Signor Zimmerman(n) – di silvia molesini


Quando poi hai dato tutto al diavolo, non al crocicchio
ma nella casa di fronte, signor Zimmermann
abbiamo pianto per te, per le tue belle dita e
per la tua chitarra, il tuo banjo e la tua
armonica da bocca
ma non fu una morte memorabile, passava
dalle nostre genuflessioni e dal nostro
scontento.
Tu riccetto continuavi ad inseguire un’ombra pallida stramazzata
nei fossi della musica e sempre al terzo risorta, un’ombra
allucinata e vagolante e chiara e morbida, un’ombra
illuminata, chissà da quale gran sole l’hai raccolta, quest’ombra
che vaga.
Le tue parti bambine in girotondo, come pietre rotolanti, come parti
che mai mi consegneranno un fiore, come l’amore
che si pronuncia ” dove si appoggiano i tuoi occhi”
e come una fame davanti alla porta dell’estate, ruggine e america
potata, un fiore lungo un anno mai meritato brilla
delle stelle incandescenti senza firmamento.
Così sorgi.
Incantamento e tarantola.
Nelle spiagge di un est avvicendate
alle sorprendenti solitudini della storia in una pioggia dura che
precederà l’estate, non vi darò niente
e niente se non me.
Tu scoperto continuavi ad inseguire un’orma rossa percossa
nei declivi della storia e sempre al terzo risorta, un’orma
allucinata e provocante e netta e sordida, un’orma
ben calcata, chissà da quale quasi marte l’hai raccolta, quest’orma
che spara.
Quando poi hai rifatto il verso al secolo, non al ventesimo
ma al mondo di fronte, signor Zimmermann
ci siamo divertiti un sacco, con la tua carastella e
con la voce che impara, la tua camaleontica
armonica di bocca
ma non fu mondo sostenibile, c’entrava
con le nostre genuflessioni e con il nostro
contorno.
Adesso un movimento che c’ incava scavalca il fossato, il vento,
il muretto di fronte, e s’inabissa lucido nel mare della bava del
giornalista che investe con le domande giunte il tuo strano stare
“che vuoi dire?”, “a che servi?”, rendi conto di come hai fatto a esistere
cuor di Columbia, cuor di country, cuorama, facci capire che
assumi tua conditio, ex clown di strada, ministrel
zoppo che fai la bella vita rubata della star, facci vedere che t’inchini
anche tu, anche tu, Maggie’s farm, dove si inclina la strada.
Agli scheletri del folk va porta ammenda, subito, tamburino chiocciante.
Quello che dici, vedi, ha il senso del niente: dà un’atmosfera pingue
e ricopre i desideri del mezzovest, poi nella grande ciminiera
sfiata dall’industria dei begliuomini, è lì che sei infilato stasera.

-Ma quanto amore esce da questo treno
che fischia e rotola, grondante tanto
di pioggia fresca e di poco sereno!-
Un amore in cui non cadi, quello che accoglie
turbini soffocati a mezzogiorno e scarpe rotte sulle strade asciutte
nella visione austera del suono che precipita mentre si strugge
e non ritorna a mondo alcuna delle visioni spropositate tutte
ma un amore che non pare tondo, e si prova a ricondurre quello che…
a uno strato di sapienza leso e ingiusto, una specie di scoperto
indulto, prende la musica, ci fa due giri intorno.
E non pareva bello, a tutti e tre, John Wesley Harding
chiudere gli occhi e la porta per essere tuoi stanotte.
Spegnere la lampada e non sembrare spaventati, perché
mai cattivi, mai invidiosi, mai sporcati
e chiudere la porta ed essere tuoi stanotte. Vedere
il naso del primo re misteriosamente scomparso
andare via veloci perché qualcuno guarda dalla finestra
scendere dalla sorgente delle cose e chiedere perché i campi
si consumino e andare così lontani da casa
il tempo di socchiudere gli occhi e incrociare le gambe
e di un respiro profondo, quanto lontano?
Che bella, che bella, bella cosa!
disse Vera allungandoti la mano,
signor Zimmermann.

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12 risposte a Signor Zimmerman(n) – di silvia molesini

  1. Blumy scrive:

    vorrei capire : questa lunga e intrigante passeggiata dentro la vita di Mr Zimmermann, che mi fa andare avanti e apprezzare una poesia molto bella e ben raccontata, mi lascia una perplessità per la categoria, che recita: poesia straniera. Se l’hai scritta tu, come immagino, è poesia italiana, Silvia. All’inizio della lettura mi ponevo questa domanda: ma l’ha scritta lei o è una traduzione ? 8O

  2. violaamarelli scrive:

    silvia, è una “scrittura in versi” strabiliante, la devo leggere, e rileggere poi ti dico, ma quel che so è che vorresti essere Cata Blanchett, un abbraccio, Viola

  3. violaamarelli scrive:

    a long ballad, sembra, una biografia di Bob Dylan a metà tra Steinbeck e la beat generation, “come una fame davanti alla porta dell’estate, ruggine e america”, un intreccio preciso e dolente di un’utopia, di un luogo non luogo del cuore, trattenuta e fluviale, “mai cattivi, mai invidiosi, mai sporcati”, un’utopia che si sa inesistente ma resiste, bella Silvia e “stranita”, Viola

  4. antonella scrive:

    grande omaggio ad un grande. brava. a.

  5. Molesini scrive:

    Ringrazio del tenore dei commenti.
    Poesia straniera, Blumy, sta all’oggetto trattato, per come l’ho vista io. Ma è evidente che se metto “di silvia” l’ho scritta io (poi c’è il mio stilaccio raccontatore, non sempre in completa armonia con le “leggi” dell’italiano…)
    E grazie Viola, si che è stranita, a lunghi tratti quasi una “flow chart” del pensiero, andrò a conoscere la Blanchett. E’ stata scritta dopo la visione di un bel film-documento su Dylan, No direction home di Scorsese

  6. Molesini scrive:

    ops! mi è partito l’invio…si, film del 2005 che parla degli esordi di questo poeta musicante fino al 1966, anno del suo incidente motociclistico e della mia nascita…non vedo l’ora di vederlo interpretato da questa giovane attrice di cui si parla nel film di Venezia.

  7. mariapia scrive:

    Brava Silvia!!!
    Volevo scriverti già da domenica ma ero in corsa.
    Bell’omaggio, e bella scrittura questa.

    Maria Pia Q.

  8. michele scrive:

    Leggendo avevo l’impressione di avere a disposizione il grand canyon, l’arizona e la lentezza di quella musica che l’armonica, strumento incantevole perchè unico a se stessi, regalataci dal signor zimmermamm latrava come lupi solitari nella notte.
    Bella atmosfera. Michele

  9. luisa scrive:

    Una sensazione di viaggiare nel deserto, dove tra le dune si scoprono carovane in attesa, musiche che vagano tra i venti sabbiosi e una dolce assenza sotto un cielo immenso.
    Luisa

  10. ritabonomo scrive:

    Signora Molesini, i suoi ritratti d’autore s’incastrano alla perfezione dentro la musica del suo scorrere le immagini da un treno in corsa, tipico suo, signora Molesini :)
    Nemmeno una ruga di disaccordo: il giusto travaso, piuttosto, del tra e il tra. Un incastro -trovo- armonioso o se preferisce un fortunato innesto dell’autore dentro l’autore.

    Adoro, insomma, i tuoi ritratti resi attraverso i tuoi autoritratti trasposti ad uso e consumo di una lettura altra.

    Rr

  11. mariapia scrive:

    Ripreciso, troppo di corsa ieri: c ‘èun romanzo in versi in questo scorrere felice della poesia, ma che è narrante, che è piena di rilievi lirici..Silvia complimenti.
    A volte io non riesco a leggervi, né subito né bene, causa mia vita (fra due città, due famiglie, tra figlia e padre..) ma se ritorno e posso farlo, che sorprese belle, che trovo. Grazie!
    MPia Q.
    P:S a volte leggo anche dai nomi erdattrici, e vi leggo come singole, ho iniziato ieri, molto importante.

  12. Molesini scrive:

    Io riringrazio, Mariapia (ed il tuo leggerci), Rita, Luisa, Michele.
    Ho visto ieri “Io non sono qui”, il film di Haynes su Dylan che ha ricevuto il premio speciale della giuria a Venezia. E non so, non so.
    Tanto lo aspettavo quanto sono rimasta delusa.
    E’ un bel film, intendiamoci, ben fatto e congeniato, un anti-bioptic lo chiamano.
    Ma tutto centrato sul personaggio. Sono uscita chiedendomi: ho sentito parlare dei testi, della musica in testi, dell’opera di questo stravolgitore della parola cantata?
    No, ma so tutto delle sue nevrosi e di come si comporta una star che rifugge. Anche questo ha una sua poetica, viva la gamba tagliata di Rimbaud.

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