C’è chi guarda la Poesia: Luigi Romolo Carrino

2007 Ottobre 9
by ritabonomo

Le Danze di Matisse

In questa sera senza la notte
c’è un mondo di mollica con i buchi
 
Ballano Bambino Mio
questa notte è tanta sera
tutti quanti gli uomini di pane
vermi che si tengono per mano
 
Perché piangi preghi e poi mi dici:
stringi forte forte le mie mani?
 
Ballano Bambino Mio
girotondi intorno al fuoco
tutta quanta l’aria sente a pena
il cuore, un leccalecca di farina

(tratto da Il Settimo Senso, Il Laboratorio Le Edizioni, 1998)

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12 Responses leave one →
  1. 2007 Ottobre 9

    ringrazio l’amica rita bonomo per aver pubblicato il testo, correlato al video, peraltro ben fatto, di questa poesia di autore che non conosco ma che trovo di livello decisamente alto: parole che sembrano scolpite all’interno di coscienza fortemente tormentata, immaginifica, libro che andrebbe gustato nella solitudine degli spazi creativi; per rita: se hai modo di sentire l. r. carrino da parte mia un abbraccio fatto di condivisione sensoria…
    roberto matarazzo

  2. 2007 Ottobre 9

    non è bello esaltarsi (e mostrarlo palesemente a tutti) per qualcosa che ci (mi) arriva dentro al punto da farmi sgranare gli occhi e sentire che il respiro si fa più leggero,quasi si arresta per poter ascoltare e leggere e sentire e gustare questa poesia recitata (ma che termini brutti e impropri …) che parla di bambini e di danze e c’è qualcosa che s’imparenta stretto stretto con il mio modo di sentire, che mi entra nel sangue, che mi fa impazzire di bellezza …
    (non è bello perchè in questo blog ci sono tanti altri artisti grandi)
    ma ci sono parole, immagini, voci recitanti come quella di Luigi Romolo (e di Rita, altrove) che mi fanno letteralmente impazzire. Quindi non posso fare un commento articolato nè, tantomeno, distaccato : Luigi Romolo, sei GRANDE (che coppia formidabile, ragazzi !) !

  3. 2007 Ottobre 9
    alessandrapigliaru permalink

    Un colpo veramente ben assestato allo stomaco che mi fa chiudere gli occhi per riaprirli subito; la visione che si apre dà del tutto il suo rovescio di incubo graffiante che non so spiegare, senza gravitazione. Tutta quanta l’aria sente a pena. Sono commossa e presa alle viscere. Grazie a Voi, Rita, Carrino e Galli.
    Un post raro, di tanta ma tanta Bellezza.
    Alessandra

  4. 2007 Ottobre 9
    antonella permalink

    colpita e affondata! anzi turbata. molto. a.

  5. 2007 Ottobre 9
    Antonio Fiori permalink

    Da dove sono non posso accedere a programmi video ma mi preme dire subito che il testo è notevole. Sento uno sguardo alto, spirituale, sui bambini e sugli uomini di pane…
    Antonio

  6. 2007 Ottobre 9
    violaamarelli permalink

    agghiacciante, nel senso letterale del termine..un pugno nello stomaco..Viola

  7. 2007 Ottobre 9

    grazie a tutti per gli apprezzamenti, per l’attenzione.
    voglio dire grazie a rita, io sono senza parole.
    e grazie ad andrea galli, che ha realizzato un’evidenza della mia poetica, che ha apportato un valore più alto e più pregnante, una caratteristica in più, alle mie parolelle.

    certe volte mi commuovo facilmente. ma non fatevi ingannare :) )) sempre orso sono.

  8. 2007 Ottobre 9
    margherita rimi permalink

    Leggendo prima le parole si percepisce
    qualcosa di non espresso…qualcosa che assume l’aspetto di una forte inquietudine che viene, comunque, stemperato dalle parole stesse.
    Una forte drammaticità si rivela con le immagini

    volevo ringraziare gli autori
    un saluto caro a rita
    margherita rimi

  9. 2007 Ottobre 9

    Un girotondo che risucchia al centro.

    “il cuore, un leccalecca di farina”

    questo verso vale tutta la poesia

    Mapi *

  10. 2007 Ottobre 10
    sandrapalombo permalink

    Non conoscevo questa poesia che mi ha emozionata moltissimo. Sbaglierò ma ho l’impressione che la cantilena aumenti la drammaticità dei versi. Ciao orso…:-)
    Sandra

  11. 2007 Ottobre 12

    lacerante

    tuttavia non conoscerlo
    ma sentire
    lui è il suo bambino
    che si mangia ci mangia non sazia

    poi mi nutre una tenerezza
    infinita mentre apre la chiusa
    con le dita della voce

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