La poesia ironica, autoironica, intima e teatrale di Rita Bonomo

2007 Settembre 3
by maria pina ciancio

rita-bonomo.jpg 

Le parole che sorgono sanno di noi ciò
che noi ignoriamo di loro – René Char

Se la poesia ha la possibilità, come l’inconscio, di “dire” l’indicibile, la poesia di Rita Bonomo, rianimata dal processo creativo, riesce a trasformare le tracce balbettanti e primordiali della parola in  suggestiva e intensa forza lirica e poetica.
Dìri dìri danna è una silloge bella, che si gioca tutto sul filo della memoria attraverso i ricordi, quelli dell’infanzia, come luogo assoluto, senza tempo, luogo di transito, in cui non si può sostare, ma tornare sempre.

E’ un nastro magnetico già inciso
-chiamalo vissuto-
che si svolge e riavvolge
al comando di mezzo tasto
memoria in forma bemolle
-in grave baritonia-
e assenza di corde vocali
disimparate a ritmo di dap

(ricordo che implodevo fino all’orlo
scordandomi di respirare)

Guarirò mai da tutto ciò
che ho sentito?
Forse con un otorino
che mi sussurra all’orecchio
e una gatta che ripartorisce
tutti i gatti miagolanti che hai ucciso.
(p. 49)

E così, l’autrice s’inventa il proprio passato nel racconto, rivelando e disvelando, mettendo in scena, sul grande palcoscenico della vita, il noto e l’ignoto, attraverso un poemetto teatrale a più voci.

Sono la grande accerchiata cieca
Mi disseppellisco spuria marionetta-
mi contemplo nella cerchia e
con benedetta boria mi distinguo
-eccello, per aborigeno ingegno!
(p.35)

La forma “teatrale” e drammaturgica dell’opera, caratterizzata da un prologo e un epilogo, le voci interiori e fuori campo, gli intermezzi e il coro, aiutano ad organizzare e riorganizzare la memoria, che permette di esprimere emozioni, conferendole senso e trasformandole da astratte, ignote e talvolta “terrorizzanti” sensazioni, in nominabili e controllabili immagini mentali.
Sono tanti i fattori di bellezza di questo libro, edito lo scorso anno dalla casa editrice “Libero di scrivere”: la scelta originale del titolo, il gioco ironico e disincantato della lingua che alleggerisce e sfuma i contorni e i toni del dire, la struttura estremamente progettuale e teatrale che utilizza il metodo dei travestimenti e della satira per ribaltare forme, ruoli e gerarchie della normalità quotidiana.
Il titolo “diri diri danna” richiama alla mente una litania, di quelle che si cantilenavano ai bambini per distrarli o per attirarne l’attenzione; si trattava di un canto reso monotono dal ritorno ossessivo sulla stessa frase melodica e sul medesimo grado tonale.

“una nenia insolita, di mnemonica etnia,
presa, all’ora dei pasti, per bocca.
Un altro imbroglio liquido da ingoiare”
(p.12)

E ancora, sempre nel “prologo per tre voci”, in cui compaiono una bimba, un vecchio e una ricamatrice:

Vecchio:
Fa presto
Un cucchiaio a me –suona la lira-
Un cucchiaio a te –riottosa zampognino-
Che t’accolga, l’ultimo orchestrante sull’altro
dondolante d’un confortante abbraccio
-con riverenza arcuata-

Ecco questa la bacchetta che scandisce
-amorevole- il lento dìri dìri danna
Orchestrandone dell’appetito il suono
Ed è filo armonico che conduce alla musica degli angeli.

Su, fa’ presto che dopo pranzo
si gioca tutti per davvero
e se ti andasse di traverso
hai il permesso di rigurgitare.
(p.19)

Il verso ludico-drammatico in cui si agita la parola di Rita Bonomo, rende il suo linguaggio poetico vivace e godibile, seppure a tratti complesso e difficile. Una poesia ironica e amara “-Udite, udite! Non è un’acrobata, è una femmina da salvare!”, in cui l’autrice non si risparmia e si rivela in tutta la nudità del privato, dell’essere” infante” e “figlia”.
Una poesia che muovendosi nella complessa grammatica dell’inconscio, dice la verità e al tempo stesso cerca la verità, articolando suoni ed esperienze, che da balbettanti diventano comunicazione riconosciuta e riconoscibile.

E sono la tua gola respirata
sono il mio, il suo, e senza voce mai sopito
un latrato, un afono ruggito,
un alfabeto morso, imparato a menadito
(p.39)

Consapevolezze, interrogativi, risposte. Finzione teatrale e rappresentazione dei propri desideri e proiezioni, tutto in un tono che cresce pian piano, fino a divenire “nervo scoperto”, elegia commovente e toccante nel IV Comandamento, la cosìddetta “grande coriandolata”.

Il mio cielo è tronco d’ali e reti
eppure impigliata –resta- questa genia
(p.66)

e proprio qui, rivolgendosi a uno degli interlocutori cardini del libro, la figura del padre, ci lascia questi toccati versi di “assoluzione annunciata”

Non oso più filtrarmi la bocca nella pronuncia
del nome tuo né oso scialacquare neppure
una quantità minima di battiti
nello scandire le consonanti
appartenuteci

Chè la tua etichetta non oso staccarmi
dal polso e dal naso e dal ciglio arrugginito
oltre tutti questi anni ciechi di te e
della tua buccia –vuota di me- ad acclamarmi
finalmente affrancata

Eccola infine l’assoluzione annunciata
(p.77)

Poi, prima che il sipario si chiuda, il Corale, con le suggestive scene “da un funerale”: la catarsi e il distacco sotto una fiumara di coriandoli che cade dall’alto. Infine il sipario in “castagno/ d’arte poverissima”, un ultimo abbraccio, una quietanza liberatoria. La leggerezza della finzione teatrale contro l’angoscia della verità, in bilico tra commedia e tragedia, tra realtà e finzione.
Questo libro è il tentativo di stare dentro un’esperienza, che quando torna ad affacciarsi è un’esperienza senza esperienza, una porta da socchiudere e aprire, dove imparare a convivere con luci e ombre che provengono dal di dentro.

E chi di noi non ha, come in dìri dìri danna, una porta chiusa stretta, che all’improvviso si spalanca?

Rita Bonomo, dìri dìri dànna – litania stolta del diritto e rovescio – Collana Libero di stile – Liberodiscrivere ® Edizioni Genova – € 10,00

Maria Pina Ciancio

25 Responses leave one →
  1. 2007 Settembre 3
    Antonio Fiori permalink

    Appena rientrato dalle agognate ferie rimango frastornato da tutto l’interessante materiale sgorgato dalle vostre sorgenti. Non so dove fermarmi, vago come ape su una distesa di fiori, quand’ecco apparire la poesia “intima e teatrale” di Rita Bonomo. E se l’autrice è destinata a passare e ripassare senza poter sostare, come osserva Maria Pina Ciancio, il lettore, al contrario, è spinto a mettersi comodo e a godersi questa litania trasognata, questo rovistare nell’inconscio, nelle cianfrusaglie, negli ori di famiglia, negli scampoli di ricordi per dar nuova vita al passato.
    Grazie ad entrambe, a Rita e a Maria Pina
    Antonio

  2. 2007 Settembre 3
    Isa permalink

    Cara Maria Pina, è veramente bella e articolata questa tua recensione, mi hai fatto venire voglia di leggerlo il libro.
    (voglio anche dirti che ho ricevuto la tua e-mail sul concorso “un fiore di parola” e te ne ringrazio tanto)
    A presto Isa

  3. 2007 Settembre 3

    Grazie Maria Pina per questa bella recensione. E brava Rita, per il tentativo di trarre fuori verità passate che possano dare corposità al suo sentire.

  4. 2007 Settembre 3

    Mi piace la citazione di Char. Mi piace come svolgi la discussione intorno all’uso della parola e al flusso di coscienza. E al ruolo della catarsi. Mi piace lo story-board che tracci perché sa dirmi con quanta attenzione ed estro tu ti sia calata, incondizionatamente, dentro queste mie parole storte.

    E mi piace dirti che mi ha preso un coccolone (in tutte le possibili accezioni del termine), oggi, aprendo il blog di viadellebelledonne. Una sorpresa inaspettata e bellissima che mi costringe ad uscire dal torpore del non sapere bene da che parte ricominciare, a commentare ed intervenire, dopo tanta latitanza vacanzaiola. :) )

    Dillo pure che lo hai fatto apposta! :D

    Un grazie che non basta, Mapi.

  5. 2007 Settembre 3
    apolide permalink

    Volevo complimentarmi con Rita, oltre che per contenuti -aspetto già ben descritto dai post precedenti- anche per la forma e la tecnica sciolte, la musicalità delle assonanze, e un gusto ritmico che cattura. Complimenti.

  6. 2007 Settembre 3

    condivido le belle parole della signora Ciancio.

  7. 2007 Settembre 3
    violaamarelli permalink

    mi incuriosisce molto la dimensione teatrale del libro di Rita e il mix di ironia ed elegia che traspare anche dalle citazioni di Maria Pina, complimenti e un affettuoso saluto ad entrambe. Viola

  8. 2007 Settembre 3

    si sente che è una recensione fatta con competenza ma anche con una specie di affetto, credo…quanto al libro, dire che mi ha incuriosito è poco, ci sono molti elementi che mi attirano: l’uso sapiente e insieme emozionale del linguaggio, il tema dell’infanzia che riappare (anche in falso di vera ricostruzione) , e l’originale struttura teatrale…brave davvero, tutte e due!
    marina

  9. 2007 Settembre 3

    Cara Rita è stato un piacere per me leggerti e “ritrovarmi” tra i versi e le parole di -diri diri danna.
    Sono felice di averti regalato un sorriso e anche di aver interrotto la tua “latitanza” vacanziera ;-)
    Se fai un salto su LucaniArt, sei anche lì.
    http://lucaniart.blogspot.com/
    Un abbraccio “consonate” e a rileggerti presto
    Mapi :-)

  10. 2007 Settembre 3
    alessandra pigliaru permalink

    Bene bene bene….complimenti a Mapi per la splendida recensione e ovviamente a Rita…cara Rita!
    Posterò sul mio blog quando l’avrò finita ^-^
    Un abbraccio affettuoso a tutte e due :)

  11. 2007 Settembre 3

    Naturalmente un grazie a tutti voi (Antonio, Isa, Rina, Apolide, Carrino, Viola, Marina, Alessandra) per il passaggio e la lettura affettuosa e partecipata.
    Mapi :-)

  12. 2007 Settembre 3

    Bravissima Mapi nel recensire con affettuosa perizia l’arte della nostra Rita e brava Rita, che in questi giorni latitava un po’ andandosene al mare , ma che ha certamente preparato qualcosa di succulento da farci gustare prossimamente su questo blog. 30 e lode a entrambe ! :D

  13. 2007 Settembre 4

    sottolineo anch’io la bravura e la sensibilità “critica” di mapi. lo ammetto : una sorpresa!

    e riscopro questi versi fantastici, così lirici e forse lontani dal mio attuale “percorso”, ma che forse proprio per questo trovo magistrali e “ISPIRATISSIMI”

    in particolare:

    “una nenia insolita, di mnemonica etnia,
    presa, all’ora dei pasti, per bocca.
    Un altro imbroglio liquido da ingoiare

    E sono la tua gola respirata
    sono il mio, il suo, e senza voce mai sopito
    un latrato, un afono ruggito,
    un alfabeto morso, imparato a menadito

    E sono la tua gola respirata
    sono il mio, il suo, e senza voce mai sopito
    un latrato, un afono ruggito,
    un alfabeto morso, imparato a menadito

    e poi la mapi che parla sottolinea la drammaturgia di questi testi

    La leggerezza della finzione teatrale contro l’angoscia della verità, in bilico tra commedia e tragedia, tra realtà e finzione.
    Questo libro è il tentativo di stare dentro un’esperienza, che quando torna ad affacciarsi è un’esperienza senza esperienza, una porta da socchiudere e aprire, dove imparare a convivere con luci e ombre che provengono dal di dentro.

    E chi di noi non ha, come in dìri dìri danna, una porta chiusa stretta, che all’improvviso si spalanca?

    proprio un bel lavoro, di tutti e due voglio dire.

    red

  14. 2007 Settembre 4
    Molesini permalink

    Brava Maria Pina a e nel recensire questo bellissimo testo che porta nuova poesia e nuovo (per quanto attinga alla memoria) pensiero.

  15. 2007 Settembre 4

    Cara Mapi, per la segnalazione su lucaniart, ancora grazie :)

    Però

    Tu sei felice di avermi tirata fuori dal guscio vacanziero (io per l’andamento di queste vacanze preferisco il termine vacanzaiolo, fa più scanzonato che c’ho voglia di leggerezza) io, di questo, non so se esserti troppo grata :D
    ma ti perdono, di cuore.
    Anche se: Vedi come arriva Blumy a battere cassa? :)

    A tutti quelli che sono intervenuti anche il mio grazie, senza dilungarmi, questa volta, per rispetto giacché il post è di Maria Pina e questa recensione, che è bellissima, parla di un lettore attento, generoso e sensibile. Un lettore che ogni autore vorrebbe avere.

    Rr

  16. 2007 Settembre 4

    Non ho letto i commenti precedenti, quello che posso annotare personalmente è la grande capacità di “presentare” l’autore di Maria Pina, che certo deve questa sua capacità a conoscenze specifiche e a letture approfondite, che le permettono di attirare e spingere poi a leggere rita bonomo, i cui brani – quelli almeno che qui la introducono-paiono essere di lettura “stratificata e complessa”, naturalmente nel senso più ricco di ciò che questi termini significano.

  17. 2007 Settembre 4

    … semplicemente “grazie” a tutti per i calorosi e appasionati interventi, la mia lettura è una cosa davvero piccola, seppure sentita e partecipata, rispetto al ventaglio di interpratazione e stimoli che offre la scrittura di Rita (che invito a partecipare e ad intervenire con serenità senza temere prevaricazioni)
    Un abbraccio a tutti
    Mapi :-)

  18. 2007 Settembre 4

    Mi piace ritornare solo un attimo sul ruolo della “catarsi” in “dìri dìri danna”(ripreso nel commento precedente da Rita) che è sì sfogo e scarica emozionale, ma anche possibilità di comprensione intellettuale e recupero di preziose energie vitali, credo.

    Per quanto riguarda il discorso della teatralizzazione, mi piacerebbe invece chiedere l’intervento di Rita per raccontarci se ha mai pensato o programmato una messa in scena dell’opera.

    Sentite l’attacco ad esempio, e non ditemi che non vi verrebbe voglia di sedervi in poltroncina ed assistere a una rappresentazione di questa “litania stolta del dritto e del rovescio”:

    “La scena se se ne svolgesse una:

    Una tavola imbandita dalla povertà di quattro stoviglie qualunque, una minestra e un pane grosso.
    Un vecchio, una bimba sulle ginocchia e un espediente giocoso per farla mangiare: una coroncina di pezzetti di pane intorno al piatto che possa inscenare la fossa di un’orchestra, ogni pezzetto di pane è uno strumento, al centro il direttore sarà l’ultimo componente da mangiare. Esso, per mano del vecchio, usa la sua bacchetta.

    Più in là, di lato, una giovane donna, zoppa nella memoria, ricama alcuni metri di stoffa bianca.
    Poi di disfa. per dispetto.

    Voce fuori campo:
    Di lontano
    -giacchè era il tempo delle filastrochhe carezzate-
    il rollio dondolante d’una strana litania.
    (…)”

    E mi fermo qui… altrimenti il libro ve lo trascrivo tutto e non lo compra più nessuno ;-)

    Mapi :-)

  19. 2007 Settembre 5

    Buongiorno, Mapi.
    Vedo solo ora.

    Sì, è chiaro che -specie- quella prima scena è pensata per una messa in scena. In realtà, in forma per lo più performativa, quel dialogo è stato anche proposto in più di un’occasione.

    Dìri dìri dànna è stato presentato in diverse ‘piazze’ (Roma, Bologna, Parma, Torino etc) in un lavoro di assemblaggio insieme al testo di Carrino Tempo Santo edito anche questo da liberodiscrivere nella stessa collana (hai poi visto che Carrino ha curato anche la prefazione di dìri dìri). Il lavoro è stato inserito all’interno di una performance divisa in due parti.

    La prima Per intercessione dell’udito riportava alcuni testi di Tre Escamotage sigilla orecchie il Secondo quadro di dìri dìri e alcuni testi di Tempo Santo quali:Il Cantico delle Ombre; per intercessione dell’udito; La Grazia Sorda; Dormiti Voce; Il Cantico dei Tamburi. In questa prima parte che inscenava il conflitto tra un Vate carceriere e la sua vittima ridotta a pappagallessa abbiamo utilizzato anche costumi e oggetti di scena (io, ad esempio, indossavo una ridicolissima parrucca viola e un boa multicolore e mi sbavavo sulla bocca un rossetto rosso fuoco; Carrino un Camice bianco e un becco). Abbiamo anche coinvolto il pubblico distribuendo becchi da uccello, miglio per uccelli e tappi per le orecchie. E’ stato divertente. :) L’intento era quello di ‘denunciare’ la nostra stessa poesia storta attraverso la crudeltà degli stessi testi. Una metafora, chiaramente, contro quell’educazione rigida e intrasigente adottata dalla figura, diciamo, paterna di ciò che non si dice e di ciò che non si fa. Una doppia metafora dove anche la poesia ‘non di maniera’ veniva messa al bando Ma a farne le spese è stata -poi- la poesia lirica/l’educazione all’ubbidienza (di dormiti voce, per esempio, il brano più lirico dell’implementazione). Il tutto si chiudeva col Cantico dei Tamburi di Carrino, come a dire che niente è possibile tacitare quando hai il rumore nelle orecchie nella dimensione endofasica delle allucinazioni acustiche della memoria.

    La seconda Parte chiamata invece Padre Nostro- chi è nostro Padre, sempre in un assemblaggio dei due libri, riportava il dialogo tra il vecchio e la bambina e altri testi tra cui La Promessa e M di Padre di Carrino, Petula dell’addebito (un testo tratto dal mio Grande Sproloquio) e Le Danze di matisse di Carrino. Qui la performance è stata prettamente vocale. La dimensione sempre quella dell’allucinazione acustica di cui sopra. La resa una sovrapposizione di voci. Un Cantico delle voci della memoria tesa a cullare le orecchie malate della prima parte. :)

    Poi, che dire, Dìri dìri è un testo, dal punto di vista perfomativo, sempre in evoluzione. Si è parlato con alcuni amici di metterlo in scena in tutta la sua completezza. Ma per via di tutta la sua complicatezza non è facilissimo. :)

    Poi io e Carrino stiamo lavorando a un’altra cosa che però, essendo agli inizi, è molto top secret. :)

    Di mio sto cercando di ultimare altri due testi che sono in viaggio già da quasi quattro anni (sono persino precedenti a dìri dìri) e che hanno più o meno l’assetto drammaturgico di Dìri.

    Che dire. certo mi piacerebbe tanto, un giorno, vedere l’evoluzione di questo lavoro. Qui se ne parla tanto ma fatti, come puoi immaginare, pochi! :)

    Rr

  20. 2007 Settembre 5

    Cara Rita, la performance è un’arte che mi affascina per la contaminazione dei linguaggi, ma soprattutto per la possibilità di cooperazione intellettiva e intellettuale che caratterizza il “gruppo” e -come tu dici- per il processo evolutivo che anima e dà vita sempre nuova all’opera.

    Inutile dirti che mi piacerebbe vederlo in “scena” il tuo dìri dìri danna… durante tutta la lettura, l’ho immaginato, anzi l’ho letto e visto così.

    E adesso
    “Facciamo lesto,
    un cucchiaio a me -suona la tromba-
    un cucchiaio a te -d’oboe basso basso-
    come il monito baritonale che s’annida
    -di bontà in carezza-”

    Notte… Mapi :-)

  21. 2007 Settembre 6
    sandrapalombo permalink

    Brava Mapi e complimenti a Rita. Il libro l’ho comprato chi mi segue?? Merita sì. Sandra

  22. 2007 Settembre 7

    @Grazie Sandra. :)

  23. 2007 Settembre 7

    @Mapi, allora non mancherò di avvertirti se dovessi capitare dalle tue parti. :)

    Ancora Grazie e un abbraccio :)

  24. 2007 Settembre 7

    Complimenti Maria Pina per la recensione!
    Scoperta e condivisa, ben scritta.
    Un buon lavoro.

    Anch’io ho letto Dìri Dìri Danna: in un guscio di struttura e ritmo balenante tutto il cuore doloroso di una bambina.
    Un libro come un pianto inconsolabile /a scendere nelle pieghe/e l’autore si parla con grazia di pungiglione.

    Vorrei aggiungere che sentirla citare, recitare o leggere [sentire Rita Bonomo e lo scrivo per esteso] è una cosa che fa venire i brividi sulle gambe. Consiglio a tutti.

  25. 2007 Settembre 7

    @Paola, :) Grazie, cos’altro? :)

    e Grazie anche a Red, Antonio, Viola, Apolide, Marina, Rina, Blumy, Alessandra, Silvia, Domaccia, Isa e, non ultimo per ordine d’importanza, Carrino.

    Rr

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