Cent’anni di solitudine

2007 Giugno 23
by Blumy

Si consuma nel buio di un angolo,
si nutre di cenere
e le sue mani nuotano nel vuoto.
Si consuma come si consumano
tutte le cose, ma lei non nacque,
lei cominciò un giorno a sgranellarsi,
i suoi pori perdevano polvere,
inutile era volgere gli occhi
a un cielo sordo ed impotente.
Lei, la bambina dal lungo passato
in cui s’incrociarono in caduta libera
geodi fiammeggianti e laghi abitati
da piccole dee sorridenti; lei ora
sta lì, con le sue ali chiuse,
come un oggetto perso, dimenticato,
a consumarsi dentro le altre cose.

Blumy

22 Responses leave one →
  1. 2007 Giugno 23

    Non so cosa ci sia in queste tue poesie che parla così forte al mio cuore, cara Bloomy. Parla di una bambina che è nostra madre e nostra sorella, che siamo noi stesse in un passato che, come tu sostieni in questa poesia lirico-meditativa (ma insieme anche discorsiva, perché ammette, getta luce, dunque spiega, malgrado “le ali chiuse”) .

    Di sicuro sò che le tue poesie evocano immagini di un realismo che commuove e ferisce, ma che è insieme potenzialmente attinto dal fiabesco allegorico, e riportano alla mente emotiva quel terrore ma anche quel coraggio, di cui ciascuno di noi, maschio o femmina, da bambino ha bisogno per uscire dal tunnel – non per tutti semplicemente avventuroso – dell’infanzia, e liberarsi attraverso l’ autoriflessione (che può durare , è vero, cent’anni di solitudine) dei fantasmi che della sopraffazione, dell’abuso.

    Ti ringrazio per avere postato questa bellissima poesia. It made my day!

  2. 2007 Giugno 23

    oppps, sorry, nel primo paragrafo ho lasciato la frase in sospeso…oppure è scomparsa? cmq., la riposto:

    “Parla di una bambina che è nostra madre e nostra sorella, che siamo noi stesse in un passato che, come tu sostieni in questa poesia lirico-meditativa (ma insieme anche discorsiva, perché ammette, getta luce, dunque spiega, malgrado “le ali chiuse”) può avere la lunghezza di cent’anni.”

  3. 2007 Giugno 23
    Antonella permalink

    qui non scompare niente! :-) )) ciao erminia piki a.

  4. 2007 Giugno 23

    Continuo, se permettete, su questa bella poesia di Blumy (non Bloomy come avevo scritto prima, sorry), che davvero induce alla riflessione.

    Questa poesia presenta una idea della bambina (del fanciullo in generale) come una “mente cognitiva” sempre esistente in quanto immessa prima e dopo di sé come evento individuale in un continuum, che è l’essere del mondo, oltre il singolo, entità che non dovrebbe temere né aver davvero bisogno di nascere perché appunto conscia da sempre della continua morte e nascita, nel consumarsi sostanziale, nello sgretolarsi, che è proprio del genere umano, ‘specie’ che, a giudicare dalla sua condotta sul pianeta, è destinata a breve vita. Nel suo riconosce il destino di tutti, questa bambina, muta e chiusa nel suo angolo a ali piegate. E i tropi antitetici dell’infanzia come fiore dell’immaginazione e dell’esistere come inno alla polvere fanno pensare a figure di storia e mito, replicanti, e dunque alla madonna.

    Ciao Anto, e non pensavo scomparissero per miracolo, ma per mia inettitudine.
    ;) ti/vi abbraccio, erminia piki

  5. 2007 Giugno 23

    i versi di questa poesia sembrano partire da una mitica, stupefacente invenzione di profonda “malinconia” (nel senso più alto del termine) , per prendere corpo in una serie di immagini: emerse da un lontanissimo vuoto- pieno, queste metafore discrete s’intrecciano a suoni dove una musica liquida lascia appena trasparire uno stridore di polvere in grani
    ciao
    marina

  6. 2007 Giugno 23
    Antonella permalink

    # erminia piki – ti abbraccio anch’io :-)

  7. 2007 Giugno 23

    le ‘bambine’ che frequentano le mie poesie, come ho già scritto in un altro post, non sono mai bambine effettive: sono piuttosto quello che è rimasto della bambina, la donna in cui, come nella bambina, il processo di dissolvimento (Dissolvenze è il titolo ed il tema di altre poesie) continua, tanto da farla sentire talmente ‘consumata’ (e capisci, Erminia, l’accezione del termine in un contesto di non vita, di non speranza, di consapevolezza che la vita genera e, contemporaneamente, più o meno lentamente, consuma, distrugge) da mettersi in un angolo, con le ali chiuse (rinuncia) , a continuare a dissolversi, proprio come la vecchia nonna di Cent’anni di solitudine.
    grazie per la sensibile attenta lettura, Erminia Piki, per aver centrato a fondo il discorso fiabesco-allegorico e per l’ultima tua bellissima frase: it made my day . :D

  8. 2007 Giugno 23

    Hai visto , Marina, le splendide immagini della mostra ‘Il settimo splendore’ ? La malinconia, appunto.
    Ma il motivo centrale di questi versi non è la malinconia, come non lo è di altre mie poesie che tu hai letto e che hai anche postato nel tuo sito e nei tuoi blog.
    E’ qualcosa di più. La malinconia, tutto sommato, ha i suoi aspetti positivi. E’ feconda, è languida. Spesso è in grado di partorire figli bellissimi.

    La consapevolezza della morte – perchè, alla fine, di questo si tratta – , del proprio decadimento fisico e psichico, della consunzione progressiva cui si va incontro giorno per giorno, minuto per minuto.

    Ma, per fortuna, riusciamo a nche a parlare e a scrivere d’altro, vero, Marina ? :D

  9. 2007 Giugno 23

    l’ho ascoltata involontariamente con l’ausilio di un brano in sottofondo.
    mi sono commosso.
    complienti
    red

  10. 2007 Giugno 23

    per curiosità: che brano era, red?

    e vuoi che ti confessi una cosa? ‘prima’ (quand’ero ragazza, ndr ;) ) amavo registrare le poesie – mie o altrui – con un sottofondo di musica e l’efdetto era forte.
    Ti giuro che, più d’una volta, ho pianto anch’io.

    A presto, redmaltese (mi piaceva tanto il tuo quasi omonimo, l’affascinante Corto Maltese di Hugo Pratt). :D

  11. 2007 Giugno 23

    Affascinante proposta, che unisce immagini di forte impatto emotivo a urgenze riflessive sul cambiamento, sul distacco e anche sulla trasformazione infinita…
    e.

  12. 2007 Giugno 23

    perchè, la tua “malinconia” (chiamiamola così tanto per intenderci) non è feconda, Blumy? e queste stupende poesie che genera, non sono figli? certo, il termine ha qualcosa di datato, ma è solo perchè il romanticismo italiano ha avuto un suo itinerario artistico sotto molti aspetti provinciale (escludendo i grandi, Manzoni – con il suo “vero” e Leopardi – poeta insuperabile). Forse è per questo che parole come “malinconia” e “nostagia” sembrano caramellose.
    Vuoi mettere con “Sehnsucht”? nostagia significa rimpiangere qualcosa che ho avuto, e non ho più; sehnsucht rimpiangere qualcosa che non ho mai avuto, e mai avrò, perchè la forbice fra reale e ideale è incommensurabile. Con la nostalgia piagnucolo, ma , se parlo di “sehnsucht” alzo gli occhi verso l’universo immenso e grido la mia ribellione agli dei che mi hanno voluto piccolo, limitato, fallibile…
    diciamo allora che la tua consunzione progressiva e il tuo senso di morte sono fratelli di alcune manifestazioni artistiche che ho visto nella mostra di cui parli…e che non erano affatto dolci e morbide , anzi a volte squallide o urlate; perchè gli ideatori della mostra hanno voluto “modernizzare” la maliconia, con bruschi accostamenti fra autori antichi e contemporanei, recuperando forse il senso etimologico della parola (umor nero, bile…assai poco romanticamente!)
    marina

  13. 2007 Giugno 23

    … la trasformazione infinita … già , in fondo, ritorneremo ad essere polvere, o chissà cos’altro ancora. 8o

  14. 2007 Giugno 23
    Antonio Fiori permalink

    Ciclicità, trasformazione anche nella consumazione, distanza tra l’io bambina/o e l’io presente. E ciò dentro una poesia che attiva le sue funzioni simboliche e visionarie.
    Antonio

  15. 2007 Giugno 23

    non mi sembra di aver detto che la (mia) malinconia non è feconda, Marina; anzi, ho affermato proprio il contrario. E’ che qui di malinconia non si tratta. Nè di nostalgia.
    Anche la nostalgia (Pothos = pozzo in cui galleggiano i ricordi e i rimpianti) non è arida.
    E’ l’assenza di speranza, il vuoto attorno a sè, la consapevolezza di una trasformazione che è cominciata dalla nascita e che continuerà anche dopo, durante la vita ed alla sua fine.

  16. 2007 Giugno 23

    sintetico e preciso , Antonio , anche se in teoria non dovrebbe esserci distanza tra l’io bambina/o e quello adulto.

    Ah, senti, è una cosa che vorrei domandare anche a Rita Bonomo: conosci lo scrittore Alberto Capitta (di persona, intendo) ?

  17. 2007 Giugno 23
    Antonio Fiori permalink

    Ciao Blumy
    si conosco Alberto Capitta

  18. 2007 Giugno 24

    ciao marina, buongiorno: mi pare molto pertinente infatti la distinzione culturale tra come interpretiamo nel romanticismo la malinconia e come si interpretava in epoche antecedenti l’ “umore nero” (che contiene una negatività sottratta all’accezione romantica del termine malinconico).

    credo anzi che la malinconia appunto conferisca senso alla perdita di senso e di speranza: o quanto meno, una precisa estetica, che ancora impera.

    oscar wilde sostiene che vi sia qualcosa di volgare in un volto di donna in cui non si intraveda un velo di malinconia (come distacco dal contingente, come astrazione in una sfera prima di immediato utile – io credo che egli intendesse – e dunque squisitamente ideale).

    oggi non andate al mare, belledonne?

    se si, buon divertimento. erminia piki

  19. 2007 Giugno 24

    ooopps: riscrivo: ” una sfera priVa di immediato utile ”

    pardon.

  20. 2007 Giugno 24
    draimondi permalink

    “Si consuma come si consumano
    tutte le cose, ma lei non nacque”

    Molto struggente questa tua poesia, Anna, e i versi qui sopra mi hanno per un momento fermato il cuore. Stupendi! Lei non nacque. La negazione totale dell’essere, del proprio esistere. Quale dolore piu’ forte? Bellissimi e profondi i commenti di Erminia Piki.

  21. 2007 Giugno 24

    lo sospettavo, Antonio. Dei suoi due libri di narrativa ho amato alla follia Creaturine.
    Ne Il cielo nevica mi sono bloccata sul dialogo tra la madre del protagonista e il corteggiatore e non son riuscita più ad andare avanti. :(

  22. 2007 Giugno 24

    si, Daniela, Erminia ha lasciato dei commenti impareggiabili. Ha fatto una lettura analitica oltre che emotiva e il risultato è eccezionale.

    Spero che il tuo cuore abbia ripreso subito a battere. In fondo sono pochi versi. Che cosa dovrei dire io che, leggendo Il Dolore mi sono letteralmente incollata al monitor, ho dovuto accendere il condizionatore e poi riprendere a respirare in modo normale, ma solo alla fine?
    :)

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