Silvia Molesini per Lo spazio e il tempo della scrittura n.8
2007 Settembre 25

So già dove seguire le lepri
e mi perdo, é facile, sull’erba
quando suona un livido dio
sto limpida assorta lì
e dove resto mi divento grande
poi non ritorno facilmente
dal punto davanti al sole sceso
per così poco non so ripetere
l’andata scoccante.





cara Alice-Silvia,
no, che non si torna facilmente, “quando suona un livido dio”, che bella danza, e “per così poco”, marchi lo spazio-tempo fra l’invenzione, la visione e il ritornare lì. qui al prima(io scrissi ” e me li porto con me / per digiunare gli occhi / per le strade per le scale, poi divento normale / sottile, netta e bianca”)
Bei versi!Maria Pia
Silvia si perde seguendo la scrittura, le lepri-versi. Si dice catturata da un livido dio panico, dalla fonte primordiale disorientante. Un testo breve e denso, un quasi ossimoro: testimonianza visionaria.
Antonio
Il perdersi pur sapendo dove seguire le lepri, e il rimanere limpidamente assorta,: questo doppio registro di erranza e di consapevolezza coglie bene l’intuito e il mestiere, quel che c’è dietro il verso.Viola
sì, selva, silvia, e c’è il profumo della salvia, che sale.
” e dove resto mi divento grande”…potere dell’incantamento della scrittura…
gisella
Anch’io ho pensato ad Alice. Perdersi appresso ai versi che corrono come lepri e non voler ritornare. proprio bella, concisa, leprotta. ciao a.
Un caro grazie a tutti per l’attenzione e i commenti.
bella questa lepre che corre e lei dietro che diventa grande come alice che dentro la casa non ci sta più
cosa veloce e mentre gigante, una favola, un inseguimento, un andare oltre in un mondo dal quale non è facile tornare e nemmeno, una volta tornati, ripetere come lampo ormai spento, come freccia, come livido incanto che afferra e poi cessa irripetibilmente
Silvia Alice è un’accoppiata indovinata. Ami cercare, sperimentare, insomma sei curiosa, nel senso positivo del termine, proprio come Alice. Un caro saluto Sandra
quando fai così mi spiazzi angelicamente sul livido dio.
Rr
così portano l’uovo fertile le lepri e portano la luce da dove nasce il sole. adesso sai dove. ecco il (buon) non ritorno. perchè è la nascita continua. la fertilità esposta in avanti. la primavera in ogni senso. per tutti i sensi. e per nessun senso. almeno questo per me, leggendo. mi piace questo tracciato all’inseguimento che apre i fiori d’acqua e la corsa al raggio fra la neve e la neve sciolta- (il dio livido fa tremare)
un caro saluto-
paola
Abbaglia, al centro esatto della terra. Coinvolgente, unificante dichiarazione.