T’avrei lavato i piedi
oppure mi sarei fatta altissima
come i soffitti scavalcati di cieli
come voce in voce si sconquassa
tornando folle ed organando a schiere
come si leva assalto e candore demente
alla colonna che porta la corolla e la maledizione
di Gabriele, che porta un canto ed un profilo
che cade, se scattano vele in mille luoghi
- sentite ruvide come cadono -; anche solo
un Luglio, un insetto che infesta la sala,
solo un assetto, un raduno di teste
e di cosce (la manovra, si sa, della balera),
e la sorte di sapere che creatura
va a mollare che nuca che capelli
va a impigliare, la sorte di ricevere; amore
ti avrei dato la sorte di sorreggere,
perché alla scadenza delle venti
due danze avrei adorato trenta
tre fuochi, perché esiste una Veste
di Pace se su questi soffitti si segna
il decoro invidiato: poi che mossa un’impronta si smodi
ad otto tentacoli poi che ne escano le torture.
Claudia Ruggeri, da “Inferno Minore”, Nazione Indiana, gennaio 2005
pura sacralità barocca, inno d’amore inascoltato, c’è un fuoco sotterraneo che regge la lunga stanza, una voce che sotto la forte oralità si avverte stremata dal proprio incendio; grazie a Silvia pr la proposta di un’autrice poco nota e troppo presto scomparsa, Viola
Mi sono appena svegliata e inizio la giornata con questi bellissimi versi, che già ardono e bruciano nell’aria.
Grazie M.
Mapi
Cosa non si farebbe per Amore, se Amore fosse! Sandra
per chi vuole approfondire
http://www.poiein.it/autori/R/Ruggeri.htm
non lo sento un lamento ma un inno, questo della sposa barocca che potrebbe essere soltanto una sposa tanto innamorata da vivere per il suo uomo Inferno e Paradiso.
Splendida.
Dei versi particolari, un lungo sospiro che viene da lontano, da desideri incoffessati, da sogni sospesi, da realtà raggiunta.
Michele
Che meraviglia….
La poesia rassomiglia ad un canto, ad una nenia dolce e rassicurante, ad un mostrarsi senza veli e senza barriere.
Io l’ho molto amata, questa, e letta con trepidazione. Poi , in Inferno minore, trovare un caleidoscopio di motivi, e la piccola grande Claudia dipanarsi in un tessuto che raggiunge altezze incredibili.
Penso che ci sia una vita maggiore, accanto a questo inferno minore baroccheggiante, e che voci così non possano passare come “minori”, pubblicate o non pubblicate, Einaudi o Mondadori, Fortini o Cucchi o Sanguineti che siano.
Bellezza….
ehi! cliccate su Valentina!
ho cliccato su valentina, è bravissima direi. ciao antonella
“Da Sposa barocca che corteggia la morte”
di Augusto Benemeglio
“”1.Angeli terribili , poeti maledetti, capaci di incarnare il genio salentino di questi ultimi trent’anni, quel maledettismo salentino delle terre rosse, degli eden perduti , capaci di gettare nelle strade l’angoscia , l’inquietudine , la solitudine , l’esuberante creatività, lo stupore, la meraviglia , il furore autodistruttivo delle loro esistenze, un mazzo di coriandoli e di scintille sparse in una sera di carnevale, così tanto per illuminare la notte , salire in vetta a se stessi, per poi chinarsi giù a guardare l’effetto che fa . Sono dame e cavalieri che danzano coi loro invincibili sguardi visionari per occhi braccia e cuore e si giocano tutto per un sorriso , per un po’ di vivacità , tutto in una sola partita , in un solo salto, in un solo volo , in un colpo solo di dadi , capaci con la voracità delle loro passioni indecifrabili e definitive di dare un calcio in culo a tutto, alla vita bastarda , ai sogni, ai miti, alla fabulazione , alla gloria , alla sete disperata d’amore , e di prendere a sassate quella scheggia infranta che è la propria infanzia, “ persa su tutte le piste” , ma anche di irradiare fasci di energie così potenti e musicali che ci daranno luce e ombra e suoni ancora per chissà quanto tempo, come le stelle morte che noi per tempo immemorabile continuiamo a vedere brillare nel cielo e a sognare.
2.Parliamo di De Candia , Toma, Verri, Ruggeri, che ritroviamo come d’incanto , in chiave metaforica , tutti al Mocambo di Sternatia , paese grecanico , fatto di storie, leggende, dèi e miti , luogo del sabbath e delle oscure celebrazioni iniziatiche a cui tanti prendemmo parte nelle nostre vite anteriori , le Bacchiadi fatte di foglie di viti e vino novello, eccoli i nostri angeli neri bere lu mieru fino allo stordimento, quel nettare rosso e generoso, che fu immancabile compagno – dice Salvatore Colazzo- dei loro riti letterari , delle loro “performances” , comprese quelle della nostra amata Claudia Ruggeri , creatura fragile e deliziosa, di una suprema grazia, come una farfalla coloratissima , “il nulla che si fa carne e vola”… E volò davvero questa affascinante ragazza borbonica , impeccabile in ogni suo gesto , in ogni sua movenza , per grazia e soavità femminile, anche quando era ciucca e non si reggeva in piedi , e gli amici la portavano a casa (tutti , a Lecce, sapevano dove abitava ) , o le offrivano ospitalità , perché sapevano che era una bellezza rara , un fiore bianco notturno che si offriva al mondo per presto svanire . E Claudia , che aveva dentro di sé tutti i gridi d’amore e il canto mortale del Cigno , si fece man mano sempre più invisibile , dissolvenza di se stessa , enigma di lampi di luce e zone oscure, dubbio perenne fra aspirazione al sentimento religioso e sentimento esistenziale , fra storia e metastoria, tra fuga e condanna, fra l’essere carnefici e l’essere vittime , fra l’incertezza e il caos dell’oggi e il triste e melodioso delirio del domani . Claudia era fatta di tenerezze di petali di rosa , ma anche del rumore sordo della linfa che sale nelle piante tropicali , di fuochi elettrici , di fragili corde barocche , “esprit nouveau” e forza vitale che si nutre di evocazioni del passato. Era pudica , se non casta, timida, ingenua, sentimentale , a dispetto dei suoi comportamenti fra l’esaltata e la denigrazione sarcastica , o di allegra sfacciataggine nell’affrontare situazioni scabrose , che la faceva apparire talora cinica; quest’angelo beffardo, che fa acrobazie sulle cornici delle cattedrali di Lecce e del Salento , in realtà si portava dietro il suo calvario di sposa barocca (“t’avrei lavato i piedi/ oppure mi sarei fatta altissima/ come soffitti scavalcati di cieli/ come voce in voce si sconquassa/ rnando folle ed organando a schiere/come si leva assalto e candore demente/alla colonna che porta la corolla e la maledizione/di Gabriele, che porta un canto ed un profilo/che cade, se scattano vele in mille luoghi”)e i suoi mille volti in silenzio, Madonne della Sconfitta, o dell’Incertezza, Madonne della Nostalgia di una vita già vissuta, da Beatrice minore , un fantasma di nuvole immersa nella sua solitudine, che amava , come la Dickinson ( Sarei forse più sola/ senza la mia solitudine) , ma che era senza speranza ( La speranza non mi è amica), senza avvenire. “Io mi sono sempre fatta in pezzi e tutti i miei versi sono frammenti argentei del mio cuore….”Ardeva le sue passioni in fuoco-porpora , in fuoco-bianco, in fuochi barocchi. Cercava per giorni interi una parola , un aggettivo, non li trovava , ed aveva paura di divorarle, trasformarle nell’aria che respirava, in una veste di pace che non poteva avere: “ amore/ t’avrei dato la sorte di sorreggere/ perché alla scadenza delle venti/ due danze avrei adorato/ trenta/ tre fuochi, perché esiste una Veste di / Pace se su questi soffitti si segna/ il decoro invidiato”..
Era una creatura inadatta a vivere, come De Candia , del resto, come Toma , ma aveva una grazia suprema, come tutte le creature immaginarie, che stanno su questa terra, ma appartengono ad un altro mondo, ad un’altra dimensione, vengono tra noi solo per un breve transito, sono di passaggio … E poi c’è la sua poesia, di cui hanno parlato tanti, di cui si continua a parlare come di una epifania. (“Avrei scritto il mio libro camminando…Ah, ditemi quando ho aperto il mio quaderno!”)
Insomma, qualcosa so di questa musa leccese inchiodata alla vita e alla morte da vocaboli di fuoco , la cui libertà era il legame e il richiamo delle stelle , che amava dire , (con le parole della sua amata Emily) , che un pizzico di follia fa bene a primavera perfino al re, ma Dio protegga il clown che riflette questa scena tremenda che è la vita, questo intero esperimento verde che è il giardino della vita , come se fosse suo, come se gli appartenesse. E invece no. Non è così per la vita degli artisti e dei poeti.
Grazie Augusto, un contributo speciale, intenso e davvero vicino al lavoro di Ruggeri.
Credo di avere già avuto occasione di leggere cose tue sulla poesia di lei e salentina in genere, cercando in rete.
Ti segnalo una lettura di suoi testi, tra cui l’inarrivabile sposa barocca, da parte della molto brava Gualtieri a Firenze, il 13 gennaio di quest’anno.
Ops! errata corrige: lettura delle sempre comunque brava Lo Russo, non Gualtieri.
Alla biblioteca delle Oblate, ore 17, Firenze (la città l’ho beccata), 13 gennaio (pure) 2009.
Un saluto.
Grazie Silvia, mi darò da fare per esserci, anche se non sarà facile.
Il mio articolo completo su Claudia ( molto lungo) sarà pubblicato su Espressosud, nei prossimi numeri.
Ciao.
Augusto