Il colore del mare di Anna Maria Fabiano
Anzitutto, la prima impressione a pelle: è un romanzo bello, profondo, emotivamente evocativo. L’ho letto in due giorni, fatto eccezionale per libri di un certo “spessore quantitativo”, per me, che devo conciliare la lettura con mille altre incombenze domestiche, familiari o d’altra natura.
Risulta coinvolgente e intrigante il gioco del doppio piano di lettura: il narratore/i narratori esterno/i (viene usato un plurale che più che “maestatis” definirei affettuoso-corale) per raccontare Eva; e Eva che a sua volta, aspirante scrittrice, racconta se stessa e le OMBRE E COLORI dell’esistenza umana, non solo la sua. Il duplice livello di lettura diventa un gioco di specchi in cui Eva rispecchia se stessa e noi lettori ci rispecchiamo in lei, nelle mille inevitabili domande di ogni essere umano dotato di sensibilità.
La vicenda è personale: il viaggio -concreto e spirituale al contempo- di una ragazza di trent’anni, che, attraverso l’impegno intellettuale in una grande città del nord, dove sceglie di soggiornare a lungo, riesce ad assemblare le tessere disperse, pur nella sua giovane età, del suo equilibrio interiore, e quindi della sua vita, messi a dura prova da una grande delusione sentimentale.
Il naufragio di un rapporto sentimentale intenso e passionale è il doloroso approdo, oltre che della debolezza del partner, dei sedimenti culturali, quasi antropologici, di una cultura tradizionale, borghese e meridionale, alla quale i due protagonisti appartengono, e dalla quale non riescono a riscattarsi pienamente, nonostante le loro qualità intellettive e morali, per seguire le lecite, coltivate aspettative di una felice vita in comune.
Vicenda personale, dicevo, dove il lettore coglie, attraverso l’esperienza di Eva e il suo successo professionale e umano, la cifra delle qualità della protagonista; ma anche, in un certo senso, vicenda collettiva: non solo perché molti di noi, nelle stesse situazioni, avremmo tentato il difficile ma positivo cammino della giovane donna, unica strada, forse, per una dignitosa “resurrezione”; ma anche in quanto, attraverso i suoi occhi, cogliamo il dipanarsi della società italiana degli anni ottanta: l’immigrazione di lavoratori e studenti nel settentrione, i pregiudizi ancora presenti nei loro confronti, la difficile scelta per tanti giovani laureati tra il restare al nord, con le relative occasioni d’affermazione, e lo “scendere giù”, obbedendo alla calamita delle origini e della famiglia, per tentare di migliorare quella terra, sventurata e di struggente bellezza, con la forza della gioventù e dell’intelletto.
Il romanzo si chiude non solo sulla prospettiva salvifica di Eva, ma anche di una ragazzina strappata da lei all’atrocità della droga, altra piaga sociale offerta alla meditazione del lettore.
Il quale non può non apprezzare la qualità dei dialoghi o figure indimenticabili come quella del barbone Vladimiro, psichiatra a sua volta schizzato, secondo lo sbrigativo giudizio comune né potrà facilmente dimenticare quel colore e quel profumo del sud, oltre che del mare, così a piene mani regalati dalla penna dell’autrice:
Guarda. Guarda il colore del mare. Quante sfumature diverse assume, quanto è intensa la sua immensità. Quanto ci si sente piccoli e persi di fronte a lui.
E nell’ultima pagina: Il profumo acuto del rosmarino, quello tenero della felce, quello intenso della ginestra, quello delicato della menta da poco germogliata, quello penetrante dell’origano formano un effluvio miracoloso, mentre lunghe fette di pane dall’odore di legno s’imbevono di salsa di pomodoro, appena spremuto.
Un plauso all’impaginazione e alla grafica del testo (cucitura delle pagine, numeri in lettere) curate ed eleganti.






E’ un omaggio a un’amica di penna e di tastiera…
gisella
Grazie, Gisella.
Di aver letto la mia prima creatura e di averlo letto in un certo modo.
Sono molto contenta.
Avevo già letto altrove questa tua recensione e volentieri l’ho riletta qui. Un saluto a entrambe . Sandra
Ho letto il libro, me ne sono innamorata già dalle prime pagine, perchè ho visto in Eva una ragazza del Sud, colta, sensibile, altruista che cerca nel Nord il suo riscatto sociale, ma anche la redenzione per tutta l’arretratezza, la bigotteria del Sud. Poi ritorna al Sud perchè è una terra che , nonostante tutto, va vissuta per quella che è; anzi donne come Eva, con la loro esperienza, la rendono ancora più affacinante. A mio avviso, “Il colore del mare” di Anna Maria Fabiano dovrebbe trovare un pò più di spazio tra le letture di tanti. Iole
grazie, Iole, anche a nome di Anna, a cui passo questo tuo commento, che le farà certo piacere
un saluto
Gisella
Grazie a tutte e due.
Gisella è stata bravissima a rilevare alcuni aspetti del libro; Iole, la mia cara Iole, anzi la pregiatissima dirigente scolastica Iole M. ha fatto molto per questo libro e la ringrazio ancora per questo.