Stupore.
La forza e la bellezza nella sintesi di parole e immagini.
(una curiosità Bianca, le foto sono tue?)
Mapi
biancamadecciaha detto:
Si Mapi, le foto sono mie.
E grazie a te e ad Antonio per l’accoglienza che avete riservato a queste immagini.
bianca
draimondiha detto:
Davvero notevoli queste tue foto! Si’, esprimono magnificamente, piu’ di qualsiasi parola, lo spazio e il tempo della scrittura. Ottimo!
ciao ciao,
Daniela
Si, una specie di passo sulla luna quel passo sulla sabbia. Il tempo fermo di uno spazio lontano e difficile.
Ne approfitto per salutarti, Bianca.
alessandrapigliaruha detto:
La scrittura come traccia, la nostra o di chi ci precede di un soffio, come un segno che può essere stravolto ad ogni passaggio. L’immagine riesce a colmare lo scacco del linguaggio. Grazie Bianca, ancora
biancamadecciaha detto:
Ciao Silvia, piacere di fare la tua conoscenza…
Non sono una fotografa ‘professionista’ ma una persona appassionata di immagini. Fotografo molto e cose anche apparentemente senza senso (crepe e muffe nei muri)… quindi il vostro apprezzamento giunge ancora più gradito… Begli occhi anche i vostri
Bianca
Mi piace molto questo trittico. Mi piace che tu abbia voluto ‘fermare’ lo spazio e il tempo della scrittura attraverso l’orma di un istante o, se si preferisce, l’istante di un’orma. Perché mi induce alla suggestione della ‘persistenza’ in tre scatti immediati, in un piccolo story board che ha nella terza immagine, a mio avviso, il fulcro, l’acme di un evento a tutti gli effetti.
Mani su sabbia dunque è l’immagine che preferisco per via del contatto con la materia con la quale, eventualmente, sporcarsi senza riserve o la materia a contatto con la parte più interattiva di noi in una comunione che avverto ancestrale.
Poi. Tu indirizzi, con la didascalia, alla sabbia io invece non riesco a togliermi la sensazione tattile che si tratti di terriccio argilloso e mi piace molto quella immagine proprio per questo: per la sua potenzialità a diventare materia imprimibile del gesto, dell’istante -a sua volta- permeato di memoria.
Due cose a scapito (o beneficio, chissà.) di questa sensazione (giuro, meravigliosa):
-la prima- la mia formazione di ceramista (all’istituto d’arte) e la memoria di quel contatto con l’argilla.
-la seconda- ciò che dice Walter Benjamin a proposito della narrazione:
[...]è anch’essa una forma in qualche modo artigianale di comunicazione così il racconto reca il segno del narratore come una tazza quello del vasaio*
E il fatto che tu fotografi crepe e muffe dei muri conforta moltissimo questa sensazione di ‘fermare’ i passaggi del tempo che, di questo, sanno farsi memoria.
Rr
*W. Benjamin da Angelus Novus (Einaudi 1976) pag. 243
biancamadecciaha detto:
Lettura attenta, colta e molto sensibile. Il significato dell’esporsi agli altri, sta in questo “ritorno di senso. Qualcuno osserva quello che fai e te ne restituisce le coordinate umane. Quando accade, si stabilisce uno scambio emotivo e intellettuale ricco. O almeno, per me è così. Grazie.
Buona domenica
Bianca
sandrapalomboha detto:
Vero: tutta l’arte è scrittura in fondo. Bellissime foto. Sandra
margheritagadenzha detto:
tempo e spazio della scrittura che poi sono tempo e spazio di noi, lo dicono bene le tue immagini con le brevissime didascalie, solo due parole, perché nell’immagine c’è tutto.
l’effimero che siamo, il segno che lasciamo, impronte di mani e piedi che poi il mare si mangia, ingordo ( l’acqua, sì, quella primordiale ed amniotica che genera e toglie
come molte di voi hanno detto in questi giorni nei loro scritti).
grazie, bianca
margherita
…e nonostante i labili appoggi. che presa – a volte – la scrittura!
Parli per immagini e allusioni
Complimenti
Antonio
Stupore.
La forza e la bellezza nella sintesi di parole e immagini.
(una curiosità Bianca, le foto sono tue?)
Mapi
Si Mapi, le foto sono mie.
E grazie a te e ad Antonio per l’accoglienza che avete riservato a queste immagini.
bianca
Davvero notevoli queste tue foto! Si’, esprimono magnificamente, piu’ di qualsiasi parola, lo spazio e il tempo della scrittura. Ottimo!
ciao ciao,
Daniela
PS: interessante davvero questo progetto!
Bellissime davvero le foto (anch’io ho cercato , ma con scarsi risultati , di fotografare il quaderno in cui scrivo) e le didascalie !
Sono un’appassionata di fotografia Bianca, quindi davvero complimenti per entrambe “passo sulla sabbia” e “mani sulla sabbia”
Mapi
notevole nella sua allusività.
belle foto, mi colpisce molto la seconda “passo sulla sabbia” ciao antonella
Si, una specie di passo sulla luna quel passo sulla sabbia. Il tempo fermo di uno spazio lontano e difficile.
Ne approfitto per salutarti, Bianca.
La scrittura come traccia, la nostra o di chi ci precede di un soffio, come un segno che può essere stravolto ad ogni passaggio. L’immagine riesce a colmare lo scacco del linguaggio. Grazie Bianca, ancora
Ciao Silvia, piacere di fare la tua conoscenza…
Non sono una fotografa ‘professionista’ ma una persona appassionata di immagini. Fotografo molto e cose anche apparentemente senza senso (crepe e muffe nei muri)… quindi il vostro apprezzamento giunge ancora più gradito… Begli occhi anche i vostri
Bianca
Mi piace molto questo trittico. Mi piace che tu abbia voluto ‘fermare’ lo spazio e il tempo della scrittura attraverso l’orma di un istante o, se si preferisce, l’istante di un’orma. Perché mi induce alla suggestione della ‘persistenza’ in tre scatti immediati, in un piccolo story board che ha nella terza immagine, a mio avviso, il fulcro, l’acme di un evento a tutti gli effetti.
Mani su sabbia dunque è l’immagine che preferisco per via del contatto con la materia con la quale, eventualmente, sporcarsi senza riserve o la materia a contatto con la parte più interattiva di noi in una comunione che avverto ancestrale.
Poi. Tu indirizzi, con la didascalia, alla sabbia io invece non riesco a togliermi la sensazione tattile che si tratti di terriccio argilloso e mi piace molto quella immagine proprio per questo: per la sua potenzialità a diventare materia imprimibile del gesto, dell’istante -a sua volta- permeato di memoria.
Due cose a scapito (o beneficio, chissà.) di questa sensazione (giuro, meravigliosa):
-la prima- la mia formazione di ceramista (all’istituto d’arte) e la memoria di quel contatto con l’argilla.
-la seconda- ciò che dice Walter Benjamin a proposito della narrazione:
[...]è anch’essa una forma in qualche modo artigianale di comunicazione così il racconto reca il segno del narratore come una tazza quello del vasaio*
E il fatto che tu fotografi crepe e muffe dei muri conforta moltissimo questa sensazione di ‘fermare’ i passaggi del tempo che, di questo, sanno farsi memoria.
Rr
*W. Benjamin da Angelus Novus (Einaudi 1976) pag. 243
Lettura attenta, colta e molto sensibile. Il significato dell’esporsi agli altri, sta in questo “ritorno di senso. Qualcuno osserva quello che fai e te ne restituisce le coordinate umane. Quando accade, si stabilisce uno scambio emotivo e intellettuale ricco. O almeno, per me è così. Grazie.
Buona domenica
Bianca
Vero: tutta l’arte è scrittura in fondo. Bellissime foto. Sandra
tempo e spazio della scrittura che poi sono tempo e spazio di noi, lo dicono bene le tue immagini con le brevissime didascalie, solo due parole, perché nell’immagine c’è tutto.
l’effimero che siamo, il segno che lasciamo, impronte di mani e piedi che poi il mare si mangia, ingordo ( l’acqua, sì, quella primordiale ed amniotica che genera e toglie
come molte di voi hanno detto in questi giorni nei loro scritti).
grazie, bianca
margherita