I motivi – di Silvia Molesini
Uno: sei stata incanto-
Amata come indecifrabile
e la folletta labile dell’orto;
femmina di stanza semibuia.
Adagiata al pomeriggio tropico
triste disarmo a parole
crociate-portico.
Due: sei stata piccola-
L’ingenua che bevuta a canna
ti ha affollata di uomini
dai cento colori dell’acqua.
Sembrava di vincerli tutti
occupando un centro qualunque
principale-
Tre: erano finite le nuvole-
Il mondo si occupava di altre
sostanze non fluide, entrava
nelle serie predisposte ad anellidi:
necessarie congiunzioni e ri-ordini.
Quattro: veniva conosciuto il dolore-
Lo portavano lì i semprerimasti
e creavano il tipico moto degli spazi
messi tra te e te a disegnarsi
e niente a spiegare niente perché
nient’è? di nient’è?
Cinque: dove nasco ti muori-
quello che cambia fa una sottile riga
messa a traverso agli occhi dentro gli occhi
cambiano le ordinate una mattina
e cambia il sole che mi occupa
e t’insera.
Sei in quella sera. Stralunato spettro
la falciatura dell’estate vuole
il mio benigno accatastamento.
E quindi rara àncora mi vuoi.
E io divento vento.





Poesia della crescita, della dicotomia, dell’apprendimento del mondo e del dolore. Originale analisi poetica di quel che, nel mentre, succede dentro. Ed anche tentativo di riordino, richiesta di miracolo all’enumerazione.
Antonio
Enumerazione di motivi uno due tre, tutto ha un inzio e una fine, dall’uno al sei c’è una vita. un amore finito nella sera, disperso nel vento, enumerazione che nasce da un bisogno di fare ordine, di nulla tralasciare, trascrivere e descrivere nell’apparente freddezza e indifferenza dei numeri una grande pena, dolore del distacco, la morte nella falce, lo spettro. le stagioni della vita. molto apprezzata. antonella
ci sono, in questo ‘tentativo di riordino ‘ esistenziale, delle immagini tenui, dolcissime , che stemperano l’amarezza di una crescita inevitabile che, essendo crescita, è quindi impatto con l’esistenza degli adulti :
[i]la folletta labile dell’orto;[/i]
bella la chiusa : [i] e io divento vento. [/i]
ciao, Silvia
il tuo stile fluido e insieme rigoroso, che procede per motivi interni, enumerazioni spirituali, coinvolge il lettore a entrare in questo dialogo misterico fra te e te stessa…misterico mi viene da scriverlo, perchè mi sembra che la forza della poesia venga da te ricercata anche come un rito , misterico appunto, per entare nella tua più profonda percezione di te stessa e del mondo
marina
Un ringraziamento ai commenti (e, se ho ben capito, suggerimento editoriale…utile!).
Sul discorso del misterico, Marina, si. Ma anche no.
Nella scrittura i misteri sono tanti, e a più livelli: c’è la trasposizione, tipica nell’arte in genere, di dati inconsci, e quindi criptati, in materiale perciò simbolico (Kriss parla di “regressione a servizio dell’io”).
C’è il mistero stesso del dato di realtà dal quale si attinge, quasi mai completamente posseduto, “l’altro”.
E c’è il mistero della scrittura in sé, la parola e il suo peso, le grammatiche e le sintassi, tutto il suo apparato musicale.
Poi, come ben dici, il discorso rituale.
Ma nei motivi, in questa qua insomma, ho provato a fare un’operazione analitica di una situazione, che poi ho scoperto ricalcarne altre, anche molto razionalmente, se vuoi (vi proponessi il testo originale, che stranamente questa volta ho molto lavorato, sembrerebbero pensierini di quinta ginnasio).
La chiave mancante (alias: i motivi de che?) è sufficente a creare il clima ermetico, secondo me.
Guardarsi attraverso lo specchio poetico… non somiglia al proprio inventario, cerca soprattutto ciò che manca, ciò che si è perso, è il modo per parlare con se stessi.
giovanna
Il gioco interiore è stimolante, non mi interessano le motivazioni, ma in questo proferir versi con desiderio liberatorio, i nervi scoperti si delineano senza traumi.
Michele