Tono minore

2007 Agosto 15
by alivento

Come altre volte
nemmeno una parola
come altre volte
è meglio che non sappia.
Voltarsi per resistere
a quell’impeto invicibile
di voler piegar le cose
le strade le macchine e i pupazzi
gli armadi gli stracci ed i palazzi
ogni pulviscolo e frasario
tutto l’armamentario
ai miei pensieri
perchè sia di tutto un pugno
in un unico progetto
armonico e compatto
perfetto è l’atto d’ogni desiderio
ma l’universo guazzabuglio
ruota in ordine scomposto
che non c’è verso di poter
dare una piega al verso
nel senso che è deciso
che io stabilisco e dico
nel senso che sono
solo uno strumento
variabile di un suono
di una solita orchestra

e stono. 

17 Responses leave one →
  1. 2007 Agosto 15

    com’è vero ! ci si può sbizzarire ad inventarsi la vita, ma niente è davvero nostro: plagiamo, inconsciamente, un concerto che non ci appartiene e che è già scritto.

  2. 2007 Agosto 15
    Alivento permalink

    Non so se il concerto sia già scritto, Blumy, ma certo c’industriamo molto per farlo, a nostro avviso, più bello, confacente, intonato, a trasfondere in esso il nostro pensiero, la passione, i nostri desideri e “credo”, per poi accorgerci che siamo: solo uno strumento variabile di un suono e…a volte, assolutamente inutili, quando non deleteri.
    Non è detto che si stoni sempre però! ;)
    Non è un mio recente scritto, ma desideravo condividerlo adesso con Voi.

    un buon ferragosto a tutti

  3. 2007 Agosto 15
    violaamarelli permalink

    cara Ali, profitto di un momento libero nell’affollato ferragosto per dirti che il “bello ” del testo (e tu lo sai) è l’ultimo verso che volutamente – per l’appunto – stona rispetto all’esattissima orditura metrica pre/scelta. Per il resto, d’accordissimo, la fase dell’onnipotenza è tipicamente umana specie nelle donne che vorrebbero quadrare tutti i cerchi. Meglio, a volte, lasciarsi andare, vivere il processo e non il progetto, un abbraccio Viola

  4. 2007 Agosto 15
    Alivento permalink

    Viola cara, l’impossibilità della quadratura del cerchio è un fatto già assodato qui e sottinteso.
    Il progetto armonico e compatto è solo un progetto appunto, ogni progetto verificato sul piano pratico presenta punti deboli defaillances.
    Questo non è esattamente un inno all’onnipotenza, quanto un desiderio, un impeto a voler darsi da fare, impiegare intelligenza, capacità, potenzialità in qualunque cosa ci sembri possa essere campo d’applicazione.
    Tuttavia è un approccio non facile, non facilmente accettabile, di fondo si accetta un intervento d’altri solo quando essi hanno titolo o interesse a farlo, solo quando siano richiesti, altrimenti è meglio tacere, star fermi, girarsi dall’altra parte.
    Il proprio potenziale così appare inadeguato oppure inopportuno, “stonato” appunto, d’altra parte e altrimenti si ha la sensazione che si disperda inutilmente.
    In merito alla progettualità, io credo che essa sia l’essenza stessa della vita nel suo svolgersi, progredire pieno e non tarpato. Non si progetta solo quando si è davanti alla morte fisica o spirituale.
    Premesso questo concetto personale del vivere, vivere il processo è un suggerimento molto giusto, persino bello, soprattutto sul piano dei sentimenti, invece sul piano pratico rischia di avvicinarsi molto al lasciare che gli eventi si svolgano così come come devono, che assomiglia tanto all’indifferenza o alla passività, si torna al concetto di morte spirituale.
    Ammetto tuttavia che “voltarsi per resistere a quell’impeto invincibile” è un ottimo sistema per star tranquilli.

  5. 2007 Agosto 15
    Alivento permalink

    Grazie a te e blumy dell’attenzione ai miei testi pur in questo caldo cuore d’ agosto

  6. 2007 Agosto 15
    alessandra pigliaru permalink

    “Non c’è verso di dare una piega al verso”, qui trovo la bellezza dell’imprevisto, quell’accadere insolito e forse stonato a volte che fa della semplice piegatura della realtà un origami davvero complesso; questo per dirti cara Ali che hai reso poeticamente ciò che nell’esistenza ha un valore immenso: l’essere nel mondo come artefice di quell’origami oppure trovarsi nelle sue pieghe che prendono direzioni inconsuete, lontane dal nostro desiderio. Un caro saluto :)

  7. 2007 Agosto 15

    Oh alessandra, che piacere leggerti qui a leggere-commentare qualcosa di mio.
    Sono ammirata della tua biografia, lieta che tu sia entrata a far parte della redazione di VDBD, lieta di darti pubblicamente il mio benvenuto.
    Credo che il bilanciamento-contraltare dei concetti che qui ho voluto esprimere sia appunto la consapevolezza d’essere solo un ricamo nelle pieghe dell’origami, che nelle cose occorre tentare di dare una piega fino ad un certo punto ma poi lasciare o accettare che esse prendano la direzione nel concorso-compartecipazione degli agenti.
    grazie anche a te.

  8. 2007 Agosto 15
    violaamarelli permalink

    vivere il processo implica esserci pieni qui e ora incidendo senza far male – per quanto è possibile – a chi ci circonda , visto che i “progetti” sono una potenzialità che richiede l’impegno e la condivisione di altri a meno che non si tratti di singoli, rispettabilissimi, desideri individuali; certo che la progettualità sorge di fronte alla vita, anzi è un inno all’azione, ma un’azione serena e un’azione per cui si ritenga valga la pena mettere in gioco la propria passione, un caro saluto, Viola

  9. 2007 Agosto 15

    volevo solo osservare , visto che molte cose sono già state dette sul significato pregnante e sulla validità espressiva di questa poesia, che il titolo è “tono minore”: quindi, lo stato d’animo dominante è malinconico, triste – così sarebbe per una composizione musicale…le parole aggiungono qualche baleno d’ironia, ma il titolo credo senz’altro che voglia significare , e parecchio…
    marina

  10. 2007 Agosto 15
    alessandra pigliaru permalink

    Si è proprio così. Ammettere che le pieghe vanno un pò lasciate andare e accettare che anche se siamo ricami possiamo decidere in tutta libertà il particolare disegno che ci contraddistingue ;) Nel pensiero al femminile per esempio questo discorso è molto interessante.
    Grazie cara Ali…è un onore e un gran piacere far parte del blog e della redazione :)
    Vi seguo da un pò ( in altra veste ^-^ ) e trovo il progetto molto interessante. Siete tutte bravissime!!
    A presto, un abbraccio

  11. 2007 Agosto 15

    Il “tono minore” risulta fremente, conscio della sua condizione, unica arma per scardinare ciò che è scontato, punto di forza , in versi, per rompere degli schemi prestabiliti. Il tono minore risulta esplosivo se conosciuto a fondo.
    Michele

  12. 2007 Agosto 15

    Ho letto questi versi, con discrezione, hanno la delicatezza di voler un silenzio interiore, per congiungersi con i pensieri. In fondo il tono minore non è che il magma dentro di noi che prima o poi diventa forma, materia e vita.
    Luisa

  13. 2007 Agosto 15

    stonare in una solita orchestra è indice di un non volersi amalgare alla massa oppure di una incapacità di dominare gli eventi, c’è una certa amarezza in questo, nel farsi i conti senza l’oste :-)

  14. 2007 Agosto 15

    Comincio dall’ultimo commento, come talvolta faccio.
    Antonella, credo che la tua sia una lettura possibile, forse la meno gradevole, quella intendo di non volersi amalgamare alla massa in tutto ciò che la parola massa di negativo comporta. Si c’è. Significa anche essere scomodi. Quando tutti sbagliano essere convinti d’essere nel giusto e proseguire per la propria strada mette tutti contro, eppure, ad esempio, agire con lealtà, correttezza e onestà in una cerchia di approfittatori non è un non amalgamarsi negativo, mi sembra.
    L’altra di fare i conti senza l’oste o incapacità di dominare gli eventi, credo che per un credente (perchè intendo che non esista altro “oste” sulla faccia del cielo-terra che un Essere supremo) o semplicemente persona rispettosa delle ambizioni e desideri altrui, o consapevole del fatto che “l’universo ruota in ordine scomposto” sia messo in conto e accettato in partenza e prima ancora di partire.

    Luisa, quando ho scritto questa poesia, c’era sicuramente un bisogno di riflessione e ricerca di nuove ragioni e forza interiori, anche a forzare la propria natura.

    Grazie Michele lo prendo come un incoraggiamento. Il tono minore è un contenere il tono certamente, quanto all’essere consapevole della propria forza e fremere e scardinare, torno alla premessa di questa risposta a te dedicata.

    Ecco, Alessandra, abbiamo individuato insieme il male e la sua cura ;)

    Marina, hai letto bene il titolo in rapporto al testo. Malinconia, rinuncia, abbandono e ironia soprattutto verso sè stessi, a volte ripiegare è l’unica cosa da fare.

    Infine a Viola un grazie particolare per queste parole: “la progettualità sorge di fronte alla vita, anzi è un inno all’azione, ma un’azione serena e un’azione per cui si ritenga valga la pena mettere in gioco la propria passione”.

    Un grazie a tutti per l’attenta lettura e le belle riflessioni sviluppate attorno a questo mio scritto. Un caro saluto.

  15. 2007 Agosto 15

    ali allora è vero che gli ultimi saranno i primi! :-) a.

  16. 2007 Agosto 16
    Alivento permalink

    essì, così sarà, talvolta già è ;)

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