LE STANZE di Anna Maria Bonfiglio
Settembre 22, 2007 di nuska

Chissà chi verrà dopo di me
ad abitare queste stanze,
chi si sveglierà all’occhio dorato
del sole incastonato
fra le foglie del gelsomino
e s’addormenterà con lame
di luna conficcate nel letto.
Qualcuno girerà per la casa,
dirà è bella o è brutta,
ma non udrà le voci
rimaste attaccate sui muri,
non saprà che l’umido alle pareti
è il segno lasciato dal pianto
nei giorni dei tanti abbandoni.
Spazzerà via le inutili orme
di un passaggio qualunque
e scrosterà le ombre
di un tempo che non gli appartiene.
Sarà utile allora
svestirsi per tempo di tutti gli addobbi
e lasciare che l’anima -nuda-
si volga all’Eterno.
(11-7-2006)




Tante volte mi sono posta la domanda all’inverso guardando le case : chissà chi ci abitava? E la non risposta conduceva e conduce sempre alla fragilità dell’esistenza e al nostro essere attimi e come scrivi tu ” orme di un passaggio qualunque”. Sandra
Ciao Annamaria! Che piacere ritrovarti dopo tanti anni!
Molto suggestiva questa poesia che ‘anima’ la casa rendendola viva e palpitante. Anch’io mi chiedo spesso chi abbia vissuto nella mia casa nelle generazioni passate…
Piaciuta molto quella lunca conficcata nel letto, e l’atmosfera che sapientemente sei riuscita a creare. Un carissimo saluto e ben ritrovata,
Daniela
è quello che penso anch’io quando la casa che abito resterà vuota. non sentirà che il silenzio, chi l’abiterà dopo di me.
Versi carichi di malinconia e di religiosa rassegnazione.
versi densi di malinconia e di religiosa rassegnazione.
Osservare, amare, trattenere dentro di se e lasciar andare (la forma d’amore più difficile). Che bei versi. Quel tono solido, quieto e sommesso mentre l’io narrante si aggira nelle stanze e osserva le pareti mi ha incantato. Grazie, questa poesia arriva per me in un giusto momento, proprio in questi giorni mi pongo gli stessi interrogativi guardando le pareti di casa mia… Buon fine settimana.
Bianca
Bellissima!
“Carezzevoli” ed eterei questi versi.
Porgono la mano e accompagnano dentro.
Tra le mura.
Le orme.
I passaggi.
(che sono sempre tanti!)
Mapi
una tenue malinconia da il “là” a questi versi, che aprono poi prospettive di solitudine, morte, abbandono; eppure, rimane su tutto la luce solare che filtra tra i gelsomini e rende accettabili tutti i passaggi
marina
care amiche grazie dell’attenzione. sì, spesso mi chiedo chi vivrà dopo di me nella mia casa che ha conosciuto tutto di me dopo i quasi 40 anni che la vivo e la amo come una presenza amica. ma…panta rei
Bellissima: per quell’umanità che s’intride ai muri e sopravvive alla nostra uscita, per quell’occhio del sole e quelle lame di luna; e per quel finale, molto spirituale…
gisella
mi piace la tua poesia pacata il tuo chiederti chi abiterà queste stanze, e si può allargare la domanda in chi verrà dopo di noi. e anche l’ultima strofa, quel invito a volgersi all’eterno giacchè un giorno lasceremo questi luoghi, questi luoghi che abbiamo abitato. un gran ritorno il tuo. bentornata! antonella
Sa domo in sardo non è solo la casa ma un luogo dell’anima; quelle stanze di cui parli cara Anna Maria, non verranno più ri-visitate, non più perchè non allo stesso modo. Le mura trasudano interferenze e flebili voci, come gli oggetti abitati dalla fatica del vivere. Allora, cosa accadrà a chi verrà dopo di noi? Difficile dirlo perchè la traiettoria dello sguardo è sempre differentemente affilata. L’anima nuda che si volge all’Eterno è davvero l’essenza. Grazie dunque di cuore per le tue parole
e certamente tu eri la più bella
avevi il sole che ti apriva ogni mattina e il vento
il vento ti correva le ossa
legno per legno pietra per pietra
tu, quieta e domestica, ti facevi svelta
svelando i tuoi segreti alla luce.
Indossavi la seta e la sera
davanti al fuoco tutte le ombre ti danzavano accanto.
Tu eri la casa della mia malinconia
eri il bianco dell’infanzia e dell’attesa
eri la finestra tutta intera dietro cui sognare
di partire e restare, lì
per sempre lì
fissata al primo passo che ancora risuona
la soglia,al primo guardarti dritta
dentro il portone mai chiuso
il tuo occhio di visioni acceso.
questa l’ho dedicata alla casa della memoria in cui molti momenti coesistono, da un passato remoto fino ad oggi, ma si estendono fino ai domani che ancora non ho visitato, come stanze, di quell’unica casa.
Grazie delle tue, memorie abitate, ferni