“Il Pellicano” di Marino Orsoni (III°puntata)

2007 Agosto 14
by marinaraccanelli

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Alvise Ubaldi di Rivapiana, il conte “miserabile” (per dirla con Martin), si presentò all’appello in un abbigliamento meno orrendo, stavolta: t-shirt impegnata, con la scritta cubitale “TU NON SEI ME”, su un paio di “pinocchietti” neri. Almeno dava l’impressione di una maggiore pulizia. Ma davanti a quel suo eterno grigiore fisico e (si vedeva) spirituale, il commissario ebbe la tentazione di confermare il giudizio di Martin, il pilota. Naturalmente, nulla trasparì dal suo sguardo professionale.
“Signor conte, la ringrazio per la puntualità”, cominciò Corsi, sperando di ingraziarsi quella sfinge in miniatura, sfuggente nella sua disponibilità.
“Io non prendo neppure in considerazione chi arriva in ritardo” fece questi, con aria di sufficienza.
“Lodevole principio” ammise Corsi “anche se un po’ drastico. A proposito, com’era la principessa?”
“Puntuale, se è questo che intende. Io la conoscevo talmente bene che potrei raccontarle, qui e adesso, la sua vita e i suoi “miracoli”…”
“Anche la sua morte?” insinuò Corsi.
“Ne so meno di lei” rispose il conte, in tono distratto.
“La sua conoscenza della principessa era anche intima?”
“Dipende.”
“Cioè?”
“Giocavamo nudi, io e lei, fin da piccoli e abbiamo continuato a farlo per decenni. Se per lei questa è intimità…”
“Signor conte, non sfugga alla domanda, per favore.”
“Sono tenuto a rispondere?”
“Veda lei. Prima o poi, dovrà pur farlo.”
“Ebbene sì, lo confesso.”
“La sua sincera onestà le fa onore. E la ringrazio” tagliò corto il commissario, ma stava già pensando: “Questo non la racconta giusta.”
Alvise, intanto, mentre riguadagnava la sua cabina, si fermò di colpo – come per un ripensamento – e tornò dal commissario. Parlando sottovoce gli disse:
“Tenga d’occhio il duca. Non si sa mai.”
“Grazie. Visto che è in vena di confidenze, mi dica: a chi appartiene lo yacht?”
“A me e Leonina.”
A Corsi girava un po’ la testa, ormai.

Giuseppe Maria Orsetti, il duca, non si degnò di andare lui dal commissario, ma lo attese nella sua cabina, sprofondato in una comoda poltrona, su cui stava appoggiato anche l’inseparabile bastone. Corsi bussò piano, ma la risposta fu perentoria, militaresca:
“Avanti!”
Questo lo mise un po’ in soggezione, tuttavia cercò di rimanere lucido, disinvolto, conscio dell’importanza fondamentale di quel colloquio.
“Buonasera, duca.”
“Buonasera? Buonanotte, vorrà dire. Io a quest’ora dormo da un pezzo, perché mi sveglio all’alba. Per colpa sua sto perdendo ore di sonno prezioso.”
L’attacco frontale sorprese il nostro commissario, che incassò come poteva.
“Mi dispiace, mi dispiace davvero. Ma era necessario ascoltare subito tutti i passeggeri. Lei capisce…”
“Non tanto. Domani sarebbe stato uguale, secondo me.”
“Se permette, non sono d’accordo con lei. Il ferro bisogna batterlo finché è caldo.”
“Questa l’ho già sentita. Che vuole sapere da me? E gli altri, li ha già ascoltati?”
“Se me lo concede, qui le domande le faccio io.”
“Spari, allora.”
“Qualcuno ha fatto delle insinuazioni sul suo conto…”
“Lo sapevo. Quel miserabile di Alvise…”
” Miserabile? Strana coincidenza” pensò il commissario. E chiese:
“A chi appartiene lo yacht?”
“La barca è mia, naturalmente.”
“Possibile?” rifletté Corsi. Ma c’era qualcos’altro che voleva sapere.
“Com’erano i suoi rapporti con la principessa?”
“Ottimi. Come le ho già detto, le nostre famiglie si conoscono da secoli. Noi due perpetuavamo la tradizione.”
“Già. Nessuno screzio, nessuna incomprensione?”
“Vuole scherzare? Ci capivamo al volo, e ci volevamo un bene dell’anima. Con lei se ne va anche un po’ di me.”
“Una profonda amicizia, dunque.”
“Per l’appunto. Quello che purtroppo non c’era fra Leonina e mia moglie…”
“Come mai?”
“Cosa vuole che le dica. Affari di donne: piccole invidie, gelosie…”
“Immagino. Niente di serio, comunque.”
“Proprio così. Serve altro?”
“No, almeno per il momento. Grazie; le auguro di recuperare il sonno perduto.”
Mentre si congedava, Corsi ebbe un attimo di distrazione, e urtò il bastone che rovinò a terra.
“No!” urlò il duca.
“Sono mortificato” disse Corsi, in un soffio. “Glielo raccolgo subito.”
“Lasci stare, faccio io.”
Giuseppe Maria Orsetti stava già alzandosi dalla poltrona, ma il commissario fu più veloce, e gli rese il prezioso cimelio, dopo averlo esaminato con una rapida occhiata.
“Dia qua, dia qua” brontolò il duca. “Lei rischiava di danneggiare un oggetto così prezioso.”
“Mi perdoni; sembra intatto, però.”
“Meglio per lei. Altrimenti quella distrazione le sarebbe costata cara.”
“Scusi tanto. Buonanotte, duca.”
Corsi lasciò la cabina, e subito la sua faccia desolata si rischiarò in un bel sorriso.
“Caro duca” pensò “tu non mi freghi; anzi, non ci freghi.”

Restava Clara, la duchessa trottolina. Corsi andò a trovarla nella sua cabina, separata e lontana da quella del marito.
“Coppia aperta o scoppiata? Valli a capire, questi nobili.”
La riflessione sfuggì a Corsi proprio nel momento in cui bussava alla porta. Una vocetta argentina rispose:
“E’ lei, commissario? Venga, venga.”
Corsi ammirò l’eterno sorriso di Clara e la sua toilette da sera di un bell’azzurro. La duchessa, in quella mise, gli parve un’altra donna. Le sue mani restavano piccolissime e paffute come le braccia, però bisognava ammettere che qualche volta l’abito faceva il monaco.
“Allora, signor commissario, c’è qualche novità?”
“Signora duchessa, se io fossi soltanto un uomo, risponderei subito alla sua domanda. Ma sono anche un commissario, e non posso farlo.”
“Capisco. Ha parlato col mio consorte?”
“Poco fa. Lui dice che c’è stato qualche screzio, fra lei e la vittima…”
“Non badi a quel bugiardo. Eravamo due corpi e un’anima sola. Lei lo sa già.”
“Certo. Me l’aveva detto. Ma…”
“Il resto è frutto di invidie, maldicenze.”
“Immagino. A proposito, a chi appartiene lo yacht?”
“A me e Leonina, appunto. Mio marito non voleva pensieri, e ha preferito rinunciare alla proprietà.”
“Senti, senti” pensò il commissario. “Qualcuno sta mentendo. Ma faremo i conti, alla fine.”
Poi insinuò:
“Ho sentito che la principessa aveva dei gioielli favolosi.”
“Beh, sì. Non come i miei, però. Questo mi fa venire in mente che ho dimenticato di riferirle un particolare forse importante.”
“Mi dica.”
“Leonina, quando l’ho vista lì, senza vita” la voce le tremava un po’ “indossava una collana. Più tardi, quando è arrivato lei, il collier era sparito.”
“La lingua batte…” riassunse Corsi fra sé e sé. Ma aveva fretta di tirare le somme.
“Grazie, duchessa, il suo aiuto mi è stato prezioso. Forse come i suoi gioielli…”
Sul volto di Clara Lopez Castillo comparve un sorriso leggermente amaro.

Di lì a poco, tutto il “Pellicano” dormiva profondamente.

Il giorno dopo era splendido: la pioggia aveva ceduto il posto a un cielo limpido e scaldato amorosamente dal sole. Venezia, magnifica sempre, aveva un aspetto imperiale.
Il commissario si svegliò di buonora, e dopo una ricca colazione preparata dal solerte Habibi (col quale parlò a lungo tranquillamente, visto che gli altri dormivano ancora), riprese con voglia rinnovata l’indagine. Ripensò a quello che aveva scoperto il giorno prima, ai colloqui avuti con tutti i passeggeri e l’equipaggio, alle sorprese e alle conferme. Riordinando le idee, scoprì compiaciuto che il cammino procedeva piano, ma sicuro.
Telefonò più volte ai colleghi della sezione investigativa, a quelli della Scientifica, e si fece portare a bordo, da un agente, un pacchetto che conteneva un proiettile e qualcosa che assomigliava molto a un passe-partout. Insomma si diede da fare, e all’ora di pranzo si presentò in tavola con un’aria soddisfatta.
“Buongiorno, commissario” cinguettò la duchessa Clara “come va l’indagine ?”
“Non mi lamento, grazie. Auguro ai presenti buon appetito e buona siesta pomeridiana. Vi comunico fin d’ora che questo pomeriggio alle cinque siete tutti invitati nel soggiorno; anche l’equipaggio, naturalmente. Ho delle cose importanti da dirvi. Non dovete, anzi non potete mancare.”
Le ultime parole di Corsi tolsero un po’ di appetito ai commensali, ma il nostro commissario finse di non accorgersene.

(segue l’ultima puntata)

6 Risposte leave one →
  1. 2007 Agosto 14

    Mi sembra che qui non ce la contino giusta…
    Come so che stanno tutti mentendo? Semplice: lo yacht appartiene a me ;)

  2. 2007 Agosto 14
    marino permalink

    Il fatto è che bisogna aspettare la quarta e ultima puntata…

  3. 2007 Agosto 14

    E’ piacevole e sorprendente questo rimando tra i presunti colpevoli, con quell’aria di chi “il più pulito ha la rogna”. La barca sembra in viaggio e presto ci sarà l’approdo. Peccato.
    Michele

  4. 2007 Agosto 14

    Sottile e curioso questo racconto che ha l’aria sorniona di soffermarsi su un “mondo” decaduto.
    Ricordo che anni fa questi bei racconti venivano pubblicati sulle riviste, sui quotidiani, oggi purtroppo si è persa questa piacevole abitudine letteraria.

  5. 2007 Agosto 14

    a Luisa: abitudine che rimpiango anch’io, è anche per questo motivo che ho chiesto a Marino un suo racconto per ripetere l’operazione “puntate”:-)
    marina

  6. 2007 Agosto 14

    La rimpiango anch’io e anche per questo motivo il giallo di marino a puntate mi aggrada assai. Vedo che Corsi ha già capito molto, qualcosa mi dice che sia stato il bastone a suggerirgli la verità ma io non ho capito cosa! :-) )) mi sa che dovrò aspettare la prossima puntata. ciao antonella

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