
foto, Abbas Kiarostami , Festival (Teheran 1940)
“Il solco del dolore
ci consacra sempre
a un tempo nuovo”
Ci manca quell’ipotesi di vita
che scartammo al bivio
senza più parlarci
per darci nuovo corso (o volto)
in quell’andare che trapassa
il sonno pieno
e l’innocenza primitiva
dello sguardo.
Vestiamo di ostacoli oggi
e maschere appuntate sulla pelle
i sorrisi consumati
e le braccia trattenute fatte edera
Non sappiamo il tempo del traguardo
talvolta siamo angeli
talvolta fantasmi (di noi stessi)
coi coltelli
© da “Gravitazioni temporali” di Maria Pina Ciancio - Versi inediti - 2007






bello questo camminare dal passo pensoso e quieto e l’individuazione di quel bivio che tutti affrontiamo e che determina la morte dell’innocenza e del suo sguardo. Da quel punto in poi la consapevolezza delle maschere, dei sorrisi consumati, delle braccia trattenute e qualche volta, dei coltelli.
Bianca
ottimo inedito, degno di te. versi equilibrati e ricchi di senso. cosa siamo? angeli o cattivi fantasmi incapaci di comunicare, edere che stritolano e soffocano, passi che non sanno dove è la meta, domande che ci porteranno a trovare il tempo nuovo. a.
l’incipit della tua poesia esprime molto bene un senso d’insufficienza e insoddisfazione che assale ogni persona ad un certo momento della vita – chi è più sensibile avverte molto spesso questa sensazione…anche il resto della tua poesia si svolge con immagini “dure”, interrogative…lo stile è perfettamente adeguato ad esprimere contenuti dolorosi
ciao
marina
Davvero bella e toccante nella sua asciutta limpidezza.
“L’ innocenza primitiva / dello sguardo” è una perdita dolorosa che a volte la scrittura può far riemergere per qualche istante…
Ciao, Maria Pina.
francesco
Da me è particolarmente apprezzata la seconda parte.
passano gli sguardi limpidi e pieni di innocenza (e speranza) , si perdono ipotesi di vita che ci rendevano padroni del mondo e finiamo con l’aver paura perfino di noi stessi. Poesia dell’introiezione e del disincanto, che pensavo lontani da Mapi.
Brava.
Mi accodo al giudizio di domaccia
vorrei però farvi una domanda che spero sia ripresa fuori da questo post… qual è lo spazio di critica in un blog e, particolarmente, in vdbd? Prima di postare ho esitato molto, la poesia mi è piaciuta ma per alcuni passi mi sarebbe piaciuto suggerire soluzioni diverse, mi sono trovato ad autocensurarmi (e non è la prima volta -sob- )prima di decidere di scrivere queste poche parole… perché? Succede anche a voi? E’ giusto?
mai censurarsi, penso, scrivere richiede “critica”, confronto, -civile ed affettuoso – ma confronto. Apprezzata questa poesia, Mapi, soprattutto nll’l'incipit doloroso di ogni scelta, l’unica cosa che non mi suona è l’edera, non so perchè, non la “vedo” tra il bivio e i coltelli. Un forte abbraccio, Viola
Doppia è l’innocenza nella prima parte della poesia: quella del sonno, suggerita, e quella dello sguardo, raccontata. A me le braccia “fatte edera” piacciono perché l’edera non si regge senza il sostegno di un tronco vivo e qui, prima, c’è un bivio, un distacco. Insomma, il dolore ha molti volti, sempre diversi, evanescenti (o irreali?) come angeli e fantasmi oppure anche quotidiani e banali, ma quanto taglienti, come coltelli.
Infinitamente grata dei vostri passaggi, delle vostre soste e dei vostri pensieri, tutti.
(pian, piano risponderò a ciascuno di voi)
@A Bianca, Antonella e Francesco dico grazie per aver colto l’equilibrio e quel tentativo di camminare tra le parole con passo pensoso e quiete.
@A Domaccia, Dario e Viola aggiungo che l’espressione di un giudizio o un’opiniore motivata non possono che essere costruttivi, sempre.
@Marina ha rilevato l’aspetto doloroso e “duro” che, seppure contenuto, c’è ed è vivo e ben presente.
@A Blumy infine (per la sua particolare sorpresa) dico che considero questi miei versi una tappa obbligata, forse un approdo o semplimente un passaggio. Non so, ma premeva con urgenza necessaria il bisogno di distendere il verso, di cercare un accordo nell’equilibrio delle parole.
@Eleonora carissima, che dirti, mi rende felice questo tuo passaggio e questo tuo “leggere” sottile in filigrana. Grazie.
La poesia è compiuta in due ottonari in verso libero e ha tutta la limpidezza del disincanto. Chiaro l’ oggetto del dire, lucido il pessimismo ( “Non sappiamo il tempo del traguardo”, quei “coltelli” così spesso pronti). Una poesia che sento molto vicina a quella che tento io, per tono ed argomento. Complimenti a Maria Pina Ciancio.
Antonio
aggiungo i miei complimenti per maria pina.
la poesia mi è piaciuta molto così com’è.
Ho colto nella prima parte, la rappresentazione di qualcosa che è di mancato,qualcosa che poteva essere e non è stato:
“Ci manca quell’ipotesi di vita
che scartammo al bivio
senza più parlarci”
ed una seconda parte,dove è sottolineata una impossibilità di vivere pienamente in cui si presentano le maschere,gli ostacoli,le braccia trattenute, una infinita lotta con noi stessi.
L’ho trovata bella, Giulia
x Dario
nessuna censura in ordine alla critica, ma, come diceva viola, è auspicato il confronto civile. le risse e le discussioni fanno aumentare le visite e i commenti, in certi blog ciò si fa a tavolino, esistono delle figure precise che si chiamano troll, il troll assume diverse identità, cambia nick e offende affinchè gli altri intervengano pro o contro, spesso fa da solo botta e risposta, ma questi sono giochi, giochi vecchi, che tu, come me, conosci bene e disprezzi perchè anche tu provieni da it arti poesia. qui di questi giochi non se ne fanno. i troll non sono ammessi, questo è l’unica censura che facciamo. ciao antonella
Mi scuso con Maria Pina (che ringrazio per la risposta) se continuo qui… Antonella ho passato più di otto anni in usenet
eppure, molte volte, un certo stile “paludoso” nei blog mi appare anche più fastidioso di alcuni insulti da me ricevuti sui newsgroup… scusami, comunque, il mio è sicuramente un ragionamento personale
paludoso nel senso di ipocrita? sì, è fastidioso. a
Raccolgo i vostri commenti come semi preziosi tra le dita.
@Per Antonio. Mi ha reso molto felice il tuo passaggio pomeridiano, credo che nella vita, come nella scrittura, non ci sia cosa più bella del “riconoscersi” .
@Cara Margherita, un grazie di vero cuore a te, per aver riconosciuto ed espresso -in perfetta sintesi- la “sostanza” più intima e profonda di cui vivono questi versi.
@Una vera bella sorpresa il tuo passaggio, Giulia.
Quanti strati, quante direzioni e svolte e ritorni misurano le nostre aspettative e le nostre speranze…(‘e il calcolo dei dadi più non torna’…)
un abbraccio,
e.
Il solco del dolore
ci consacra sempre
a un tempo nuovo.
colma il diario
di pagine non scritte
di storia soprattutto
personale.
impensabile condivisione
il peso d’ogni vuoto
è peso proprio.
E se i solchi s’intrecciano,
si sommano nel tempo
senza sosta,
resta il respiro muto
dell’essenza,
del dolore puro, scarnito,
diffuso e chiuso
nello spazio vitale
d’ogni attesa.
————————————————————————
E’ bello parlarsi, comunicare e darsi spazi. a presto.
laura
mi piace questa tua, tutta, la prima strofa per l’ampio respiro, la seconda per il dettaglio profondissimo e umano, la parte in corsivo perchè coinvolge un così duro compagno di vita: il dolore, la chiusa in particolare tra angeli e fantasmi coi coltelli
Il testo ripropone il metro dell’ottava rima senza endecasillabi (due stanze di otto versi -liberi) uno dei metri più usati nella tradizione della poesia narrativa con lo scopo di dare al testo un linguaggio “fuso e disteso”, come in questo, e che sa ricoprire ogni cosa di un velo prezioso, mantenendo un signorile ed equilibrato distacco. Complimenti, ho molto apprezzato.
Ciao Maria Pina, arrivo solo ora ma ci tenevo a dirti che la tua poesia mi ha ricordato l’atmosfera da “tempo apocrifo” di una mia vecchia poesia. Quell’ ostinarsi, a volte, a tenere le maschere appuntate addosso (mi è piaciuta questa immagine anche se, confesso, inizialmente avevo pensato “ecco di nuovo il tema della maschera”, ma poi qull’appuntate sulla pelle ha restituito una sua originalità ad un’immagine ormai abusata) e non sentirne il fastidio, l’impedimento e preferire dunque vivere nascosti… Un abbraccio, Lucianna
Poesia densa e limpida. Parole che arrivano pulite e precise.
Il coraggio di rinnovarci attraverso il dolore e di spogliarci dei ruoli per riuscire ad abbracciare nuove idee, nuovi traguardi. Sarà sempre la morte ad illuminarci, a “chiederci” il conto?
Oppure potremmo trovare prima un bivio per rifondare “quell’ipotesi di vita?”
Mapissima, è bella, tutta,e la mia fantasia è….. partita :
Un muro scrostato un tempo bianco, un cuore disegnato, l’iniziale sbiadita di un nome, e quelle “braccia fatte edera” che cercano di nascondere (o di proteggere ?) “quell’ipotesi di vita”.
ciao Ro
Da inesperto della poesia non posso trovare giudizi assoluti, ma lasciare una testimonianza semplicemente personale: è una lettura straordinaria!
Proprio come le braccia d’edera, impedite negli slanci -oramai inutili- tutto si tiene nei versi, senza alcuna costruzione effimera.
Il tempo del traguardo è ignoto, ma la capacità poetica di Maria Pina Ciancio è manifesta e possente.
Brava, sensibile e competente anche nella scelta di una fotografia del grande Kiarostami.
Complimenti davvero, per aver intercettato e incuriosito il mio navigare.
Nemo
Quante belle sorprese trovo oggi.
@ Gabriella e Ro una gioia inaspettata il vostro passaggio e tanti spunti interessanti nei vostri inteventi.
@ Lucianna, davvero felice di questo ritorno.
@Erminia grazie del pensiero.
@Alivento, felice della sincerità dell’apprezzamento
@Nemo, mi fa piacere che tu abbia valorizzato oltre che i versi, anche la scelta della foto (sei stato l’unico). Adoro la fotografia e Kiarostami in particolar modo.
@Raining C., non so davvero cosa dire, per questa tua lettura tecnica (spesso lo stile sfugge persino a noi stessi), Antonio F. prima di te mi aveva già fatto notare gli ottonari
@Laura, grazie infine anche a te, seppure, credo di non conoscerti
Un abbraccio a tutti
Mapi
in quell’andare che trapassa
il sonno pieno
e l’innocenza primitiva
dello sguardo
Ho rivisto l’immagine di una situazione che ho vissuto, piena, dolce e spontanea. L’obbligo di mascherarci riempie parte del nostro tempo e dei nostri pensieri. Per piacere al nuovo che si cerca. E i sogni vengono accantonati. Senza sorprendere, ogni volta c’è un tempo definito. Molto intensa e bella questa poesia, da gustare rileggendola affinchè i sentimenti che i versi trasmettono, penetrando, possano essere assaporati con il suo non velato rimpianto. Se non uno strappo da un mondo e accogliente e amato.
Mi piace la chiusa finale, forte e dacisa come a volersi ribellare…
Complimenti Maia Pina.
Il bivio è un luogo strano, è di passaggio eppure condensa in sè una tradizione che diresti più stanziale che nomade, forse perchè, per ogni persona che vi transita, esso trattiene un pò della sostanza del viandante. Molti bivi poi non hanno davvero strade divergenti, certi bivi sono la medesima strada sovrapposta, a volte c’è solo un modo più profondo di sentirli, allora la strada che osserviamo, compiuta dagli altri, è sopra di noi (o sotto) e possiamo seguirli anche nei loro passi come loro seguono i nostri. Bellissima poesia davvero, crea un senso di sospensione del tempo, pur avendo un tono così risoluto,
Antonio Sabino
Abdicare il passato, ripulirlo, togliere la polvere che ha coperto il pensiero. Il gesto dei versi sono significativi e profondi.
Michele
Per l’invito di un amico ho seguíto l’emozione/ reazione alla lettura … ci avanzano ipotesi di vite virtuali/ accolte come surrogate del presente/ nell’inventare la vita che non c’è/ e trapassa il sonno pieno di sogni/ che colma l’innocenza perduta nella realtà.// Sono le maschere che recitiamo/ dai passi falsi che temiamo/ con fantasmi che armano profili/ deformi e desideri sciupati/ che non vogliono svilirsi/ in cicatrici di colpi palesi e nascosti.
Che bello trovare ancora vostri passaggi
@Rosario, sei sempre affettuoso, preciso e disponibile. Ho molto apprezzato il tuo commento e lo spunto che coglie quell’atto di ribellione negli ultimi versi della poesia. Davvero grazie.
@Particolare ringraziamento ad Antonio Sabino che sul concetto del “bivio” indaga e interagisce con i miei versi in tono lieve e modulato.
@Ringrazio Michele per il suo apprezzamento e per essersi fermato qui a dedicarmi del tempo.
@ grazie a Michele Lalla, infine, per il processo di introspezione/ l’intersezione con i mie versi. Vi ho trovato tanta attenzione e sensibilità (vorrei anche ringraziare l’amico che ti ha indirizzato a questa lettura).
Mi auguro di rileggerti ancora sul nostro blog.
Dunque a presto Mapi
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