Ignazio Azzara – Condomini # 3 – di Dario D’Angelo

Mi stavo accattàndo il pane quando si avvicinò Gessica la figghia di Ignazio Azzara il parrucchiere.
Era con sua madre Margherita.
“Totò me la racconti una favola? Totò! Totò! Me la racconti una favola?”
Chinnisàccio che ci passa nella testa ai piccirìddi. Io non ciavevo mai parlato a quella pupìdda e quando la taliavo era solo pecchè sua madre mincantesimava.
Margherita ciavi un culo che pare una campana e io la immaginavo sempre mentre suonava a festa.
Comunque che ci dovevo dire. Accalài la testa taliando le cosce ciauruse della mammina e con un sorriso risposi allaltra fimminedda che appena faceva scuru venivo a casa sua per raccontarci una bella storia. La picciridda mi passi contenta e sua madre seriaseria rapìu la bocca. Ma solo per dirmi:
“Laspetto allora! A più tardi.”
Dopo tanti anni ormai li sàccio tutti i movimenti del palazzo.
Suo marito non si arricugghièva mai prima delle undici e nella mia testa stavo cominciando a fare cunti e cunticini.
Mi fici una doccia e aspettai il momento.
Erano le sette quando massittài vicino al letto di Gessica e accuminciai:
“Tanto tempo fa cèra un posto dove tutti campavano felici. Non ci mancava nenti e nenti dovevano fare”
“Totò! Totò! E cèrano i gelati?”
“Sì! Sì! Cèrano”
“Totò! Totò! E i cammelli? Cèrano i cammelli?”
“Sì! Sì! Cèrano”
“Totò! Totò! E cèrano anche i pochemon?”
“Sì! Sì! Cèrano”
Già mi stavo stancando.
Margherita ci guardava messa di profilo vicino alla porta e io nella mia testa ci dicevo alla piccirìdda:
“Addumìsciti! Addumìsciti! Addumìsciti che ci faccio vedere il battagghio a tua madre”
Invece con la bocca rispondevo a tante di quelle domande che mero dimenticato anche la storia che ci volevo contare.
Quando mi arrusbigghiài Gessica dormiva stringendomi il naso tra le dita. Lùttima cosa che mi ricordavo era lei che mi diceva: “Questo è locchio bello”
Mi alzai allèggioallèggio per non fare rumore e guardai lorologgio.
Era luna di notte.
Ma pecchè nessuno maveva svegliato?
Pensai che forse non mavevano voluto distubbare ma appena niscii fuori dalla stanza della piccirìdda arrivai a capire il vero motivo. Senza fàrimi sèntire dai musicanti vutai come a un suggi e pigghiai la strada delle scale.
Stavo scendendo alla mia casa quando sentii la voce di Margherita:
“Totò.Totò. Ma ùnni vai?”
Mi vutai un attimo e visti il paradiso, ma poi pensai che a me le feste non mi piacciono.
Cè troppa confusione.
Accussì ci risposi solo buonanotte e continuai a scendere.
fonte immagine: http://lubna.altervista.org





questo è l’occhio bello e questo è suo fratello!
questi condomini in catanese sono quadretti deliziosi. ciao antonella
ps: ma lui lo sa che ogni lassata è pirduta?!
E certo che lo sa
però è un po’ all’antica e questi “menaggi attrua” (come direbbe lui) gli risultano indigesti
Grazie Antonella
arrusbigghiai ???
spassoso come la prima parte.
Non capisco però perché il testo non è completamente in lingua. Io avrei detto:
Mi stava accattannu ‘u pani quannu s’avvicinau Gessica ‘a figghia r’Ignaziu Azzara ‘u parrucchieri.
- A me diverte troppo scrivere in siciliano ..se avete bisogno di un consulto
)) sono qui.
Per Blumy:
)
arrusbigghiai ??? vuol dire svegliai
m’arrusbigghiai= mi svegliai o mi sono svegliato (però in siciliano tutto è al passato remoto
Ciao
Ciao Blumy, grazie
Rina, quello che volevo ricreare (molto casualmente nei primi raccontini scritti) era quello strano miscuglio di antico siciliano, italiano scolastico e parlato televisivo che ha accompagnato la mia infanzia e che (ahimè, con dosi diverse) ancora contraddistingue molte di quelle discussioni che amo origliare o a cui partecipo con vivo piacere
Comunque grazie Rina per l’offerta, non è che mi aiuti a mettere gli accenti?
Me lo chiedono da sempre ma io non mi decido ad iniziare…
Ciao, Dario.
Volentieri. Intanto, va bene cosi? Ci sarò ancora, tranquillo.
Bello sarebbe anche che diverse parole, addumiscìu, arrusbigghiàrisi, per esempio, e altre specifiche del dialetto, venissero
postate sotto con il significato in italiano. Che ne dici?
Tutto perfetto Rina, grazie
Pensa che , pur non conoscendo il dialetto, i tuoi brani li intendo benissimo!:-)
Ciao! Son contento di non scrivere solo per i siculi
Dario.
I tuoi condòmini sono tutti, uno per uno, dei gioiellini, e non mi capacito che non siano ancora editi su carta. Ma questo lo sai, te l’ho già detto altrove e anche di persona.
Forse ti ho già detto anche che ho affrontato Camilleri (per la precisione Il re di Girgenti, piaciutissimo) solo dopo essermi prima scontrata e poi conciliata col tuo linguaggio ibrido. A proposito del quale, penso che sia un ingrediente insostituibile per conferire a questi flash tutto il loro sapore.
ciao, caro
Chiara
Commento il tuo post e, a sorpresa mentre sfoglio alla ricerca di più attente riletture, trovo qui le tue parole…
grazie cara Chiara