ora in questa lettura pregna di passione e misticismo…
    a presto
    carla

  17. 2007 Ottobre 11
    carlabariffi permalink

    questo pulsare, questo sentire, questo pregare, questo cibo di sangue e spirito che porgi
    si fa nuovo respiro…

    mi fai ricordare un libro che lessi tempo fa…
    “L’uovo di Gertrudina” di Pariani Laura.

  18. 2007 Ottobre 12

    ‘Frequentando i mistici’ –Cioran:

    “Troppo privi di remore, troppo selvatici per potersi fermare alla meditazione (che presuppone un controllo di sé, e dunque una mediocrità del sangue), i santi aspirano a scendere fino alle radici delle cose, e il cammino che ve li conduce non è propriamente ‘riflessivo’.
    Senza alcun ritegno, senza alcuna traccia di stoicismo nei gesti e nelle parole, credono che tutto sia loro permesso, conducono la loro indiscrezione attraverso i cuori e li turbano perché hanno orrore della pace e non possono sopportare un’anima realizzata. Essi preferirebbero dannarsi piuttosto che accettarsi.
    Ascoltiamo ancora Angela da Foligno: ‘ Che, se tutti i saggi di questo mondo, e tutti i Santi del Paradiso mi avessero parlato e mi avessero promesso tutti i beni possibili; anzi, se lo stesso Dio me li avesse addirittura concessi, s’egli non avesse prima di tutto cambiata me stessa togliendo da quello stato l’anima mia, non ne avrei avuta nessuna consolazione, nessun rimedio, non avrei neanche prestato loro fede, mi sarei solo sentita più invasata dall’ira e dallo stupore, e avrei riconosciuto con più amarezza la verità essere solo quella mia presente, dolorosa, affannosa coscienza del male. ‘ “

    Seguono poche righe in cui il filosofo desidererebbe liquidare gli ultimi residui di buon senso e lanciarsi come un barbaro verso le ‘tenebre della luce’ . Chiude affermando che il nostro sangue è troppo tiepido, le nostre bramosie troppo ammaestrate.
    Proseguo la trascrizione:

    “Come ridere dell’isteria del Medioevo? Nella vostra cella sospiravate e urlavate: gli altri vi veneravano…Le vostre turbe non vi portavano dallo psichiatra. Per paura di guarirne, le esasperavate, mentre nascondevate la vostra salute come un’onta, come un vizio. La malattia era la risorsa di tutti, il gran rimedio. Poi, caduta in discredito, boicottata, continua a regnare, ma nessuno la ama né la cerca. Malati, non sappiamo cosa fare dei nostri mali. Molte nostre follie resteranno per sempre inutilizzate. “

    Un brano molto bello, il tuo, Silvia.

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