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Titolo: La Famiglia Immaginaria  (Iris Edizioni, 2006) di Lina Dettori al secolo Eva Carriego, per taluni,  Laura Costabruna per talaltri. 

 O dir si può 

La famiglia Immaginaria di Eva Carriego o Laura Costabruna, al secolo Lina Dettori?

Lo zio Giommaria Sogos, personaggio apripista di cotanto album familiare,  risponderebbe Anche questo ma anche quello,  lasciando in eredità a pochi e titolati intimi la risposta. Ai più, infatti,  non è dato sapere  quale che sia la vera identità della caprichosa autoressa dell’eccentrico quanto accurato dossier immaginario che costituisce l’altrettanto immaginario (?) albero genealogico del costrutto narrativo di questo romanzo.

Si mormora  tuttavia  che ella faccia il cerusico di professione dedicandosi -dedita e compita-  ad arginar cuori in subbuglio in qualità di cardiologo, eppure -non è ella- fautoressa né d’incantesimi majalzici né campionessa d’incassi in romanzi rosa. Si suppone dunque  ella esista realmente. Tale supposizione ci porti  dunque a perseguire la tesi che non  tutto è poi così immaginario.

I quadri proposti, tra le pagine di una roboante sfilata di profili, a tratti ironici  talora esilaranti, sono intrisi del carattere autoctono di una certa stirpe borghese rintracciabile dagli indizi e  generosamente sfarinati qua e là   senza incidere minimamente sulla realtà  -come ama dire l’autrice-,  nel cuore della Sardegna. Siamo ai piedi e intorno al Monte Ortobene, in un arco di tempo che va dalla fine dell’Ottocento  ad un epilogo   immaginato intorno al  2025, in Barbagia, residenza di sani principi quali l’orgoglio, il senso del rispetto  e un grande talento per la riservatezza, principi che si evincono  non solo dai ritratti  patriarcali del romanzo.

Un delizioso equilibrio  della specie,  da un lato caratterizzata dal rigore di una severità composita e autorevole - spettante ad ogni buona famiglia-  e stemperata dall’altro dalle debolezze e dalle fragilità,  tipiche del genere umano,  che qui sfociano  negli atti sovversivi di alcuni componenti della famiglia  nei confronti di tanta detta autorevolezza, a partire dal già citato Giommaria Sogos abigeatario di professione,  ad Anna,   artista pistolera altrimenti detta Mamà bum bum, figura femminile  atipica,  per quegli anni,  eppure  così fortemente connotata da  quell’equilibrio.  Non mancano di stupire inoltre, costringendo spesso a moti di grassa ilarità,  i vizi e le virtù,  cuciti abilmente persino sui  profili di contorno  dell’articolato  defilage. Si vedano gli usi e i costumi  ora della piagnucolosa compagnetta di classe della protagonista che si riscatta da tanta petulanza grazie ad una solenne protesta miasmatica;  ora del mendicante scalzo  assiduo frequentatore di funerali; ora dell’amichetto che, con una fionda,  decapita  un  settenano  durante  l’ora del the delle signore bambine  o ancora la figura di Cassandra, abile e creativa imprenditrice col pallino degli affari che vende all’incanto tutti i suoi giocattoli e i fumetti del babbo,  istigando la protagonista a fare altrettanto.

Ed è  soprattutto grazie alle tante magagne e pecche, raccontate  con la leggerezza del disincanto e l’ironia loquace  -sicuramente laica-, della protagonista, nonché  voce narrante,  che l’album di famiglia si sviluppa in tutta la sua piacevole scorrevolezza. Una voce narrante adulta  che ripercorre la storia con la suggestione di chi ha inglobato storie e narrazioni e le ha assemblate con la crudeltà tipica dei bambini,  dando loro il peso di un pomposo calibro da un lato e della smitizzazione al tempo stesso .  Pare quasi che sui ritratti, che conservano in toto il loro carisma autorevole,  siano poi stati applicati, con la biro dell’infanzia,  baffi finti e trucchi  da una vignettista satirica in erba.  

La famiglia immaginaria è dunque, per chi volesse anche immaginare,  un libro illustrato tra le righe.  Fortemente caricaturale e celante le didascalie  tanto care ai caprichos di Goya che,  partito dai ritratti della famiglia reale di Carlo IV   -che pare riportare la didascalia del Guardate e giudicate-  arriva alle vignette caricaturali dell’aristocrazia spagnola e dell’uomo qualunque  riportando ironici  moniti quali Guardate come sono solenni  o  Di che morte morirà,  senza immaginare nulla.

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Lina Dettori vive e lavora a Nuoro. E’ presente in diverse antologie, tra queste: L’immagine che resta (liberodiscrivere Edizioni, 2004) e Gli Amantidi (Magnum Edizioni, 2006). Ha appena concluso il suo secondo romanzo.

Il suo blog Eva Carriego- Storie quasi vere narrate a un pubblico distratto e non pagante  

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