quanta notte rimane ancora fuori
a incatramare i pini io lo so
non vedo il vento in questo buio
né lo sento
finestre troppo basse perché la luna
ricomponga la sua faccia addosso al vetro
solo foglie smosse del sorbo uccellatore
e bacche rosse senza più colore
proprio in rima,
senza alcun pudore
mi sono detta che fra un paio d’ore
sarà giorno
che indosserò la gonna lunga
e scarpe hogan prese a metà prezzo
perché c’era in occasione il numero per me
se scendo giù in cortile sveglio tutti
meglio aspettare ancora un po’
magari scrivere a qualcuno
ma farlo nella mente come quando dormo malamente
di un sonno tutto angoli e zigzag
poi arriva l’alba
margherita, 15 settembre
ecco, ciò che mi coplisce è l’intimità del delirio … che poi è un delirio consapevole. razionalissimo.
ed ognuno lo fa proprio.
una quotidianità affilata, dove tagliarsi è all’ordine del giorni. tagliarsi l’anima, intendo.
molto molto bella.
ecco la Margherita dell’amarissima autoironia, che gioca alla quotidianeità . Ma le finestre troppo basse perché la luna
ricomponga la sua faccia addosso al vetro e il vento che non si vede e il buio sono una spia dell’inquietudine che da sempre – da quando ti conosco – ti vive dentro, Margherita.
tra il bellissimo incipit musicale e l’alba che infine arriva, ci sono bacche e scarpe Hogan, e il colpo d’ala del sonno a zig zag…riconosco il tuo stile sofferto ma con una venatura d’ironia, Margherita, e ti dò atto di essere fedele a te stessa, ma senza monotonia, anzi!
ciao
marina
mi permetto. a mio avviso non esistono “stili sofferti”
esistono semmai siti di fili. una FILOVIA INDIVIDUALE e all’inizio di quella che poi è anche fine
c’è L’INCONTRO.
credo che dovremmo provare a ridiventare piccoli abbastanza per non mettere più etichette.
i bambini – se non gliele insegnano, non ne hanno.
sono – totali – ingiudicanti e alti. e grandi.
e nella totalità, la percepiscono, quella totalita.
un saluto
@ margherita. poi torno.
paola
ironica e piena di ritmo, deliziosa…
buona serata
bianca
Cara Margherita, trovo che l’incedere dei tuoi versi sia elegante e davvero ironico, per riprendere Bianca. C’è una certa sofferenza tuttavia, sottile e silente, ma non saprei veramente definire la sensazione: come quando da bambino capitava di svegliarsi e di provare ad urlare senza riuscirci.
Brava Margherita, e Bella come sempre
Un abbraccio, Alessandra
una poesia ricca di immagini e suoni, anzi sussurri e poi stridori, quello del vento, delle foglie smosse, la notte, la luna, le bacche che hanno perso il colore (certo è notte) pensare al giorno e al quotidiano vivere, oh, non si è persa l’occasione delle scarpe ma quante altre occasioni si sono perse, anch’io scrivo lettere con la mente come quelle canzoni che se le canti in mente sai cantarle ma se le canti veramente stoni perchè ti manca la voce e il fiato, non tieni la nota. quel sonno ” tutto angoli e zigzag” è una meraviglia. buona notte antonella
bella, come tutte le altre.
Complimenti bis.
e un abbraccio
lucetta
le canzoni che le canti in mente-come dice Antonella- sono anche quelle che si ascoltano in sogno, bellissime ma inafferrabili.
C’è dentro tanta voglia di canto, e una rara semplicità.
Antonio
Carissima Margherita la tua poesia mi è piaciuta molto… bello quel dirsi in rima senza pudore che fa giorno, che bella spudoratezza quella della poesia che riesce a donarci un momento di grazia imprevista, che trasforma il risveglio in bellezza! Grazie. Un abbraccio, Lucianna
in ritardo ma ci sono. ho tempo biblici e di questo mi dispiaccio e mi scuso, perché sarebbe bene essere più tempestivi a volte.
vi ringrazio dei commenti molto graditi.
ironia ed inquietudine, dici bene, blumy, e quotidianità ‘semplicemente’ delirante, francesca, proprio perché quotidianità. mi gioco sul filo dell’ombra a volte inconsapevolmente è una forma di sopravvivenza, marina, come tu bene intuisci. allora reggo il filo dell’autunno in queste notti molto lunghe, contemplo le piccole cose come reliquie e mi salvo oggettivando in scarpe hogan una perpetua ricerca. c’è angoscia nel grido che non esce, alessandra, e un tempo avevo dentro un grido silenzioso
perenne, ora l’ho imbottito di parole, di gesti quotidiani. ne ho perse di occasioni, antonella, tantissime.
troppe per non rimpiangerle. adesso mi difendo con l’apatia ma so bene che ha lo spessore delle sabbie mobili. e sono senza canzoni. ma non è vero neanche questo, ci sono le canzoni rosa delle scarpe, imprvvisamente così importanti, lucetta.
grazie per il ‘rara semplicità’, antonio, lo ritengo un complimento bellissimo. è la mia aspirazione dirmi in modo semplice. e per la ‘grazia’ che trovi nei miei versi, lucianna, ti sono grata.
essere letta come voi mi leggete è un dono
margherita