Maschio di Silvia Molesini

2007 Agosto 4
by Molesini

 

Cos’è un essere maschio
perfonde?
prolunga?
estrae?
O un essere maschio attrae
dove un’ isola manca minore e
dove il vento che vento appare
depone, un essente maschio la
ritrae?
O un essere maschio spande
per le mille maniere del nido per
terra, la terra sbandata sbiella
appone e un’ entità maschia a sé
l’appella?

Direi che suole, a giorno sorto
girare attorno al marchingegno mondo
e ama portare a chi si annette e Annie
un risultato impertinente, un niente
due broccoletti
l’ asta del pane
dame di vino giallo e
spropositato sudore
questo a imperlarlo
di, anche, quell’odor santo
del caprone.

32 Responses leave one →
  1. 2007 Agosto 4

    ah, un sollievo. davvero. intelligente. mi piace molto.

  2. 2007 Agosto 4

    in bilico fra protesta e ironia, una personale antropologia in versi
    marina

  3. 2007 Agosto 4

    noto che l’uomo nella foto è calvo o shaved, ha peli sul braccio, muscoloso nella schiena come uno scaricante di porto o un body builder ed è …ehm…posto di schiena…come a ricevere una coltellata o qualcos’altro a tradimento. oppure si è disposto alla sottomissione. ma di chi è la foto? bisognerebbe inserire un photo-credit.

  4. 2007 Agosto 4

    L’uomo visto di schiena è lì a ..”girare attorno al marchingegno mondo”. Molto bella l’intera strofa.

  5. 2007 Agosto 4

    chiaramente, quando si scrive in modo così mirabolante del sesso, si intuisce una ‘full-immersion into the subject matter’. la capacità speculativa infatti è anche data dalla vicinanza alla questione, e non solo dalla distanza teorica. sebbene distanziato, per noi, si avverte come il piacere (automatico) che il maschio causa sia vivo e palpabile. qui si mette in discussione il maschio come colui che causa il soddisfacimento orgasmico mentale, che viene invece dalle capacità del soggetto femminile di fantasizzarsi. ma forse anche io come recipient del messaggio sono in una mia fantasizzazione erotica full-immersion.

  6. 2007 Agosto 4
    violaamarelli permalink

    amarognolo ritratto in versi, dai risvolti volutamente tragicomici, serissima di fondo in quel un mero appellare d’una terra che – appunto – sbarella.

  7. 2007 Agosto 4

    con rimandi leopardiani ci si interrroga sulla natura e sull’ufficio del maschio, la donzella suole ornarsi il petto e il crine e il maschio suole girare attorno al marchingegno mondo e sudare per portare a casa la pagnotta? m’è piaciuta assai. un nuovo genere eroticoironico nel perfonde?
    prolunga? estrae? antonella

  8. 2007 Agosto 4

    un testo, questo di silvia – aggiungerei, consapevole che la mia riflessione sia superflua in quanto il testo ha intento metacritico manifesto – che mette in luce le implicazioni politiche della pratica scritturale femminista o informata da questioni relative alla critica del genere. supremazia che malauguratamente si perpetua dell’uomo sul mondo della produzione, e sua costante manipolazione di questo mondo da ormai troppo tempo ridotto a mero marchingegno. questo aspetto non è portato avanti da istanze schiettamente speculative ma dal mettere in mostra gli esiti di un linguaggio sessista, che qui si capovolge a suo discapito. la donna ha quindi abbondantemente appreso i mezzi della sottomissione sessuale, e se ancora non mette in pratica in modo totale quelli che hanno a che fare con l’economia e il predominio, lo mette almeno in moto nel torcere quel tipico linguaggio appunto sessista con cui da sempre la società patriarcale ha praticato la riduzione sistematica dell’altro a sé.

  9. 2007 Agosto 4
    molesini permalink

    Sono “proud” che il testo abbia suscitato pensieri e svariate interpretazioni.
    Io l’ho concepito come testo d’amore. Amore bizzarro, a sto punto, se dovesse riconoscersi nel tratto tragicocomico, o in quello aggressivo di un femminismo che ribalta i ruoli!

    La domanda di partenza è subito detta: cos’è un essere maschio? Questo ente così attraente e apparentemente ben definito perché costantemente definitosi e che dall’amore per la sua autodefinizione ha scolpito il mondo?

    Ho provato, lasciandomi andare alle mie percezioni/intuizioni, quello che mi sembra un approccio atipico, un tentare l’erotico, si, quello si, del corpo-mente maschile da parte di un’istanza femminile, più che femminista (pur apprezzando le trasformazioni legate alla storica necessità femmminista).

    L’odore del caprone, per intenderci, è quello del ferormone maschile e dell’adrenalina, pare. Nulla che voglia essere menomamente offensivo. Come un Saba (ops!) che dice amorevolmente gallina, vacca all’amata moglie.

    E molta tenerezza, ci ho messo, questo volevo. Lui che gira intorno tutto il girno per portarle il pane e il vino, e lei che li vede come attributi erotici perché evidentemente questo per lei sono: dimostrazione di amore, bisogno e possesso. Ma devo rendere conto che questa tenerezza non viene vista/sentita, e vabbé.

    p.s. la foto l’abbiamo scelta con Rina, io pensavo ad un bel disegno di Licini ma devo ben capire ancora come gestire le immagini. Sono d’accordo per i credit, comunque.

  10. 2007 Agosto 4

    ah grazie silvia delle spiegazioni. no no, la tenerezza si sente, eccome…e la tolleranza del diverso che qui è accettazione, e osservazione, ed un poco assume appunto accenti ironici, lievemente patronizing, data la scelta dei lemmi. simpatico il tutto però. originale…quanto all’odore del caprone, ….un mio amico tedesco alto biondo e peloso che purtroppo lo emana suo malgrado, quasi come si trasuda dai pori un siero, nonostante quotidiane docce, profumi, shampoos e deodoranti, semplicemente se ne danna.

    cmq nelle poesie ovviamente ognuno ci proietta il suo vissuto ed è fatale che autore e lettore non abbia no interpretazioni che combacino.

  11. 2007 Agosto 4

    Trovo che la foto sia sensuale e dolce al contempo comunque. Non c’è stato tempo, in effetti, per una scelta diversa. Si può sempre cambiare.

    Io ho percepito tenerezza :) , Silvia, e ..ancor di più, nella maschia figura. Confermo che trovo bellissima l’ultima strofa.

  12. 2007 Agosto 5
    alivento permalink

    Ho già letta e commentata questa poesia di silvia in altra sede, forse lei se lo riconderà.
    Mi piacque molto a suo tempo ed ancora.
    Lascia il segno, si legge e non si dimentica, specie per l’odore di caprone-feromone. Ed è tutta uno sviluppo-interrogativo su cos’è l’uomo nella sua diversità dall’essere fisico donna, fisicità diversa e, naturalmente, approccio diverso al sesso: dove un’isola manca minore, il marchingegno mondo, ama portare a chi s’annette, spande per mille maniere e via così con brillante inventiva in costruzione che tocca l’apice in quei broccoletti, l’asta del pane e l’odore del caprone.
    Che dire in sintesi? Per quanto non sia molto accademico, e, come approccio critico ninet’affatto canonico, mi viene un solo aggettivo per sussumere: fortissima! ;)

  13. 2007 Agosto 5

    stavo pensando ieri sera a delle caratteristiche linguistiche del testo: di silvia nel rileggerlo, continuo a vederci, come mi pareva, una forte intimità sessale ed una ironia di genere, che domina, e si emancipa da ogni soggezione apparentemente subita o desiderata o attesa, tanto che l’uomo è , dalla distanza/vicinanza del corpo/mente della partner scrivente, definito come ‘maschio’ e non come uomo, o anche come creatura mitica, il ‘caprone’, le cui proprietà determinanti, prima che psicologiche o legate allo status, sono appunto sessuali. ma egli continua ad essere anche uomo, che vuole portare, annettere, sfoderare; tuttavia, malgrado sia descritto nell’atto di fare (mostrare e sguainare la spada, il membro, i soldi, la capacità di assistere e dare….eccetera) – qui l’uomo più che parlare è ‘parlato’ (!), più che vedere, è ‘visto’ (!), e nell’economia del testo,sul piano speculativo, è, appunto, qui interrogato, ‘enunciato’ (“Cos’è un essere maschio? perfonde?
    prolunga? estrae?”) e ‘compendiato’ (“Direi che suole…”) – ovvero ironicamente minimizzato – nei suoi incarichi , nelle sue manzioni notoriamente tenute e portate all’attivo:
    “ ama portare a chi s”french baguette” diventa per sostituzione il pene-pane (buono e null’altro – un “niente” – oltre alla sua circostanziale necessaria bontà).
    Continua a piacermi molto..

    ciao, credo.

  14. 2007 Agosto 5

    sorry, era saltata una frase…

    ama portare a chi si annette […] un risultato impertinente, un niente/ due broccoletti / l’ asta del pane.”, laddove la “french baguette” diventa per sostituzione vocalica il pene-pane (buono e null’altro – un “niente” – oltre alla sua circostanziale diventa per sostituzione necessaria bontà).
    Continua a piacermi molto..
    ciao, credo.

  15. 2007 Agosto 5

    uffa…sono scherzetti che mi fa il programma di word. scusatemi…riposto

    ama portare a chi si annette […] un risultato impertinente, un niente/ due broccoletti / l’ asta del pane.”, laddove la “french baguette” diventa per sostituzione vocalica il pene-pane (buono e null’altro – un “niente” , l’asta – oltre alla sua circostanziale necessaria bontà).

  16. 2007 Agosto 5

    tolta la patina che mi appannava il cervello (fa un caldo, qui, ma un caldo! 8O ), ora provo a dirti che la tua poesia è molto gradevole; mi piace l’affettuosa ironia che hai verso il sesso forte (?) e gli schiaffetti e schiaffoni che, meritatamente, gli molli.

  17. 2007 Agosto 5
    sandrapalombo permalink

    L’ho trovata piacevole e simpatica, oltre che ben strutturata come tutte le tue. Diversa dalle altre alle quali sono abituata. Vi traspare allegria. Ciao Bella. Sandra

  18. 2007 Agosto 6
    molesini permalink

    Grazie per lo sguardo che continua a tutte. Noto però l’assenza di voci maschili che pure nel blog non mancano.

    Erminia: si, si, sessuale. Parte (andando molto indietro) dal fatto che sessuale (sessuato) è buona parte dell’ordinamento del mondo pensato e realizzato. Crede (pensa a sua volta) di vederci lì una potente cifra di codifica.

    Maschio, non uomo. Uomo del resto sono anch’io, mi pluralizzano così. Faccio parte dell’umanità e una frase come “tutti gli uomini di pace” dovrebbe includere anche me. Almeno il vocabolario ed il costume questo attestano.

    Quindi maschio. Visto da femmina. Tra tutte le possibili alchimie nascenti da questo, ancora, sguardo, c’è questa qui, personale ma, come tutte le cose profondamente personali che si danno alla condivisione, convinta di poter dire qualcosa di generalizzabile.

    Del resto le nostre illusioni non avranno mai fine. Il possidente che non sa di essere posseduto (un niente…), la posseduta che non rende conto del suo possedimento e crede di essere desiderata completamente per quello che lei è…a sua volta un niente, una piccola cosa che diventa importante perché in buona parte inserita nei meccanismi interni del soggetto agente (penso ad esempio a Proust e all’amore di Swann).

    Qui lui, col suo pene-pane, è parlato e lei, che lo mangia, parlante. Dice questo di lui, e lo ama. Lo mette in un posto che le piace lui occupi, con tutta la sua illusione. Forse quello è il posto più indicato, lei pensa, che lui possa occupare. E qui cito Patti Pravo: “che succeda in un letto”.

    Il resto (le cose morali, i diritti/doveri, la bontà del vivere) sono cose da uomini (e da donne, parbleu!) , non da maschi o da femmine o da transgender o da gay.

  19. 2007 Agosto 6

    Una descrizione non descrizione, una presenza mitologica che non è più mitologica, una fisicità involuta che resta pur sempre un punto di riferimento.
    Michele

  20. 2007 Agosto 6

    Un ritratto di raffinata ironia. Il maschio che ha la possibilità di sorprendere senza saperlo.

  21. 2007 Agosto 6
    alivento permalink

    Che gli uomini non commentino con facilità un post del genere si può anche comprendere (onore a michele per questo); forse genera un vago imbarazzo essere visto specularmente con un approccio del genere, generalmente insistentemente proposto dall’uomo (ops maschio) verso la donna (ops femmina), cioè la curiosità verso quel mistero sessuale che è il corpo femminile, con tutti i suoi tipici attibuti, quando invece è del tutto comprensibile che analogo sentimento di profondo interesse a sondare, capire, possedere (possedere?) possiamo provare noi donne e femmine.
    In effetti ammetto una certa remora a dire maschio solo maschio e femmina in quanto tale, così convintamente convinta d’essere imbastita di anche l’altra metà (morale-intellettuale-spirituale) che rende complessa/diversa la nostra animalità. Sebbene sia vero che il nostro essere è essere maschi e femmine della specie uomo, sebbene sia vero che similmente la leonessa annusa il suo leone, quanto meno la prima volta che lo conosce e si chiede, sono convinta, che mai sarà questo essere così diverso da me e, soprattutto, che vuole?
    Così come la gatta partoriente la prima volta si chiede che succede mai? cos’è questo fatto che mi sta accadendo?
    Ecco a pensare/vedere questo svolgersi naturale tra gli animali allora dire femmina, si “naturalmente” mi va anche bene.
    Poi, senza alcuna rivendicazione femminista se parlo della natura umana dico uomo e includo la donna, per quanto umanità mi sembri in effetti politicamente più corretto.

  22. 2007 Agosto 7

    diciamo che – con tutta la loro stronzaggine – inglesi e americani sono i leaders dei trends, e l’espressione, connessa all’ossessione della “political correctedness” l’hanno ideata loro , a loro spese, e lo sanno…tant’è che, di recente, negli ultimi due tre anni, tanto per andare controcorrente e sconvolgere come al loro solito l’audeince piccolo borghese – i copyright inglesi e americani hanno inventato la political incorrectdness, “perchè – dicono – mica vogliamo essere sempre noi occidentali puritani i portatori dello stucco e del piombo?!”

    chiaramente qualche intelliggentone anglo-americano, viaggiando, ci ha copiato, e adesso fanno loro i political incorrect nei media!

  23. 2007 Agosto 7

    sorry sorry, nella fretta…leggi:

    Incorrectness
    Incorrectness
    Incorrectness

  24. 2007 Agosto 7

    volevo aggiungere che sono una puritana e l’uomo lo vedo solo come uomo, mai come animale maschio. ma questo lo so,,,,è un mio limite. non so entrare nel mito. vedo solo nell’uomo il miserabile.
    :)

    erminia

  25. 2007 Agosto 7

    “miserabile”…nel senso buono del termine.

  26. 2007 Agosto 7

    audience, of couse…..

  27. 2007 Agosto 7
    alivento permalink

    Erminia! mi stai facendo morire dal ridere.
    Tu che non riesci a vedere il maschio…ma dai, non ci credo, non ci credo e non ci credo. Ecco.

  28. 2007 Agosto 7
    cara polvere permalink

    “O un essere maschio attrae
    dove un’ isola manca minore e
    dove il vento che vento appare
    depone, un essente maschio la
    ritrae?”

    o come un sabba, più che un Saba?
    bene, anche qui adrenalina e feromoni.
    dio Pan. terra. e radici.
    il maschio torna alla donna di tergo
    e virgo – donna come terra e arciera
    terrosa –
    -torna al matriarcato delle poppe che
    cercano erbe prima dello stanziarsi
    dello sperma-
    e torna in poppa dall’sola
    l’origine è femmina, anche. l’uomo dopo,
    capitano-
    Silvia che sempre e per questo stimo,
    rende e tende l’arco senza belletto come d’amazzone innamorata e pratica
    mi piaci Silvia, perche
    di giudizio assente, sempre- piuttosto sguardo verso l’uni- verso multis- oggetto/ivo
    un saluto
    paola

  29. 2007 Agosto 8

    Paola. E’ un onore.

  30. 2007 Agosto 8

    dolce Ali, non scherzavo del tutto. Nel concetto mitologico del dio caprone esiste un innatismo e irrazionalismo che impone al maschio la prerogativa non negativa dello stupro, la sua legittimazione. Ecco perché, tra Pan e l’efebico Apollo, c’è da femministe comunque amanti dell’uomo da preferire senza dubbio il bel giovane colto dell’antica Grecia, e non il maschio stupratore di ninfe in fuga, che l’ha fa sempre franca. Oggi questi Pan verrebbero seguiti e impallinati dalle stesse ninfe, come la vedo io, e credo le mie amiche. ma inquesta poesia c’è ironia verso il caprone. non 100 per 100 elogio.

  31. 2007 Agosto 8

    (capite. sono fortemente presbite data la vecchiaia! scusatemi) : correggo….LA FA SEMPRE FRANCA

  32. 2007 Agosto 8
    cara polvere permalink

    @Silvia

    è mio, leggerti.
    grazie
    paola

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