IN CERCA DELL’ABERRAZIONE di Villa Dominica Balbinot


Con irrimedibile
- e torta -
disgiunzione della postura
davanti a una stazione
della via crucis
( mio preferito tropo )
mi muovo,
nel rotatorio impulso
impresso da una mola.
in cerca dell’aberrazione
della luce.

About these ads

Info su Villa Dominica Balbinot

Ho anche un blog di racconti : http://dellaidrairacconti.wordpress.com e uno di poesie: http://inconcretifurori.wordpress.com partecipo al litblog: http://viadellebelledonne.wordpress.com il mio blog cumulativo è : villadominicabalbinot.wordpress.com
Questa voce è stata pubblicata in Poesia, Villa Dominica Balbinot. Contrassegna il permalink.

14 risposte a IN CERCA DELL’ABERRAZIONE di Villa Dominica Balbinot

  1. cybbolo scrive:

    la ricerca lessicale così frastagliata imprime al brano connotazioni di meccanismo stridente e stringente in ingranaggi costrittori e dolorosi.
    la chiusa liberatoria pare spezzare le catene, ma forse solo apparentemente, ché un certo autocompiacimento decadente, al limite del gotico, è da me fortemente recepito.
    ed allora forse permane un concetto di provocazione…
    …e, se così,provocazione sia…;-))
    molto interessante

    una elle di troppo in “della via crucis”

  2. Blumy scrive:

    anch’io, come cybbolo, avverto una certa forzatura lessicale, anche se l’aberrazione della luce mi piace.

  3. diluvio scrive:

    una provocazione, davvero…
    Una lacerante provocazione, di quelle che piacciono a me…
    complimenti…

  4. domaccia scrive:

    Carissimo cybbolo, un cotanto commento mi colpisce per la sua acutezza, e per ciò che affermi sulla struttura di “meccanismo stridente di ingranaggi”, e per la tua percezione del significato vero sottostante, che io non temo di definire eretico, anzichè
    no…:-)
    Per quanto riguarda la tua successiva annotazione”un certo autocompiacimento decadente, al limite del gotico” ti risponderei così: penso che dovresti esplicitare meglio, decadente perchè vi trovi tracce di decadentismo, o decadente perchè estenuata?
    E al limite del gotico in che senso? Esiste anche un verseggiare gotico, o ti riferisci all’atmosfera che in qualche modo si viene a creare in questo testo?
    Del resto, come “provoco” io…nessuno!:-)
    Ciao, grazie del tutto.

  5. domaccia scrive:

    Cara Blumy.certo le mie composizioni non sempre sono fluide e “oliate”ma ammetto che questa è pure una mia tendenza stilistica, anche se sono convinta che questa mia modalità non piaccia obbligatoriamente a tutti e sempre, anzi :-) ( d’altra parte non è questo il mio maggiore intendimento) Inoltre in questo caso specifico non mi disturba affatto questo ” stridore”, anzi lo trovo perfettamente aderente all’ immagine che questi versi dovrebbero riuscire a “visualizzare”( tutto tutto risulta forzato, e per di più c’ è la mola!)
    Grazie per l’apprezzamento de “l’aberrazione della luce”.
    in effetti, rileggendo quest i termni non li trovo affatto male, anzi..ehh :-)

  6. domaccia scrive:

    Caro diluvio, bentornato!
    A te mi tocca “quotarti” tutto, invece: ” lacerante provocazione”, in effetti, a ben leggere…:-)
    ciao, un saluto.

  7. cybbolo scrive:

    sicuramente respiro tracce di decadentismo e il mio recepire goticità è un sentire atmosfera opprimente e vagamente dark.
    vorrei precisare, con l’occasione, che non ho trovato forzatura lessicale, per come notava Blumy, ma un frastagliare lessicale, e cioè una ricerca anche abbastanza nel desueto che implica, almeno secondo mie opinabili intuizioni, anche un concetto di onomatopeica (l’uso delle erre che richiamano rotazioni, triturazioni, ingranaggi, stridori) atta ad evidenziare meglio stati d’animo e contingenze, quindi un uso della parola acconcio.
    circa altre considerazioni: adoro le eresie, se ben argomentate…;-))

  8. sandrapalombo scrive:

    Continua su questa linea, la poesia ha bisogno di nuove prospettive. Sandra

  9. domaccia scrive:

    Carissimo Cybbolo, grazie a te per avermi chiarito esattamente ciò che intendevi!.
    Ti ringrazio in particolare per il ritenere acconcio ” l’uso della parola” ( frastagliare lessicale e con suoni onomatopeici atti all’uopo, che bello leggere frasi così, vero?.-) bello per me , intendo!)): devo dire che rileggendola a freddo – come se non fossi io l’autore- vedo anche io questo rimando reciproco.
    Per il resto mi sa tanto che dovrò adeguarmi al fatto che parecchi notano un clima al limite del gotico-dark pure nei versi, oltre che nella prosa :-)
    E, infine, il mio autodefinirmi “eretica” deriva dalla non consonanza all’ortodossia, che esiste in vari settori , anzi in tutti gli ambiti… o no ?
    Ciao, e grazie.:-)

  10. michele scrive:

    Cara Domaccia, è un piacere rileggerti.
    Questo “inverno” o “inferno” che trasmetti è vero.
    Michele

  11. domaccia scrive:

    Cara Sandra, il tuo lo prendo come un augurio- incitamento, allora ( di cui c’è sempre bisogno, a dire il vero)!:-)
    Grazie tante, e un saluto a te, ciao.

  12. domaccia scrive:

    Caro Michele, sono contenta se riesco a comporre qualcosa che arriva al lettore come “vero”, sia pure di tonalità invernale / infernale come dici tu, io preferisco parlare di visione drammatica dell’esistenza, nella sua accezione più complessa:-)
    ciao, un saluto.

  13. ossodiseppia scrive:

    Mi piace tutto: l’aggrovigliarsi delle idee, lo slancio dalla sofferenza, la luce quasi ossimorica che salva eppure… condivido la nota di michele, arriva e afferra nella sua verità, il tuo testo, brava davvero.
    e.

  14. domaccia scrive:

    Carissima Erminia, che dirti: “la luce quasi ossimorica che salva eppure…” dici bene, enuclei bene !:-)
    grazie a te per la tua rinnovata attenzione nei miei confronti.
    un caro saluto, ciao.

I commenti sono chiusi.