
L’avvoltoio che mi resta fisso alle spalle
non è nulla, non è quello il male
il male è il deserto che mi è dentro
al limite fra una parola e il silenzio
un dolore che se avesse coscienza di essere,
urlerebbe delle lacrime che abortisco
Ed io non ho mai pianto se non al buio e sottovoce
Certo, non nego di specchi
che mi abbiano vista sanguinare dagli occhi
rossa di guance e pupille
contro l’altra
L’altra che è cosa testarda
una donna che ha un fuoco per ogni capello
mi incendia l’anima e non capisce che io voglio l’amore
Non nego neanche di volte
in cui la voce disubbidiva miserabile alla testa
attimi che un argine rotto diveniva mare negli occhi
e la parola prendeva a tremare
una paura senza voce, da non dirsi muta,
perché mi blaterava in un orecchio
di come siano stupide le onde del mare a rincorrersi.
Quasi quanto me che poi tacevo,
con la bestia dentro consacrata al cuore
un seme sterile che si fa fiore nell’utero
e poi avvizzisce lacrima, inesorabile.
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Info su Francesca Pellegrino
“Questa cosa di scrivere poesia, non è qualcosa che faccio apposta: è soltanto la maniera in cui sono. E amo” (F.P.)
Francesca Pellegrino nasce il 5 novembre del 1974 a Taranto, dove tuttora vive, scrive e lavora.
Nell’aprile del 2006, entra a fare parte del wikismo (wikipoesia), curato da Andrea Galli e Carlo Trotta, dove pubblica “La felicità è una piccola cosa” (vol. 2 della wiki poesia) e partecipa come co-curatrice del vol. 3 “Le solitudini di Aradollo”.
E’ finalista nel 2006 per la seconda edizione del premio letterario IoScrivo di Giulio Perrone Editore.
È autrice selezionata per la collana promozionale “Donne in poesia” curata e promossa da Elisa Davoglio nel 2008, con l’Enunciato.
Nel 2009 è finalista alla sesta edizione del Premio Turoldo.
Pubblica “Dimentico sempre di dare l’acqua ai sogni” (editrice Kimerik) e “Niente di personale”, il n° 16 della Collana Samizdat per la Biblioteca Clandestina Errabonda.
E’ presente su riviste letterarie, quali “La Clessidra” di Joker Editore e “La Mosca di Milano” di La Vita Felice.
E’ presente su riviste letterarie internazionali, quali “Journal of Italian Translation” e “Gradiva” di New York, con una selezione di testi di Dimentico sempre di dare l’acqua ai sogni, tradotti da Emanuele di Pasquale.
Nel 2010 pubblica “CHERNOBYLOVE – il giorno dopo il vento“ (editrice Kimerik).
E’ coordinatore della rivista letteraria Libraria – www.inlibraria.it
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Francesca Pellegrino,
Poesia. Contrassegna il
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Vorrei segnalare un poeta spagnolo, Leopoldo Maria Panero, attualmente ricoverato presso l’istituto psichiatrico di Las Palmas.
Di lui sono stati pubblicati due libri, ambedue dalla casa editrice Azimut di Roma. Il secondo, intitolato: Dal manicomio di Mondragon, raccoglie le ultime poesie, generate dalla sua attuale situazione sia fisica che mentale e sono di una bellezza straziante. Vorrei proporsi solo due esempi:
*
Un pazzo toccato dalla maledizione del cielo
canta umiliato in un angolo
le sue canzoni parlano di angeli e cose
che costano la vita all’occhio umano
la vita marcisce ai suoi piedi come una rosa
e ormai prossimo alla tomba, gli passa a fianco
una Principessa.
*
Nella lotta tra le coscienze qualcosa cadde al suolo
e il fragore dei cristalli rallentò l’adunanza.
Da allora abito tra gli Immortali
dove un re mangia dinanzi all’Angelo caduto
e simili a fiori la morte ci sfoglia
e ci scaglia nel giardino dove cresciamo
temendo che ci giunga il ricordo degli uomini.
Personificazione non del male esterno, l’avvoltoio, ma probabilmente dell’interna forza scarnificatrice? Una poesia molto violenta contro l’io, ma anche audace sul piano del linguaggio figurato.
C’è un senso di religiosità negativa che si afferma inesorabilmente.
Ma, perdonami Franca, per questo veloce commento, che lascio tuttavia molto volentieri, prima di aggingermi a partire per rifotografare Stone Henge, questo pomeriggio.
La poesia che hai pubblicato mertita molta attenzione, e tornerò a leggere cosa ne pensano le nostre comuni amiche tra un paio di giorni.
Un abbraccio a tutte le ‘belle’ di Viadellebelledonne, con uno speciale bentornata ad antonella, che è intanto ospite su Erodiade, con un suo Auto(ritratto)matismo, promesso e mantenuto, di grande impatto. Vi invito a commentarlo se lo credere opportuno.
erminia piki
@Aldo – grazie delle letture. la follia è argomento che spesso si insinua sottovoce, eppure prepotente … come se poesia, sia funambolare sul filo che divide la ragione dalla vita.
ne resto affascinata, sempre. una coscienza che si esprime gridando anche se poi tace, così parla il poeta che proponi. con la forza di cui solo l’anima è capace.
grazie
@Erminia – scriverla è stata dura. questa mi è costata un fianco. quello più forte.
spero davvero che susciti quello che “è”. perchè è uan di quelle poesia, che segnano un tempo. preciso.
grazie davvero.
“con la bestia dentro consacrata al cuore” è difficile ogni cosa, meno che la poesia, abituata invece al dolore, “al limite fra una parola e il silenzio”.
….
così brevemente mi esprimevo su questa poesia di Francesca qualche giorno fa. Noto ora, dal commento che precede, che si tratta di una poesia che fa rivivere un tempo ben preciso, tappa di dolore dunque; ed è proprio così, ci sono delle poesie ‘segnaletiche’ che all’autore rimangono dentro con particolare sofferenza
Antonio
Impulsi controversi che strattonano.. momenti difficili, senza dubbio.
c’è come una lacerazione o forse si combatte la lacerazione e si tenta una dolorosa analisi e un ricongiungimento fra due parti opposte, che lottano l’una contro l’altra. in ogni caso una poesia che segna un passaggio, e un passaggio è sempre un andare avanti e andare avanti è segno di una maturazione. c’è una lotta fra il silenzio e la parola forse. ma è chiaro che il senso per chi legge è sempre relativo, la poesia è questa… non a senso unico
complimenti. antonella
dolorosissima poesia, quella di francesca, che trasmette stati d’animo che conosco molto bene. percio’ li sento come se mi appartenessero.
I versi del poeta spagnolo mi hanno tolto il respiro e ringrazio Aldo Ferraris per avermelo fatto conoscere (la pazzia ? oh, ma se leggiamo i bellissimi saggi di Eugenio Borgna, abbiamo un’ulteriore conferma – casomai ne dubitassimo – della parentela stretta, molto spesso, tra follia e poesia.
Si, ci si legge una grande fatica, una difficoltà importante che impegna i tuoi versi, che sempre indagano il mondo e la sua forma, e un po’ li piega verso di sé.
da Salisbury (rapidamente mentre sono seduta ad una scrivania di uno studio della casa dentro il Cathedral Close, ed ho dinanzi il magnifico campanile (spire) della cattedrale, a meno di 200 metri da questa.
V’e’ una poesia di Sylvia Plath da Ariel in cui si parla del male suicida come di un uccello nero che ha fatto il nido dentro il petto e che la poetesa sente rigirarsi dentro. Scary!
erminia piki
devo ringraziare tutti sentitamente.
le vostre analisi, riflessioni ed osservazioni su questo testo mi gratificano spingendomi oltre, ancora.
Grazie davvero a tutti.