
A tornare dal vessillo del sole
al rogo della mia anima
nulla è più vaporoso del volo delle rondini
e nulla più grave del mio sangue.
Continuo a vivere a dispetto
del sentirmi tranquillamente meteora
tranquillamente straniera.
La vendemmia esala su pere e noci
il canto di una donna dai morsi autunnali
ai quali nessuna equazione vale più di un’altra.
Ma finché il petto s’apre all’aria
prima che si perda ogni traccia
delle mie orme eroiche
mi atterrò al passo accordato.
Sulle scintille dei meridiani
Getterò le arance rosse dalla mia tenacia
e come il pescatore proseguirò le mie battaglie.
Continuerò a picchiare sulla volta del cielo
fino a scrivere: sono stata qui. Ho respirato.






il sentirsi straniera salendo per ben due volte d- al rogo
per mano di una costola mal interpretata.
riempimento volumetrico della presa d’onda d’aria e il suo rinfacciarsi nei nostri capelli più vicino sempre più vicino
il respiro alto in chiusura aperto in alto ogni giorno di foglia che adottiamo e ci adotta
ma non tutte le donne hanno una MADRE ma dieci nocche per bussare forte, quelle si.
m’accordo a questi versi con code di pesce e teste di lisca in coda. un po’ nebulosa massa un po’ apolide di eroismi, io.
ma m’accodo.
bei versi, bell’invito e “in-vento” di femmina, qui.
un saluto
paola
pardon.
benvenuta.
p.
“Continuo a vivere a dispetto
del sentirmi tranquillamente meteora
tranquillamente straniera.”
mi sento in concordanza con lo spirito che emana questa poesia; mi piace lo stile, che rispecchia – nel suo andamento calmo ma denso di immagini forti e di paradossi – i concetti e le emozioni che vuoi trasmettere
marina
x paola
e tu quando torni?
testo “eroico”, come eroiche sono molte donne, e… qualche uomo… un piacere (ri)leggerti, Viola
mi piace dal primo all’ultimo verso, questa poesia di sfida e coraggio in cui nè il fuoco nè il sangue possono impedire di respirare e di vivere e di lasciare questo messaggio di forza scritto sulla volta del cielo perchè tutti possano leggerlo.
Sole, rogo, sangue, scintille, arance, orme eroiche, battaglie, picchiare la volta del cielo. Solo per arrivare a scrivere. Sono stata qui. Ho respirato.
Versi, come quasi tutta la tua poesia, ricolmi di immagini ricche, forti di energia assertiva e vettoriale, tutta proiettata in avanti.
Un abbraccio
Bianca
Ho amato il paesaggio sorgente del cielo, la pittura arancione, il tocco autunnale, il fuoco, il raggio.
Una poesia cha scivola nel mio cuore, in pomeriggio di autunno inoltrato, dolce, dolce, con l’ultimo raggio nelle rami.
Baci a tutte le belle donne, baci della Picardia: fa sole oggi!
un canto di resistenza, di tenacia e di forza, una promessa e un vivere a dispetto di ogni ostacolo e tempo a scadere per come lei è viva di fuoco, di arance rosse e frutti di vendemmia.
singolare dal punto di vista formale quel tranquillamente ripetuto e ravvicinato nel 6° e 7° verso, che tanto assomiglia ad una esortazione ed al contempo comunica una volontà di normalità e prosecuzione
Della precarietà che, se pur insistentemente incombente, si placa nella fertile esultanza del respiro di vita e scrittura, carica di immagini potenti e suadenti, è una poesia bellissima…
erminia
è suggestiva. leggendola si ha percezione esatta di colori che sono poi le sensazioni stessa.
in chiusa poi, ha quella forza, quasi liberativa.
molto bella. si
è una chiusa che profuma di coraggio. Molto incisivo e originale il lessico
gisella
‘tranquillamente meteora, tranquillamente straniera’, mi piace
che la connotazione negativa dell’essere meteora e straniera venga smussato da quel tranquillamente che ne leviga le punte angoscianti . è un dire pieno il tuo, un dire forte, di chi non scende a patti con il cielo ma si affaccia come da un suo personalissimo balcone.
E’ una ‘fortuna’ poterti leggere
margherita
fortuna non trova la porta per venire a scambiarci le sedie tra le chiacchere?
uh.
p.
bellissima poesia, Fortuna.
In particolare il finale.
attendo rileggerti
lucetta
bellissima poesia, Fortuna.
In particolare il finale.
attendo rileggerti
lucetta
Altro è l’altrove
Non parlarmi
Di questo viale
Dove esile brezza
Non fa che striare
Un fragile sole
Non dirmi
Di un canto
Che malinconico
Si espande
E poi non dirmi
Che mi copro
Di silenzio
E non sciolgo
Il nodo vigoroso
Che mi inonda
Ma dimmi
La parola
A braccia spalancate
La parola che supera
Ogni altra
In una lingua nuova
Che tuoni dentro il tempo
Liberami un sogno
Prigioniero
Perchè altrove
E’ il canto pieno
Altrove è l’armonia
Altro è l’altrove
Ma il gergo noi
Non conosciamo…
M.Allo
…Sulle scintille dei meridiani
Getterò le arance rosse dalla mia tenacia
…
Continuerò a picchiare sulla volta del cielo
fino a scrivere: sono stata qui. Ho respirato.
Mi domando se serve o se, come dicono dall’altra parte di questa sfera,è meglio non lasciare impronte, perchè il buon viaggiatore lascia il cammino ad ogni altro. Forza e tenacia, quasi testardaggine, anche a costo di bruciare, che in fondo è cosa che avviene ad ogni nostro respiro, ad ogni mutazione di ora in ora del nostro corpo. Grazie Fortuna,ferni