Se ti si potesse rispondere – di Silvia Molesini
Se ti si potesse rispondere
ti direi che nessun sangue è legge
legge farei la tua distanza
dal disegno
e legge la stanza della penisola
arida, ambigua
che latita e sfregia
il mattino a pomeriggio
legge, se serve, a figlio
mai nato, il chiaro senso posto
dalle tue poesie, le afasie
illuminate
che di chi sa cos’è difficile
farsi ruolo e dividere
non si dica mai tornato
non si pensi impossibile
questo se ti si potesse rispondere
per quante volte letto
un pianto supremo
impellente spropositato
nel tuo scrivere liquido
e pianto di quel pianto
quanto il pianto mi ha pianta
cosa disperata io, io
tanto che se ti potessi rispondere
mi parrebbe sfinente trovare le parole
e accorgermi che niente soccorre
se ha fermo lì tutto l’amore.





Una poesia certo convincente, una specie di dialogo a distanza- che il lettore può cercare solo di intuire- ma che si indovina tormentato.
un ritmo serrato sostiene la poesia che si gioca sulle ripetizioni e sulle assonanze. ciao antonella
Una poesia tormentata, l’incedere delle parole che si confrontano con un percorso personale non terminato.
Michele
non so, è strana, come incompleta, mancante di qualcosa, fremente d’urgenza dell’ immediatamente scritta- verso- pensata, eppure mi prende soprattutto da quella prima strofa che dice per tre volte “legge”.
Inchioda e si fa leggere bene fino alla fine, lasciando pensosi, curiosi, sentendola propria come di una bella poesia, si vorrebbe poter continuare la storia, capire il tormento, la mancanza, l’interlocutore, capire la sofferenza, consolare a propria volta.
Il cuore della storia è questo
“questo se ti si potesse rispondere
per quante volte letto
un pianto supremo
impellente spropositato”
la spiegazione “se ha fermo lì tutto l’amore” è splendida
E per tutto questo brava e grazie
ali
Grazie a voi dell’attenzione.
E’ un sentimento di impotenza, reciproca, patita sia da chi è osservato che dall’ osservatrice, che forse spezza il testo e mette a chiaro la distanza tra tutti gli attori del gesto.
Ma l’ho sentita importante, e persino tracciata in movimenti diversissimi.
La pena vera, Michele, è nella consapevolezza che quel percorso NON terminerà proprio.
la mia impressione personale è quella di un monologo che vorrebbe farsi dialogo (tremendo problema, che ciascuno ha con il prossimo, con il prossimo più caldo e vicino – amante, parente che sia, che ciascuno ha con il proprio dio – nota la minuscola), ma il discorso inizia con un forte controllo di pudore e astrazione, ma l’urgenza di dire comunque, in qualunque modo le parole siano recepite, l’urgenza del tormento chiuso, soprattutto, è tale che il discorso si scioglie gradualmente, si fa liquido – eppure, qui dev’essere la caratteristica del tuo particolare genio espressivo – senza perdere mai quel suo stilema espressivo di ripetizioni e assonanze (come dice Antonella)…insomma, ci sono scintille incandescenti, sparate fuori da uno strumento metallico molto controllato
marina
reciproca, sì.
Rr
“se ti potessi rispondere”,
in questo inizio che fa pure da titolo, sta tutto il senso della poesia di Silvia Molesini
In questo inizio tutta la potenza (e prepotenza) del dubbio.
E’ del poter rispondere e dunque di una possibile risposta che non si è certi, per chi
“sa cos’è difficile farsi ruolo e dividere”
per chi si accorge
“che niente soccorre se ha fermo li tutto l’amore”
complimenti
margherita rimi
Se ti si potesse rispondere
ti direi che nessun sangue è legge
legge farei la tua distanza
dal disegno
leggo la sofferenza che deriva dall’incapacità di capirsi, di dialogare, di comunicare davvero. E poi la sofferenza diventa qualcosa che non trova – nemmeno lei – sbocchi e le lacrime rimangono dentro, si cristallizzano. E l’amore sta dentro anche lui, fermo, silenzioso.
Le parole hanno lo sconforto di ritornare indietro, quasi un soliloquio che nemmeno il pianto riesce a sopire. Versi intensi, reali e solitari.
Le tue poesie non sono di facile lettura, sono ricche di richiami, limate e lavorate sino a raggiungere lo stile che ti è consono. Questa mi ha trasmesso più che tristezza , malinconia da quel “nessun sangue è legge/ legge farei la tua distanza/ dal disegno” sino alla chiusura che ho trovato dolcissima. Sandra