CHE N’E’ STATO DI NOI di Anna Maria Bonfiglio

2007 Luglio 3
by nuska

 

” Pronto, mi riconosci?”

 ” No, chi sei?”

” Dai, pensaci su un attimo…”

” Cavolo! Sei Fabio! E come potevo riconoscerti dopo tutto questo tempo. Sono passati…quanti anni? Tre, quattro…”

” Appena tre anni e nove mesi “

” Tre anni e nove mesi di silenzio…esattamente dal tuo matrimonio “

” Per carità, non ricordarmelo “

” Cosa? Il silenzio o il matrimonio? “

” L’uno è causa dell’altro”

” Non mi dire! Sei già pentito?”

” Non proprio, ma non è facile, sai…”

La sua voce si è fatta seria. Improvvisamente lo sento svigorito e malinconico.

” Caterina mi ha isolato- dice -mi ha fatto il vuoto intorno”

Qualcosa avevo saputo. Dopo tanto attendere la donna giusta aveva finito per sposarne una nevrotica, gelosa e contraria alla maternità. Lui che aveva sempre detto di voler lasciare “un seme di sé” sulla terra.

” E tu reagisci, riallaccia i tuoi vecchi rapporti”

” Sono stanco di fare guerre “

“Addirittura!”

” Ma quello che mi pesa di più è la sua ostinazione a non volere bambini”

” Con lei scordatelo. Te l’ha messo come condizione al momento delle nozze, me l’hai detto tu, non ricordi? Pensi di poterle fare cambiare idea?”

” Sì, lo confesso…Ma dimmi di te, come stai?”  Ora cerca di glissare, come al solito quando non vuole mandare avanti un certo discorso.

“Direi bene, compatibilmente con i postumi dell’intervento”

” Che intervento?”

” Quadrantectomia. Carcinoma al seno”

” Mi spiace, non ho saputo nulla…” E’ imbarazzato. Forse si sta chiedendo cosa si dice in queste circostanze.

” Lasciamo perdere- dico -non parliamo di cose tristi dopo tanto tempo che non ci sentiamo”

” Sono stanco”, ripete. E mi pare di vederlo passarsi la mano sui capelli, ripetutamente, in quel suo gesto che è quasi un tic. E allora, come sempre quando approdiamo a problemi che sfuggono alla nostra volontà di risolverli, scivoliamo sul piano inclinato del passato.

 

Per alcuni anni Fabio ed io siamo stati uniti da una forte amicizia e abbiamo trascorso molto tempo assieme. La nostra specialità erano le innocenti scorrerie notturne per la città vecchia. Sentivamo forte il legame con i luoghi antichi, anche i più popolari e degradati. Giravamo per le viuzze della Vucciria, di giorno affollate di banchi dove si vendeva di tutto, dal pesce alla mortella, e di notte deserte e silenziose, grevi di abbandono. Sui muri scrostati restava il retaggio arabo dell’abbanniata, e nell’aria permaneva l’odore dolciastro del gelsomino che i ragazzini vendevano per strada intrecciato in delicate stecche. Sulla piazza del vecchio Senato le nudità decorosamente impudiche delle statue sbeffeggiavano l’austerità del convento di Santa Caterina, dove le suore di clausura confezionavano i cannoli e la frutta martorana. Nei vicoli fioche luci segnalavano affollati catoi, intorno fontane secche come mammelle di donna sterile. Dal castello dei Chiaramonte, dove si consumarono gli oscuri processi dell’Inquisizione, i fantasmi delle streghe arse sul rogo come giunchi disseccati stridevano in invisibili catene. Fabio guidava allegramente e girava attorno all’antica cinta muraria in cerchi ampi e ripetuti che ci facevano ridere senza sapere il perché. L’amore per la nostra città era inquinato dall’amarezza per ciò che d’ignobile vi si perpetrava. Ma non pensavamo di andarcene. Ci aveva provato Maria Clara andando ad insegnare a Milano, ma dopo un anno era tornata.

” Hai notizie di Maria Clara?” Domanda Fabio, come se avesse in qualche modo avvertito che l’avevo evocata.

” Non molto recenti. Ha rotto con Gino. Adesso sta con un collega, divorziato, con due figli”

” Ma ci pensi a quella sera? I pesci non ascoltano/lo sciacquio del mare/sotto le chiglie/ né gli spari/ in quest’ultimo rantolo d’estate. La vecchia Tonnara…”

” E chi se la scorda?”

Alla Tonnara erano nate le nostre sfide poetiche. Dalla passerella di pietra guardavamo il mare dove la luna galleggiava come una grande moneta d’argento. Lanciavamo i sassolini in acqua sfidandoci a chi inventava il verso più armonioso. Le barche dondolavano, ormeggiate ai piloni, piccoli pesci guizzavano sotto le chiglie. “I pesci non ascoltano/lo sciacquio del mare/sotto le chiglie…”

La Tonnara un tempo era stata una grossa risorsa per l’economia della nostra città ma noi l’avevamo già trovata in disfacimento, la sua torre svettava nell’oscurità come un triste cimelio di guerra. Sotto di essa, nell’ampia sala di rappresentanza, un’elegante pizzeria accoglieva i clienti su prenotazione. Dalla Tonnara si passava a casa di Maria Clara dove davamo vita alle nostre performances di musica e poesia. Maria Clara si metteva al piano ed il piccolo appartamento di via del Carso si trasformava in un carillon di note. Talvolta si univa a noi Adriana, che studiava danza, e allora la musica e la poesia erano il pretesto per le sue raffinate evoluzioni.

” Adriana ha sposato Marco- dico – hanno due bimbe. Anche Ornella si è sposata”

” Già, Ornella…”

A Selinunte Fabio l’aveva corteggiata con insistenza, ma Ornella non lo prendeva sul serio. O non voleva, attaccata com’era ancora al ricordo del suo passato con Sandro.

” Allora ero innamorato di Ornella. Così come lo ero stato di te”

Questa è una rivelazione. O no? Sono stata forse io a non volermene accorgere?

” Ma tu inseguivi un fantasma che non si sarebbe mai materializzato…”

Sulla terrazza dell’albergo il tramonto barbagliava contro il vetro del bicchiere. Lo sguardo perso verso l’orizzonte, immaginavo di vedere comparire Livio. Non mi ero mai resa conto dell’attenzione che Fabio mi rivolgeva. Forse perché, mentre lui cercava uno scoglio sul quale finalmente fermarsi, io consumavo gli ultimi anni giovani in una relazione che non avrebbe mai avuto futuro.

Mentre Fabio continua a riversare parole nel mio orecchio sinistro, mi guardo attorno e penso che dopotutto la solitudine non è che una delle tante facce della libertà.

10 Responses leave one →
  1. 2007 Luglio 3

    Tu parli di luoghi che mi sono familiari, racconti di storie in cui mi rispecchio. Tutto questo illumina ogni parola, e vedo oltre le righe, son lì, al pari vostro. Non voglio nostalgie per nulla, no, ma ..io non sono più tornata.
    Abbraccio

  2. 2007 Luglio 3

    Delicato nel suo ricordare :-) mi ha un po’ sorpreso la fine… non tanto perché inattesa – da “vecchietto” ho rivissuto telefonate simili ;-) – ma per la sua brevità.

    Ciao, Dario.

  3. 2007 Luglio 3
    nuska permalink

    dario, i miei finali sono quasi sempre bruschi. chissà, sarà un mio limite.grazie a te e a rina.
    anna

  4. 2007 Luglio 3
    nuska permalink

    dimenticavo: che bella foto avete scelto per il mio raccontino! mi pare di vedere la tonnara! grazie ancora

  5. 2007 Luglio 3

    racconto gradevole e in cui la nostalgia degli anni passati non riesce ad uccidere il presente.

    belle immagini della Sicilia. (e bel nick, mi piace :D )

  6. 2007 Luglio 3
    viadellebelledonne permalink

    Anna mi fa piacere che l’immagine della tonnara sia di tuo gradimento, è la tonnara di porto palo. riguardo il tuo racconto nostalgico ho molto gradito le immagini di palermo, della ucciria, dei vicoli, del castello, quelle scorrerie notturne che si fanno da ragazzi in una palermo che di notte è una meraviglia, sono immagini di sogno contrapposte ad un presente fatto di carcinomi, di matrimoni sterili di figli e sentimenti. la libertà dici anzi dice la protagonista è nella solitudine, non so, mi lascia l’amaro in bocca questa cosa. ciao antonella

  7. 2007 Luglio 3

    il dialogo si alterna ai momenti descrittivi, o meglio di evocazione di momenti del passato strettamente legati ad ambienti – fatti vivere al lettore, con i loro suoni e profumi, in presa diretta…io trovo la conclusione perfettamente coerente col testo, mi piace così
    marina

  8. 2007 Luglio 4

    La storia in sè non è importante. Mi convincono le atmosfere che mano a mano traspaiono dalle parole. L’amicizia, la sensazione di cambiare le cose, il tirar mattina nei luoghi amati, le parole non dette, la malinconia di giorni belli mai riapparsi.
    Michele

  9. 2007 Luglio 4
    nuska permalink

    Michele, credo che tu abbia colto proprio il senso di questa breve prosa. penso che ad un certo momento davvero ci si chieda cosa sia stato di noi. e non per fare bilanci ma per ricordare ciò che eravamo. ad antonella voglio dire che il finale non è : libertà=solitudine né solitudine=libertà, ma che la solitudine è uno scotto che si paga alla libertà. ciao a tutte, belle donne

  10. 2007 Luglio 4
    sandrapalombo permalink

    Un guardare a ritroso la vita partendo dalle amicizie più vere, quelle createsi prima di entrare in ruolo adulto e fare un bilancio delle scelte fatte. Un bel racconto. Ciao Sandra

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