Il messaggio dell’imperatore


Il tema dell’attesa di una cosa desiderata che non arriva mai e che pure con fiducia e pazienza si aspetta per anni e anni,  fino a morire o morirne, è bellissimo. Questo breve racconto di Kafka che vi propongo, pur nella sua brevità, lo esprime mirabilmente e lo coniuga ad una molteplicità di suggestioni e di senso che rendono il testo affascinante, come un diamante dalle mille sfaccettature. Già dal momento iniziale della consegna del messaggio è stupefacente che  l’imperatore, alto, irraggiungibile, potente, enormemente più importante, è stupefacente che, in questa divina immensità, egli pensi al suo minuscolo e sperduto suddito.
C’è il mistero contenuto nel messaggio: cosa avrà mai voluto dire l’imperatore in punto di morte al suddito? Cosa si può rivelare? Cosa concedere? Comunicare, confidare, richiedere, affidare. Forse la visione di ciò che ci attende oltre la morte, forse il futuro del mondo, forse un premio, una grazia, una verità? C’è la distanza insormontabile tra il latore del messaggio e colui che l’attende a tradurre il senso dell’incomunicabilità, della separazione, la cesura insanabile tra il creatore e la sua creatura, tra empirico e trascendente, tra le classi sociali. C’è il percorso del messaggero, lungo e oltre palazzi e strade, folle e case; cose che incontra il messaggero, che davanti a lui si ergono come ostacoli al suo procedere, lo rendono difficile faticoso fino al punto da rendere la meta un punto d’arrivo tanto agognato, tanto impetuosamente cercato, quanto impossibile; metafora delle insormontabili difficoltà che la vita, talora, ci propone. E’ un racconto costruito con grande senso del tempo e successione degli eventi, in un crescendo soffocante e incombente, fino alla chiusa sconfortata e desolante, eppure nel contempo dolce, serena, sognante. Il sogno che dona ogni sera conforto all’inutilità d’ogni impresa. Sembra una favola, una speranza, qualcosa che rimane tra la miseria della quotidianità e l’altezza sognante delle vette, dell’aldilà, della gioia, della notizia meravigliosa che da sempre si aspetta e non si sa nemmeno cos’è.

IL MESSAGGIO DELL’IMPERATORE (FRANZ KAFKA)

L’imperatore – così si dice – ha inviato a te, al singolo, all’umilissimo, suddito, alla minuscola ombra sperduta nel più remoto cantuccio di fronte al sole imperiale, proprio a te l’imperatore ha mandato un messaggio dal suo letto di morte. Ha fatto inginocchiare il messaggero accanto al letto e gli ha bisbigliato il messaggio nell’orecchio; tanto gli stavi a cuore che s’era fatto ripetere, sempre nell’orecchio, il messaggio. Con un cenno del capo ne ha confermato l’esattezza. E dinanzi a tutti coloro che erano accorsi per assistere al suo trapasso: tutte le pareti che ingombrano sono abbattute e sulle scalinate che si ergono in larghezza ed in altezza stanno in cerchio i grandi dell’impero; dinanzi a tutti questi ha congedato il messaggero. Il messaggero s’è messo subito in cammino; un uomo robusto, instancabile; stendendo a volte un braccio, a volte l’altro fende la moltitudine; se incontra resistenza fisica indica il petto dove c’è il segno del sole; egli avanza facilmente come nessun altro. Ma la moltitudine è enorme; le sue abitazioni non finiscono mai. Come volerebbe se potesse arrivare in aperta campagna e presto udresti il meraviglioso bussare di suoi pugni al tuo uscio. Invece si affatica quasi senza scopo, si dibatte ancora lungo gli appartamenti del palazzo interno; non li supererà mai, e se anche ci riuscisse nulla sarebbe ancora raggiunto; dovrebbe lottare per scendere le scale, e se anche ci riuscisse nulla sarebbe ancora raggiunto; bisognerebbe attraversare i cortili, e dopo i cortili il secondo palazzo che racchiude il primo; altre scale, altri cortili; e un altro palazzo; e così via per millenni; e se ci riuscisse infine a sbucare fuori dal portone più esterno, si troverebbe ancora davanti la capitale, il centro del mondo, ricoperta di tutti i suoi rifiuti. Nessuno può uscirne fuori e tanto meno col messaggio di un morto. Tu, però, stai alla tua finestra e lo sogni, quando scende la sera.

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17 risposte a Il messaggio dell’imperatore

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  2. Chiara Sambo scrive:

    Kafka grande e amatissimo, genio impareggiabile. Lo tengo sempre vicino, non finisce mai di insegnarmi.
    Anche qui, il suo tema fondamentale, il suo tormento: l’angoscia dell’impotenza, l’abisso dell’incomunicabilità, attualissimo in tempi in cui la comunicazione sembra globale e – diciamocelo – è invece (né può essere altrimenti) solo di superficie.

  3. antonella scrive:

    l’imperatore e il suddito, il messaggero e il messaggio. che c’è, c’è il mittente e il destinatario, è il mezzo che non va, che è insufficiente, che è incapace di svolgere il compito assegnatogli dall’imperatore il quale avrebbe dovuto tener conto dell’incapacità del suo messaggero, così anche l’imperatore è stato un incapace e anche il destinatario lo è, egli invece di stare affacciato alla finestra avrebbe dovuto fare dei grandi segnali di fumo per indicare al messaggero la strada giusta, quella che deve percorrere il messaggero per arrivare a lui. a.

  4. blumy scrive:

    Kafka e Beckett, Kafka e Buzzati. Un tema comune a dei grandi scrittori ma diverso perchè diverse sono le personalità e l’approccio alla scrittura.

    però, stai alla tua finestra e lo sogni, quando scende la sera.

    cito la frase finale, che mi coinvolge perchè quel ‘quando scende la sera’ ha, per me, un’unfinità di richiami.

  5. alivento scrive:

    Blumy, quella frase finale è, secondo me la chiave di tutto il racconto. In fondo non importa il contenuto del messaggio, neanche la consapevole incapacità del messaggero. Ciò che realmente conta è l’attesa sognante, chè è conforto e speranza, che dà forze per un altro giorno, che culla e consola ogni infelicità alla finestra di questa terra.
    Il tema dell’attesa di “Apettando Godot” non contiene questa consolante certezza, mentre qui, il messaggio dell’imperatore morente, potrebbe essere inteso come metafora dell’attesa della morte per una vita intera, similmente all’attesa dei tartari per giovanni drogo.

  6. alivento scrive:

    Antonella il tuo spirito manageriale prende il sopravvento ;)
    Concordo: questa squadra nel raggiungere gli obiettivi non quadra affatto . Io suggerisco:
    1) “cazziarli” (si può dire cazziarli?) tutti
    2) rimuovere l’imperatore che ha maggiori responsabilità
    3) punire il messaggero che ha fallito
    4) far lavorare costantemente il suddito così che non abbia più il tempo d’aspettare.
    Caramente e scherzosamente

  7. antonella scrive:

    kafka era anche un impiegato, sono sicura che anche lui pensava a questo, ha messo in prosa una squadra non vincente :-)

    squadra che non vince si cambia, che il suddito diventi messaggero, l’imperatore suddito, il messaggero imperatore.

  8. alivento scrive:

    Chiara, incomunicabilità, l’attesa, la vanità d’ogni sforzo, il senso d’estraniamento, sono temi in cui mi ritrovo molto anch’io.
    In particolare in quello dell’incomunicabilità c’è molta sfiducia nell’utilità della parola, nella capacità dell’uso della ragione, della logica, della corretta valutazione di convenienza che non sia compiuta sol alla luce dei propri limitati interessi (specie da parte di chi dovrebbe essere in grado di valutare quelli comuni). La comunicazione globale ha poi come suo intrinseco il connotato la velocità, per questo motivo ogni forma comunicativa globale soffre di superficialità.
    Tuttavia, credo di poter dire che qui e in altri siti che si occupano di poesia, letteratura, società e cultura a certi livelli, con certi interlocutori, superata la fase di ricerca dell’aggregazione (fare community, conoscersi) si cerca di andare un pochino più a fondo col pensiero e la riflessione. Perlomeno la mia impressione è questa.

  9. alivento scrive:

    io mi propongo per fare l’imperatore, ovviamente :P

  10. alivento scrive:

    magari un pochino vivo

  11. michele scrive:

    Concordo con Alivento sull’idea dell’attesa sognante e sul libro in sè. Giusto per completare l’informazione il racconto di Kafka, da non perdere, è pubblicato da Adelphi.
    Michele

  12. essenziale poter comunicare, eppure chi può sapere, quand’anche l’imperatore riuscisse a far giungere il suo messaggio al suddito, se questo messaggio sarebbe giustamente recepito , o non del tutto stravolto? certo, per il misero basterebbe un soffio, un simbolo, poter dire: ecco, qualcosa è arrivato…
    così succede spesso anche a noi: in fondo è importante che arrivi un segnale di interesse, di amore, nella vita reale e in rete, poi … magari ognuno lo decodifica a modo suo, questo segnale, ma intanto è arrivato…la volta dopo, cerchiamo di entrare meglio nella sostanza del messaggio, ma è un cammino molto difficile, secondo me non finisce mai…
    marina

  13. alivento scrive:

    marina, dici parole sagge, a cominciare dal discorso del lanciare un segnale di qualunque tipo esso sia, un segnale è già comunicazione, il segnale deve pervenire al destinatario questi provvede alla decodifica con gli strumenti cognitivi di cui dispone, il fatto è che non sempre si hanno tempo, volontà, strumenti, interesse e attenzione sufficienti per decodificare il segnale, nel caso del racconto poi, il segnale è già pervenuto, se non fosse pervenuto l’umilissimo suddito non starebbe alla finestra ad aspettare; evidentemente sa d’essere il destinatario di un così alto messaggio.

    Michele gradisco molto la concordanza con i miei sensi…”il messaggio dell’imperatore” è pubblicato da Adelphi all’interno di una raccolta che porta questo titolo ma contine oltre 30 racconti di kafka, poi è stato pubblicato anche da Mondadori in “La metamorfosi ed altri racconti” e da L. Reverdito editore ne “La metamorfosi”.
    Questo racconto breve e folgorante è particolarmente efficace, a mio avviso, per cogliere la grandezza dell’autore. Ma “la metamorfosi”, e “la condanna”, in particolare sono particolarmente impressionanti…fino all’orrido, e tuttavia, in condizioni di salute mentali quanto meno discrete, davvero da leggere. ;)

  14. gugl scrive:

    bello che ti occupi anche di narrativa. Terrò presente :-)

  15. alivento scrive:

    e certo, faccio esercizio per quando smetterò di scrivere poesie

  16. Novalis scrive:

    Antonella prova andarci tu … a quel paese per vedere se ti riesce a consegnare il msg.

    saluti e salute a tutti

  17. mariapia scrive:

    Anch’io ho pensato a Buzzati, Beckett, anch’io credo che l’attesa sia uno delle figure di passaggio tra l’angocia e la scrittura che più ha reso il grande F.K. un modernissimo poeta..

    MPia

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