Come Dio comanda

Pare che la realtà sia questa e che nel mondo non ci sia altro. Ho finito di leggere Come Dio comanda di Niccolò Ammaniti ed ho capito che se non ci metti un’ammazzatina gratuita ad un cane che non faceva altro che il suo dovere di cane e cioè fare la guardia ed abbaiare. Se non ci metti un padre alcolista, una madre che abbandona un figlio piccolo, una situazione di degrado e povertà, un padrone sfruttatore, un paio di pistole, un piano per rapinare un bancomat, un frigorifero vuoto, una tempesta. Se non ci metti un inseguimento notturno ad una ragazzina con susseguente stupro ed assassinio con cranio sfondato da una pietra. Se non ci metti la descrizione di un qualche amplesso, qualche masturbazione, qualche deviazione, qualche nevrosi, qualche tradimento. Violenza, brutalità, sesso, droga, alcool. Se non ci metti un paio di suicidi, un investimento ad un extracomunitario, una bambina di pochi mesi morta soffocata. Se non ci metti il nascondimento e il ritrovamento di un cadavere. Se non ci metti un Dio causa di tutti i mali del mondo, il tutto condito con qualche scena comica, se non ci vuoi mettere questo il tuo libro non lo leggerà nessuno.
scheda libro tratta da
www.librimondadori.it
In una pianura zuppa di pioggia, in una landa ai margini di tutto, dove i campi e i fiumi si mischiano con i capannoni, le villette con il prato davanti e i concessionari di automobili, vivono un padre e un figlio. rino e Cristiano Zena. Uniti da un amore viscerale che si nutre di sopraffazione e violenza. Tirano avanti un’esistenza orgogliosa insieme a un paio di balordi: Quattro Formaggi, rimasto strano dopo un incidente con i fili dell’alta tensione, e Danilo Aprea, abbandonato dalla moglie e segnato dalla perdita della figlia. Un giorno decidono che è arrivato il momento di dare una svolta alle loro vite. Il piano è semplice: scassinare un Bancomat.
I protagonisti di questa fiaba apocalittica si ritrovano così in una notte di tempesta, affollata di fantasmi e rimorsi, in cui i fiumi straripano e il fango sembra seppellire ogni speranza. Ma dalle tenebre emerge una ragazzina bionda che sprigiona una forza oscura e finisce per cambiare per sempre i loro destini…
Eppure è proprio nel buio delle aspirazioni dei personaggi che popolano il romanzo che Ammaniti riesce a cogliere la luce che li anima e che ce li rende familiari fino a farceli amare. Nella cieca brutalità della vita o nella sua tragicomica normalità, sono anche loro creature che cercano il proprio dio.
Un romanzo potente, una sinfonia in cui la più cupa tragedia e lo humour più scatenato si fondono dando vita a un grande affresco sociale e scandendo il ritmo di una storia che ci tiene senza fiato fino all’ultima pagina.





mah … io ne ho sentito parlare molto bene.
Anche Dio non ama i bambini è atroce (e credo che l’autrice abbia attinto a fonti reali) eppure è un bel libro ed è stato pure premiato. Che facimmo si ‘o munno è deviato ?
non so che dire, ultimamente la stagrande maggioranza dei libri più venduti è condita con dosi massicce di violenza, sangue, budella, devianze e quant’altro…ed è la stessa immagine del mondo che ci proviene dai telegiornali quotidiani, dove l’aggiunta sapida è quella di un brodo di baruffe politiche…c’è da rimanere tanto scoraggiati da cercare il rifugio dentro muse consolatrici, sperando che queste non siano tanto librate nel mondo dei sogni da risultare inconsistenti:-)
ciao
marina
IO l’ ho letto e il mio “giudizio” finale è diviso in due: direi che la capacità narrativa di Ammanniti è evidente, ma mi è risultata in qualche modo disagevole la compresenza massiva di una degradazione ambientale e deterministicamente morale dei personaggi che – non avendo quasi mai contraddizioni o chiaroscuri- finisce per diventare pesante, ripetitiva( tra l’altro facendo capire già dove tutto va a parare) e addirittura grottesca e comunque recante fastidio là dove si nota addirittura compiacimento nell’insistere sempre sui soliti particolari…In conclusione mi ha “deluso”, e da vari punti di vista.
cara anto, concordo con l’incipit di marina: non so che dirti. Di Ammaniti ho letto 20 pagine di “Io non ho paura”. Bellissima penna ottimo ritmo ma a pagina 20 già “sapevo” tutto e ho chiuso. Non penso sia un problema di Ammaniti, è che manca la “passione” da dire in gran parte degli artisti italiani, siano romanzieri o registi, la tecnica c’è, anche a ottimi livelli, ma non hanno – purtroppo, e forse “storicamente” – nulla di nuovo da dirci. Cosa che invece non trovo tanto per gli “scrittori in versi” nè per esempio per autori teatrali quali la Emma Dante o Paolini o Celestini (e sarà un caso ma la letteratura italiana ha radici di poesia e di teatro, fondamentalmente). . Alla fine se devi leggere di stupri, omicidi, vite balorde,ecc. – tutte cose che per carità esistono – ti leggi un bel thriller o noir di King o di Deavery o di chi vuoi che sono ottimi artigiani. Qualcuno anche migliore, forse, dei nostri Ammaniti. Un caro saluto, Viola
è un lettura recente anche per me, non certo ‘gradevole’, ma appassionante, sì. mi sono posta delle domande. mi sono chiesta perché l’ affrontassi con un tale disagio da avvertire perfino una sofferenza fisica. è un romanzo che prende. e non perché uno si chieda come va a finire, ma proprio per i personaggi, per la loro vita , specchio nero, certo, che non lascia spazio alla fantasia, eppure io ho trovato innocenza e bellezza in tutti. che sia malata, io? il legame padre/figlio sconvolge fin dall’inizio perché appare storpiato ma poi capisci che è profondo e straripante, certo quasi ingiurioso e molesto, ma vero. l’abiezione non fa paura quando domina l’amore e qui in questo rapporto di amore ce n’è tanto ma così tanto che io me ne sono portata via un po’. non è facile da accettare un romanzo così, non scritto per cedere a certe mode di ‘noir’ grotteschi o con i classici ingredienti di stupri, rapine e degrado. tutto è funzionale al racconto, un sopra le righe voluto, cercato, e per conto mio, riuscito. quale fosse l’intento di Ammaniti, non lo so, so solo che il romanzo mi ha coinvolta, i personaggi ( ma perché chiamarli personaggi e non persone? ) li ho odiati ed amati, Quattro Formaggi mi ha riportata all’innocenza Di Lennie di Uomini e Topi di Steinbeck, all’incosapevolezza di sé, benché, chiaramente le due situazioni siano molto diverse. tutti i protagonisti di questo romanzo hanno una grandezza epica, antieroi graffianti e mentre ti lecchi le ferite capisci che c’è bellezza anche nel degrado e questo fa paura
margherita
sarà che sono meno sensibile di te ma a me è sembrato un polpettone grottesco e senza significato. alla fine della lettura mi sono chiesta: embè? e la morale? e il percorso del protagonista? e la crescita dei protagonisti? e la mia? l’insegnamento? l’unica invenzione del libro che per me ha un qualche significato è il presepe che costruiva quattro formaggi. fatto con i pupazzi e con il materiale di scarto. sopra il quale lui cerca d’impiccarsi come giuda. per il resto è roba già letta e vista a chi l’ha visto o in quelle trasmissioni nelle quali raccontano delitti e assassini. questo libro mi ha cambiata? no. mi ha insegnato qualcosa? no. anzi sì, faccio la lista e ci metto violenza su minore n. 1 – suicidio n. 1 – abbandono minore n. 1 ecc. ecc. – e le donne? una è stata violentata, una è un’oca che ha tradito il marito con l’assistente sociale, una l’ha abbandonato causandogli il suicidio, una è una tossica, una ha lasciato un figlio di tre anni ed è scappata. Che sia questo il significato del libro? Che la colpa del degrado della società è delle donne? vabbè ha vinto il premio strega che è un premio prestigioso quindi il limite sarà mio che non prestigo niente.
grazie a Dio, tante teste e tanti pensieri, antonella,
e già il fatto che un testo faccia discutere è un segno ‘positivo’ perché è il confronto che arricchisce.
io non cerco che un libro mi cambi, cerco di viverci dentro, non divento Rino o Quattro Formaggi ma ne assaporo l’anima, faccio domande e mi ribello, chiedo che non sia Dio a comandare ma l’uomo perché nella sua miseria è grande e obbliga me, a stanare la mia coscienza, a farla gridare un poco, finalmente. ecco. la ‘morale’ di una lettura ha i suoi percorsi, inimmaginabili spesso e fortunamente non tutti espliciti
margherita
volevo solo dire a viola che io non ho paura è il più banale dei libri di ammaniti.
per il resto ammaniti è descritto da tutti come uno dei pochi scrittori che sappia inventarsi storie complesse e originali. prova a leggerne anche qualcun’altro.
grazie, ci proverò anche se è un periodo che non leggo molto romanzi, nelle 20 pagine di ammanniti che ho letto la cura della sua scrittura e la scorrevolezza era evidente, e non ho dubbi che sia bravo , m’auguro sia diventato più originale come dici tu ossia più arricchente, un caro saluto Viola
margherita un libro mi dovrebbe dare e dire quello che io non so e che non ho, so poco e ho poco, quindi dovrebbe essere facile trovare nei libri quello di cui ho bisogno, però in questo non ci ho trovato niente, metto in conto che sia io a non saper cercare. anche la storia non era così complessa e originale come afferma Karmanet. sempre secondo me eh, e senza nessuna pretesa. certamente una scrittura molto fluida e leggera. a.
mi ero ripromessa di leggere questo libro durante l’estate, ma sono stata distratta da altre letture che mi hanno coinvolto ed appassionato; dato che ora ho molto meno tempo per leggere romanzi, speravo di ricavare da questo dibattito qualche stimolo in più che mi spingesse a mantenere i miei propositi…
mah… credo che ritornerò a privilegiare le mie adorate letture poetiche