Alberto Automa: alcune poesie lette da Angela Sias


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Poesia fantasmagorica, questa di Alberto Automa: è un caleidoscopio di figure, umane, animali, vegetali in continuo avvicendarsi e che accendono pertanto scintille nella fantasia del lettore il quale spesso si trova spiazzato e incapace di coglierne il senso.

Ma per ammissione dello stesso Alberto, non è necessario comprendere, si può anche solo constatarne i suoni, i colori, e aggiungo, coglierne gli aspetti puramente poetici.

A volte esiti di piccoli ‘esperimenti’ un po’ folli, altre più velate di malinconia, come quelle presentate qui, le poesie di Alberto Automa costituiscono un piccolo universo sensibile in cui lasciarsi andare senza crearsi aspettative, liberandosi da pre-giudizi e tentativi di genere. Continua a leggere

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Residenze estive 2013 a Duino


Residenze Estive 2013.Incontri  residenziali  di Poesia e Letteratura a Trieste e in Friuli Venezia Giulia

a cura dell’Associazione & Rivista  Almanacco del Ramo d’Oro in collaborazione con il Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico
XIV Edizione: 20-24 giugno 2013 Continua a leggere

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Torneo di Poesia organizzato da PoEtica domenica 16 giugno 2013 dalle 15,00


Iscrizione gratuita e premio speciale poeti under 16. Leggi il comunicato e il regolamento su BiblioTu. Info e iscrizioni assoicazionepoetica@gmail.com

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Alcune cose di C.B.


Nella mia lunga vita mi sono cimentata in molte discipline artistiche, invitata a farlo, ne mostro alcuni risultati, con piacere.
Altre cose le troverete qui

Viale (acrilico su multistrato cartaceo)

Viale (acrilico su multistrato cartaceo)

pietà - acrilico su tela 120x110

pietà – acrilico su tela 120×110

sirena (acrlico su tela)

sirena (acrlico su tela)

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su “Alfabeto provvisorio delle cose” di Adriano Padua


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il vero non ha fonte da cui sorge
la favola ci dice meraviglia
quest’epoca di troppo è fuori dalla storia
andiamo vieni via
ti porto dove non

di Viviana Scarinci

Marianne Moore il mondo se lo figurava come ciò che non è affatto nostro se non per atti di “possesso immaginari”. Personalmente l’ho sempre inteso così il mondo visto dall’ottica di chi scrive poesia, e il poeta, un essere necessariamente provvisorio nell’ambito di un alfabeto condiviso.

Tuttavia a volte, in alcuni poeti, si vede il patire un’intenzione. Un’intenzione di scrivere poesia che può essere originale, congegnata più o meno abilmente o magari ricalcata poiché ammirata altrove, nel discorso poetico altrui, ma non si avverte, in questi poeti, quasi mai, il patimento di un proprio ritmo, cioè di un tempo isolato che non potrebbe essere altrimenti, senza particolari intenzioni estetizzanti. Continua a leggere

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La pittura di Stefania Rinaldi con nota di Paola Lovisolo


°°°
Nota personale sulla pittura di Stefania Rinaldi

Influenzata artisticamente da un amore viscerale per le opere di Van Gogh e dalla sua figura umana che la pittrice nutre fin dall’ adolescenza e che coltiva tutt’ ora, la pittura di Stefania Rinaldi si estrinseca nella sua essenza con autentica capacità di penetrare la superficie e rendere la luce alla luce dell’ immanenza di ciò che ritrae. Le sue opere ‘ agiscono’ nell’ osservatore permeando i sensi dei sentimenti dei quali l’ artista si confessa attraverso e nelle sue tele: “… dipingo con tutta la gioia, la malinconia, la forza, la dolcezza, la rabbia, l’energia e l’amore che dipingere richiede.”, così parla di lei stessa nella biografia; sentimenti infusi grazie a talento, tecnica, sensibilità femminile con ‘ controllata ‘ forza primitiva e sensuale senza mai restarne soggiogata né mai soggiogando il colore ma modellandosi in esso modellandolo a sé senza prevaricarlo, quasi con materno e femminile rigore anarchico, se mi si passa la formula. Colore usato con generosità, come dono, scintilla che contiene tutta l’ anima. L’ artista non lo diluisce ma lo imprime intiero, riempiendo minuziosamente con amore ogni spazio della tela, come se ogni minuscola pennellata fosse una parte a sé ma indispensabile al tutto dell’ opera finita, ottenendo naturalmente un completo equilibrio armonico fra le forze. La sua pittura viene da ‘ dentro’, cruda, totalmente esposta nella sua impronta pura, senza inganno. Continua a leggere

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Stefano Guglielmin: Le volpi gridano in giardino


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Le volpi gridano in giardino mostra in due sezioni principali (a loro volta suddivise in 2+3 sottosezioni) quanto non sia pacificante l’esistente, né pacificante dirlo, pur partendo dal principio femminile e, più in alto, dall’amore che coniuga la madre al padre, nel superamento della ripartizione.

Fin dal titolo mostra, non senza ambiguità, gli attori e il bivio: da un lato il selvatico, (talvolta anche il favoloso), la voce profonda, dura e pura, della grande femmina madre che col grido irrompe e ri-chiama nel piccolo recinto umano (va ancora bene che sia coltivato di giardino e non completamente antropomorfizzato di degrado…) ; dall’altro l’umano per l’umano, il lupo di homo homini lupus nei panni fintamente più rassicuranti della volpe, capace di mimesi (ma non di immedesimarsi), che strepita all’interno degli orti, mostrando il lato predatorio, senza tema di essere cacciato (anzi con il grido sollecitando, volpi a volpi, il branco) . Continua a leggere

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L’intellettuale è un fantasma?


strisce di luce 

 La grandezza dei titoli nei giornali è proporzionale al numero di persone che sono interessate al fatto. Quindi un evento di calcio, un fatto di politica, un concerto rock, hanno un titolo a caratteri cubitali. Un fatto culturale, invece, a chi interessa? Che percentuale della popolazione andrà ad ascoltare una conferenza, sarà interessata a un aggiornamento sui libri “significativi” appena usciti? Continua a leggere

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Andantino con variazioni


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Sogno

cammino su un filo fragile di vento

cammino e inciampo a ogni passo

cammino per tenderti la mano

ma ti tocco

e tu precipiti con me Continua a leggere

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STANZA CHIARA di Francesco De Girolamo


Foto di Francesca Woodman

Gridalo pure forte, ora, il tuo nome
per questo giorno strappato al destino
nel coraggio del vento, con il cuore
in braci, come in petto ad un bambino.

Le mani che si serrano in abbracci
non più fugaci, labile vittoria:
slegando il nodo stretto dei suoi lacci,
un sogno può sconfiggere la storia? Continua a leggere

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“Questione di scarti” di Giovanni Fontana Ed Polìmata


   vdb fontana

Il mondo in cui viviamo si sta riducendo a liquame e scarto e, allo stesso tempo, determina la nostra trasformazione in “rifiuti urbani”. Ciò emerge in modo perentorio e, allo stesso tempo lirico, nel nuovo libro di Giovanni Fontana, Questioni di scarti (Edizioni Polìmata 2012 – pp. 194, 10,00 euro). L’autore, esempio perfetto di “poliartista”, in quanto poeta, performer, musicista e con una grande esperienza nel campo delle scritture visuali, affronta il tema del vivere collettivo, da lui rappresentato tramite un vero e proprio rovello linguistico. Fontana descrive con vena polemica ed arguta, il ciclo perpetuo di consumo e di smisurata produzione di rifiuti individuali e collettivi. La furia della parola, percorsa da fremiti, pronuncia un grido sgomento al cospetto del “paesaggio dell’esplosione”, dinnanzi  a quella “waste land” che emerge, e si raccoglie, ai bordi delle nostre esistenze. Continua a leggere

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I CIELI ERANO CARICHI


Nelle contorsioni delle Grazie
- e nell’acqua, nei buchi
o nel fuoco-
io volevo solo il taglio ,
quell’esercizio di sadismo,
la prorogatio
di ogni dilacerazione, Continua a leggere

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Analessicamente


flashback- by criBo

Sto qui sulla terrazza
specificarne dimensioni e fiori
           __i maledetti fiori
           (il male dei poeti tramontati)__
occorrerebbe un movimento a oltranza
forse un rovescio magrittiano
e già una fumatina qui ci sta : una pipa che c’è.
              nel letto ristagnavo con le bende_
              ahi quanto male!
              avvolgimenti interattivi e punti
              e ricordavo la terrazza in fiore.

Sarebbe interessante
spostarsi nel passato del futuro
anteriormente
sì da poterne comprovare ancora
verande e frangiventi
             mi vedo imbacuccata
             c’è la neve
             il bianco copre tutta la terrazza.
                             Si sciava sui monti di Laceno
                             (sui campi che d’estate
                            dicevano i ragazzi più scaltriti
                            si coltivasse juana e poppy bianco).

Giro di vita a scorie e rimembranze
personaggi escheriani all’infinito
riflessi nello specchio d’ogni me
perennemente in fuga nelle stanze.
                S’anima il film a frotte di fantasmi
                stroboscopici in attimi allunati
                esacerbati dai ripescamenti
e ci si raccomanda
inginocchiati, alla dimenticanza.

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“Verande d’azzurro” di Pietro Pancamo


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Fotografia di zoutedrop

 
 
 
 

 VERANDE D’AZZURRO
-di Pietro Pancamo-

 I

Un laghetto di fumo nel cuore… Processioni di frasi lasciano calzature d’intelligenza
prima di entrare nella moschea delle bocche.

II

I profumi sorridono tra le maschere di foglie. E lettere serpentine
indossano pastrani di luce.

III

Un gregge di bagliori
alle pendici dei versi
nasconde l’Ulisse della mia ispirazione…
Canicola di gioia, tanfo d’allegria
negli sguardi ciclopici del solo occhio giornaliero. Spranghe di felicità
negli acuti del sole
e, fra verande d’azzurro, spaventapasseri di poesia…

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“Nelle tue stanze” di Marzia Spinelli


Quest’opera assolutamente unitaria, si sviluppa in XXIV composizioni, cui si aggiunge una breve poesia iniziale in corsivo, dopo le citazioni di versi di autori che parlano della madre, e un’altra finale sempre in corsivo che fanno da cornice al poemetto e ne riassumono il significato. Continua a leggere

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A proposito di “Mio padre ha mani grandi”, racconto di Pier Paolo Sciola: alcune notazioni critiche di Silvia Longo*


 

Nella con Carber

Mio padre ha mani grandi, con il suo stile fuori dell’ordinario, smentisce uno dei luoghi comuni che più detesto: quello per cui tutto è già stato detto, come si fa a scrivere qualcosa di nuovo?
Per questo gli sono grata. A un racconto. Come a chi è capace di sorprendermi ancora, se mi spiego, di schiudermi percorsi inediti.
Per analizzare a fondo questo testo, si dovrebbe parlare diffusamente della sua costruzione in sequenze brevi e collegate tra loro − come in cordata di pensieri associativi − da un filo più logico che temporale. Continua a leggere

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SONETTI DOLENTI E BALORDI di Lucetta Frisa-recensione di Narda Fattori


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Lucetta Frisa, Sonetti dolenti e balordi, CFR

Citando Alberto Bertoni la riflessione che propongo mi pare calzi a pennello a questa opera della Frisa : “ L’Io occidentale, rappresentato della fisica come fascia cangiante di neuroni e – lungo lo sviluppo del XX secolo, ridotto dalla politica e dalle industrie dello svago a individuo- massa , sdoppiato fra veglia e sonno, responsabilità e noia , oblio e memoria elettronica, crisi e alienazione: infatti la potenza dell’impulso creati-vo e artistico è cominciata a scaturire direttamente dall’inconscio, in un intreccio di fattori irregolari e dispotici”, quindi pare che il processo di formazione creatrice na-sca all’interno dell’uomo. Proprio nella rappresentazione multiforme, abissale e ina-bissata, la poesia si contrappone al deserto dell’esperienza distratta e generica; la as-sume e la stravolge, spesso la ricrea attraversa il linguaggio che consente l’incontro con se stessi e con l’altro. Continua a leggere

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Ardengo Soffici: “Lemmonio Boreo ovvero l’allegro giustiziere”, 1912


(La recensione che leggerete conclude la mia collaborazione regolare a questa come ad altre riviste, che ringrazio per avermi sempre ospitato. Ho compiuto a gennaio 71 anni e ho deciso di dedicare quest’ultimo tempo ad una specie di isolamento spirituale che mi aiuti a riflettere sulla vita e su ciò che mi circonda e mi ha circondato durante il corso di questi anni, così da poterli ancora di più amare ed apprezzare. Continuerò a curare, però, la rivista d’arte Parliamone, la mia creatura, finché ne avrò le energie necessarie. Ringrazio i lettori e i redattori della rivista. bdm)

Ardengo_SofficiAnimatore culturale, attento osservatore, forte polemista: la prima parte del Novecento, non solo italiano, ha in questo artista, pittore e scrittore, un autentico protagonista dei dibattiti intorno ai nuovi movimenti che si andavano affacciando in quegli anni. Clamorosa fu l’aggressione che subì a Firenze, alle “Giubbe rosse”, per aver scritto un articolo aspramente critico nei confronti dei Futuristi, da parte di Marinetti, Carrà e Boccioni.

Collaboratore delle riviste più importanti del tempo, tra cui “La voce” di Prezzolini, egli portò in Italia le novità e l’aria nuova che si andavano respirando a Parigi. Fu amico di Apollinaire, Max Jacob, Picasso, Braque e tanti altri. Quando il cubismo faceva le prime mosse, Soffici fu uno dei primi a prendere le difese di Picasso e Braque e ad esaltare il loro lavoro. Numerosi sono i suoi saggi su movimenti ed artisti del suo tempo.

Si avvicinò alla narrativa con opere quali: “Ignoto toscano”, Firenze 1909; “Lemmonio Boreo”, Libreria de “La Voce”, Firenze 1912; “Arlecchino”, Firenze 1914; “La giostra dei sensi”, Firenze 1918; “Taccuino di Arno Borghi”, Firenze 1933; “Autoritratto d’artista italiano nel quadro del suo tempo” (in quattro volumi usciti con i seguenti titoli: “L’uva e la croce”, Firenze 1951, “Passi tra le rovine”, Firenze 1952, “Il salto vitale”, Firenze 1954, “Fine di un mondo”, Firenze 1955); “D’ogni erba un fascio. Racconti e fantasie”, Firenze 1958; “Diari 1939-1945” (in collaborazione con G. Prezzoloni), Milano 1962. Continua a leggere

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“Questo mare è pieno di voci e questo cielo è pieno di visioni” di Maria Gisella Catuogno


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             Quando Gisella mi ha chiesto di presentare questo suo ultimo lavoro, Questo mare è pieno di voci e questo cielo è pieno di visioni, uscito da poco per i tipi della Onirica Edizioni, ho recalcitrato, ho tentato di sottrarmi.

            Perché il rapporto tra critica e autore, se serio e non impostato su graziosi  minuetti, è dialettico o non è. E poi obbliga la critica a interrogarsi, a ripensarsi, perché l’autore produce, costruisce un suo itinerario, sicché le prove più recenti vanno lette nella ratio di un confronto. E qui, magari, si può riscontrare che c’è stato un prima in cui si è teso  a fare una cosa, ad esempio versi anteriori a scuole e a poetiche riconoscibili, e che c’è un oggi in cui, invece, è altro a domandare attenzione. Nel nostro caso, l’esistenza intesa come quotidiano ha ceduto, almeno in parte, il passo all’esistenziale. Così leggo, con grande piacere, perché io sono sempre stato uomo di scuole, del “filo d’Arianna ingarbugliato”, del “gioco dei dadi che non torna”, dell’“aquilone che non spicca il volo”, di “tempo fermo, sospeso, indifferente”: immagini che, messe come sono in stretta sequenza, vogliono essere, più che una citazione montaliana, un piccolo manifesto sotto forma di devota, amorosa decalcomania. Continua a leggere

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Roma, 16 maggio inaugurazione della mostra I BRONZI DI FANOR HERNÁNDEZ. MATERIA E VITA


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MUSEO NAZIONALE ROMANO – PALAZZO MASSIMO ALLE TERME

Largo di Villa Peretti, 1 – 00185 Roma

I BRONZI DI FANOR HERNÁNDEZ. MATERIA E VITA

Mostra Internazionale di Scultura Contemporanea

Presentazione alla stampa e inaugurazione della mostra

Giovedì 16 maggio 2013 ore 18:00

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“Per me l’arte è un mezzo con il quale si cerca di esprimere la sostanza spirituale della vita nella
ricerca di quel contatto umano e di quella comunicazione che rappresentano, in fondo, l’essenza
stessa della civiltà”
Fanor Hernandez, 1970

FANOR HERNANDEZ. TRA ITALIA E COLOMBIA

di Mariastella Margozzi dal catalogo della mostra

Fanor Hernandez Ordoñes nasce a Cali, in Colombia, nel 1932. E’ qui che ha la sua prima formazione artistica da autodidatta; si trasferisce giovanissimo negli Stati Uniti per studiare Architettura e, in seguito, con una borsa di studio giunge a Roma, dove nella seconda metà degli anni cinquanta inizia a frequentare l’Accademia di Belle Arti, allievo di Pericle Fazzini, uno dei più grandi scultori figurativi italiani del secondo dopoguerra. Continua a leggere

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DONNE…ieri, oggi, domani- CONCORSO


DONNE . . . ieri, oggi, domani

“Quando le donne non hanno paura” – il coraggio delle scelte, la passione delle idee

Concorso letterario – 6^ Edizione

Il Circolo neoilluminista ‘Donna Olimpia Frangipane’ indice la sesta edizione del Concorso letterario

“DONNE . . . ieri, oggi, domani”.

Il concorso è riservato esclusivamente a donne, età minima di 16 anni, che possono partecipare con racconti e poesie in lingua italiana o in altra lingua se corredati da traduzione, scritti al computer, il cui tema deve evidenziare la determinazione sociale e culturale della donna.

I racconti inediti devono avere una lunghezza compresa tra le quattro (minimo) e le otto (massimo) cartelle Continua a leggere

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Domenica di maggio – Francesco De Girolamo


Giulia Carcano, Vaso di fiori

Stamattina mi manca un sorriso,
un sorriso di ieri, non ancora svanito;
una mano che dava il suo tenue
calore, senza strette tenaci,
una bocca un po’ avara di baci,
per timore che non fosse gradito,
in quel tempo feroce, improvviso,
il suo labbro sbiadito; i suoi slanci
d’affetto, d’un tono pacato, sopito,
il suo abbraccio d’un corpo ferito,
in attesa di pace, forse ignaro
di quanto crescesse, velenoso,
quel fiore nascosto nel petto. Continua a leggere

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“Il guado della neve” di Luca Benassi


L’originalità di questa nuova raccolta poetica di Luca Benassi, vincitore peraltro del Premio letterario Don Lorenzo Milani – anno 2012, sta soprattutto in una poesia dove l’originaria elementarità del mondo che narra: “la Sardegna”, col proposito di denuncia congiunto all’intento commemorativo di eventi tragici , riesce a pervenire a una capacità espressiva che fa della nudità della parola, come talora di un intenso linguaggio figurato, caratteri essenziali. Continua a leggere

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Marco Ercolani: “Camera fissa”


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“Alla fine degli anni Settanta, a Genova, un uomo si getta dal quinto piano di un palazzo, intenzionato a togliersi la vita, e cade sopra un casuale passante, che muore di colpo. L’aspirante suicida, pur ferito, si salva. Questo episodio paradossale, in cui la morte volontaria non si realizza solo per un capriccio del caso, mi suggerisce, tra il 1980 e il 1981, l’idea di Camera fissa: un breve romanzo noir che sviluppa, tra sogni e fantasie, la complicata strategia di vendetta della vittima che nella finzione del mio racconto sopravvive, contro il nemico che lo ha paralizzato. Il titolo del libro, Camera fissa, vuole alludere sia alla forzata immobilità del protagonista sia al suo mestiere di filmaker.”

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da Volo imminente

“Cammino in una strada assolata, i cui non scorgo la fine. Il lato destro è costeggiato da un grattacielo, sulla cima vedo il profilo di un uomo. Osservandolo dal basso. Ho la sensazione che cammini in punta di piedi, che sia nudo; ma il vetro del grattacielo rosseggia nella luce, offusca la sua figura.

Cammino in silenzio. Lassù lui ripete i miei passi, come per schernirmi. Io mi fermo, lui si ferma. Riprendo a muovermi e lui si muove. Allarmato da quell’imitazione insensata provo a correre per liberarmi, ma anche lui, con l’agilità di una scimmia, si mette a correre. E se fossi io l’ombra del suo corpo? Se fossi io l’immagine riflessa dal sole?

[…] “

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Camera fissa non è un libro di luoghi o situazioni, un noir con assassinii che non svela, se non alla fine, l’assassino. Qui tutto è inchiodato come un quadro, come quel “muro e finestra” solo disponibili al protagonista. La lingua stessa si fa asciutta, secca, con periodi perlopiù senza subordinate, essenziali, i punti come chiodi.      C’è infatti una corda tesa nel testo, con panni altrui da non potere né volere vestire, e tende schermo che fluttuano, come le palpebre dietro le quali cammina e fissa l’occhio.   Eppure, al di là del “Desiderarsi tenda” di tipo orientale, queste tende-veli non avvolgono, né proteggono, né fungono da telone per chi (o per che cosa) da quella corda dovesse cadere.  Il volo è precluso o è subito (e proviene da un alto, altro, che schiaccia, come accade al protagonista), o è per proiezioni (di sogni, di film, di fantasie) che diventano vere e proprie fissazioni  delle linee di fuga della mente che proietta.   La tensione che ne deriva non scaturisce da paura (per es. di, o di dover, morire), né da dolore (men che meno se inteso come esistenziale), ma da un senso totalizzante di costrizione, anche dei/nei propri sogni o incubi. Continua a leggere

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Letteratura Necessaria – Azione 34


 

Segnalo con piacere a chi è a Bologna la mia presenza sabato 11 maggio alla libreria delle Moline in via delle Moline, 3 alle ore 18 dove con Enzo Campi e Gabriele Via presenterò il mio libro di poesie “L’ospite indocile” (Passigli, 2012).

Letteratura Necessaria – Azione 34.

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Le cose intorno: poesia per voci sparse | lettura poetica 22 giugno | selezione


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Dalla redazione di dopotutto, ricevo e con entusiasmo segnalo:

Le cose intorno,  evento di letture poetiche che si terra’ a Forte Poerio, Mira (Venezia) sabato 22 giugno.   I testi per la selezione vanno inviati all’indirizzo:  lecoseintorno@gmail.com.

Sito di riferimento:
http://lecoseintorno.wordpress.com/

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Ridurre lo sguardo alle cose intorno; alle cose che obbligano con il loro limite. Ritrovare un linguaggio che “sia il più possibile concreto e il più possibile preciso”, come si augurava Calvino più di quaranta anni fa. Una scrittura che eviti espressioni astratte e generiche. Una lingua che senta “la soddisfazione di stringere la realtà in modo che non scappi” e ristabilisca con le cose una relazione accessibile e umana.

Farlo anche riconducendo lo sguardo alla geografia; a una sorta di geo-affettività sparsa, una familiarità estranea e dislocata, un dislocamento interno; anche interiore. Una condizione che resta a prescindere ed è indipendente dal luogo delle origini. Un sentire che rimane anche quando si è a casa. Una sensazione che nasce da quello che gira intorno,  dalla continua oscillazione del punto di vista con cui si impara a convivere. Continua a leggere

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“Mancina nello sguardo” di Floriana Coppola


“Mancina nello sguardo” (La Vita Felice, 2012. Prefazione di Rita Pacilio) è l’ultimo libro di poesie di Floriana Coppola una scrittrice che ha alle spalle diverse pubblicazioni tra poesia e prosa. Quest’ultima tappa del suo percorso artistico è un’opera densa e intensa, in cui lo sguardo della poetessa attraversa le proprie regioni interiori e raggiunge gli altri perché è così che nasce e vive la poesia quando è intesa e vissuta come esperienza di vita.

Continua a leggere

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PARADIGMA E IL GIOCO DELLE ANTINOMIE


Copertina Paradigma

Francesco De Girolamo, Paradigma, LietoColle Libri, 2010

Questa raccolta poetica di Francesco De Girolamo  è un percorso nell’arco temporale di circa dodici anni, una ricerca incessante di trovare risposte agli interrogativi che la vita e l’esperienza umana (sia essa sociale, affettiva, dolorosa, memoriale) ci pone e impone. L’intensità lirica e il ritmo incalzante e trascinante del verso che caratterizzano questa raccolta sono l’epicentro di una struttura solida e complessa che ha sì radici ben solide  nella grande tradizione classica poetica ma la cui linea così originale e moderna ne rappresenta il nerbo vitale che ci regala frammenti d’emozioni in passaggi d’anima, e ci aiuta a riflettere su noi stessi e su ciò che ci circonda. La passione e la compassione umana tengono le fila dei versi, come nella straordinaria poesia Metamorfosi: “Non è molto quel ramo dietro i vetri/ per sapere che fuori impera il niente;/ ma è tutto ciò che scorgi e che non vedi/che lo trasforma in una gemma ardente// Che lo trasforma in una calda rosa/ che accende il limitare dello sguardo/della sua sete indomita e operosa;/e ritrasfonde in musica il suo pianto.” Continua a leggere

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“Les mille collines” di Federica Iezzi – Rwanda marzo 2013


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  In kinyarwanda la popolazione rwandese era chiamata abanya. Erano completamente assenti specifici nomi comuni dati ai tre gruppi etnici, dai coloni belgi: twa, hutu e tutsi. Questo ha il chiaro significato che i gruppi etnici in realtà non si riferiscono ad una categoria biologica ma solo ad una condizione sociale. Il nome hutu è stato infatti dato agli agricoltori: abahinzi. I tutsi è il popolo errante di pastori: abarozi. Il nome twa indica il gruppo di artigiani che lavora la ceramica: ababumbyi. Continua a leggere

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Partigiani


gerani resistenza Spirò forte il vento del nord
[prima di diventare refolo]
tingendosi di un rosso
che non fu solo quello
dei gerani affacciati ai balconi
incuranti della guerra e dell’occupazione
perché la primavera
è più forte delle bombe e del furore. Continua a leggere

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“Le strade, i giorni” (Poesie 2002 – 2012) di Fabrizio Tiberio


stockvault-wide-angle-rural-road133388I lettori di Viadellebelledonne hanno già avuto di conoscere e apprezzare Fabrizio Tiberio del quale in passato ho postato un racconto. Stavolta lo presento in veste di poeta viandante che offre a noi tutti le tappe del suo cammino. Fabrizio Tiberio ama viaggiare e le poesie di questa nuova raccolta, stampata in proprio ma davvero graziosa nella veste grafica, sono degli appunti di viaggio, delle istantanee scattate non con la macchina fotografica, ma con la forza del linguaggio poetico che è in grado di evocare immagini e suoni e colori e persino profumi quanto (se non di più) una fotografia. Il suo è un Baedeker personale ed intimo, un canto d’amore alla nostra bella Italia di cui il suo sguardo di poeta tratteggia un ritratto vivido e sensuale.

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su “Mi hanno detto di Ofelia”


CRISTINA BOVE PESCATRICE DI NEBBIA
Di Augusto Benemeglio
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1.Ofelia.
Ho promesso a Cristina che l’avrei letto questo suo libro, “ Mi hanno detto di Ofelia” edizioni Smasher, 2012, e in effetti, ora che è primavera, l’ho letto e disletto, l’ho udito dentro di me, passar fuori, e lo riodo fuori di me, passar con me come un fiume che scorre ai miei piedi. Ecco la bianca, l’Ofelia di Rimbaud che ondeggia  “sull’acqua calma e nera/dove dormono le stelle / come un gran giglio” E l’Ofelia dietro la finestra di De Andrè (“Mai nessuno le ha detto che è bella/ a soli ventidue anni / è già una vecchia zitella/La sua morte sarà molto romantica/trasformandosi in ora se ne andrà /per adesso cammina avanti e indietro/la via della Povertà), e infine l’Ofelia tragica di Virginia Woolf, perché  senza madre e senza modelli femminili, senza identità ( “la sua identità se ne è andata quando le forze maschili non hanno più diretto le sue azioni”), l’Ofelia che in fondo non è mai esistita come donna, ma solo come personaggio, archetipo maschile (e maschilista) di donna a cui tutto è negato, in primis la libertà.
Ma perché Ofelia? “Perché abita dentro ciascuno di noi, – dice Narda Fattori – coi suoi misteri, segreti e le sue acque, il suo mal di vita che si intreccia e fonde col mal di morte”. Continua a leggere
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“Esercizi di immortalità” – Introduzione di Francesco De Girolamo alla poesia di Marco Belocchi


Esercizi di immortalità

La tradizione poetica in cui si inserisce quest’opera di Marco Belocchi non è facile da rintracciare: l’ambizioso intento di decifrare l’enigma dell’esistenza, di cercare di mirare, attraverso il proprio ardito percorso in versi, ad una vittoria in effige sulla morte, attraverso, ora un visionarietà panica, ora una larvata dialettica meta-concettuale, non è mai stato peculiare della poesia italiana contemporanea, in particolare di quest’ultimo decennio.  Continua a leggere

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Andare contro


vento di van gogh

Culturalmente parlando, stiamo attraversando un periodo che ha parecchio dell’oscurantismo. C’è una vera e propria guerra in corso per l’azzeramento delle idee. “Il libro è diventato un collaterale del mondo della comunicazione” afferma giustamente Benedetta Centovalli e Giulio Ferrone denuncia il fenomeno per cui “è l’attuale orizzonte culturale a cancellare le differenze e le gerarchie”.Per molti aspetti il meccanismo della trasmissione culturale è stato ampiamente compromesso. Continua a leggere

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I glicini


delfini

I glicini riempivano la strada

di profumo e di lilla

- e  non pensare

che sempre e soltanto si sprofondi

in un mare di grigio -

Ci saranno pure gli strappi

nella rete

che ci trattiene

e la vita che grida

e la dolcezza

delle sere d’aprile Continua a leggere

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OLTREVERSO, il latte sulla porta – Doris Emilia Bragagnini


oltreverso il latte sulla porta doris emilia bragagnini

In tempi di alfabetizzati e di acculturati quanti libri si stampano, quante parole provano a mettere le ali e a sorvolare il mondo. Spesso precipitano dopo due battiti, pazienza, a qualcosa saranno servite.

Noi lettori abbiamo abbondanza di scelte, sovrabbondanza direi e qualche volta ci affatica trovare la perla vera fra tante plasticate. Mai demordere e continuare a cercare, minatori di pepite spaccaocchi.

Qui, ad esempio, ho un bellissimo libro di poesie di Doris Emilia Bragagnini, meravigliosamente prefato da Augusto Benemeglio, che si è offerto alla mia lettura senza infingimenti né letterari né razionali.

La poesia di Doris s’incunea nei meandri instabili degli eventi che la trafiggono e la incantano anche e quel suo atto concreto, non ancora carnale, la trasporta in territori infidi che ora sembrano miti, ora feriscono con lame affilate. Ma…. Qualcosa la trattiene al di qua di una soglia che violata , impedirà il ritorno e l’attrazione resta , insoddisfatta e dolente. Continua a leggere

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Quattro poesiole di Silvia Molesini


Una mattina non si alza
le percussioni del peso curano una particina senza parole
succede niente a dirla guarita sembrano
pose della mattina stessa che butta sole
dalla stanza lunga dalla chiocciola
tutte le porte del vetro cancellate di pacca.
Mi manderai a morire tu vecchio capomondo
paralizzata qui di sotto
nella baretta in fila di gomma precisi i pensieri
e nella pancia fino al respiro un rospo
bello grosso
con i due occhi allineati all’Alba cucita.

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Stefano Terra: “Alessandra”, 1974


stefano_terraIl suo vero nome era Giulio Tavernari (Torino, 1917 – Roma, 1986). Fu scrittore e giornalista, vincitore del Premio Viareggio nel 1980 con “Le porte di ferro” (uscito nel 1979) e del Campiello nel 1974 con “Alessandra” (uscito nello stesso anno).

Altre sue opere furono: “Rancore“, 1946; “Sul ponte di Dragoti bandiera nera“, 1952; “La fortezza del Kalimegdan“, 1956; “Calda come la colomba“, 1971; “Il principe di Capodistria“, 1976; “Albergo Minerva“, 1982.
Si apprende dai cenni biografici stesi dallo stesso autore, che ebbe una vita politicamente molto impegnata, testimoniata da un’intensa attività di giornalista svolta soprattutto nei Balcani. La nota si conclude: “Vivo in una casa dell’Attica con eucalipti, vigna adagiata sull’argilla, gatta dalla testa piccola e le volpi all’imbrunire.” Scelte definitive di vita che richiamano alla mente quelle, ad esempio, di Eros Sequi e di Fausta Cialente.

Il romanzo narra la storia di un diplomatico che sceglie di lasciare l’Italia per un’isola (Rodi) nelle regioni dell’Attica, e del suo triste amore per la moglie Alessandra.
Il presente e il passato si alternano ed anche si mescolano dentro una scrittura malinconica e riflessiva.
La sensazione che si prova è di un disegno che vuole essere consapevolmente sfuggente, non mai compiutamente definito, consegnato al flusso del tempo e della memoria. Continua a leggere

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Sette volte – Francesco De Girolamo


Soledad Fernández

Dunque mi hai trovato,
mi hai snidato, alla fine,
pur nascosto com’ero in una luce non mia,
e non mi hai perdonato di esserci,
di conoscere il tuo nome segreto,
di entrare nel tuo cuore ad occhi chiusi
senza avere paura
del tuo bugiardo silenzio indifeso. Continua a leggere

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“L’ospite indocile” di Lucianna Argentino


Ospite Indocile

Ricevo una breve ma intensa nota di lettura al mio nuovo libro “L’ospite indocile” (Passigli, 2012) di Paolo Carlucci e con gioia la condivido con i lettori di Viadellebelledonne anche per renderli partecipi di questa mia nuova creatura poetica. Continua a leggere

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CONCORSO DI POESIA ‘IL GATTO’


Narda Fattori comunica il Bando di concorso di Gatteo mare

 

CONCORSO DI POESIA ‘IL GATTO’

REGOLAMENTO
Art.1
La partecipazione al Concorso è aperta a tutti gli autori italiani e stranieri, senza limiti d’età, ovunque residenti. I testi devono essere in lingua italiana.
Art.2
Ogni concorrente può partecipare con una sola poesia di propria creatività, il cui tema è ‘il gatto’, ciascuna composta da non più di 30 versi. I testi inviati dovranno essere originali ed inediti, non dovranno essere stati presentati ad altri concorsi fino alla conclusione del Premio, ed i relativi diritti non dovranno essere stati concessi a case editrici o ad altra forma imprenditoriale che ne comporti il copyright di pubblicazione. Continua a leggere

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Lo specchio incrinato di tempo (poesie inedite di Celeste Chiappani Loda)


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Fotografia di erix!

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BOZZOLO CONCLUSO
-di Celeste Chiappani Loda-

Serrato il bozzolo
con l’ultimo morso di filo.
Io dentro:
captiva o libera
non posso sapere. Continua a leggere

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“Percezioni dell’invisibile” a cura di G.Vetromile Edizioni L’Arca Felice


percezioni dell'invisibile

Il titolo accattivante ma anche ambiguo è posto  a richiamare l’attenzione di 7 poeti di

acclarata fama che costruiscono attorno alla sua polisemia e alla sua  pervasività un discorso poetico multiforme e di significati  individuali e proteiformi.

Se il titolo intendeva dar ragione dell’essenza della poesia, l’intento non è riuscito ; la poesia accade come l’amore, e come l’amore va curata, con confronti, letture, frequenti ritorni e rimandi. E’ quasi impossibile dare una definizione della poesia che sia esaustiva: essa è comunicazione e relazione, ma anche ricerca dell’identità profonda e soprattutto essa è costruita con parole che vengono ricontestualizzate , ricreata consentendo loro di diventare scaturigine di nuove realtà, non meno vere né meno concrete. Continua a leggere

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SIC Scrittura Industriale Collettiva”In territorio nemico” Ed. minimum fax


In territorio nemico cover

Un ufficiale che diserta e intraprende un viaggio attraverso l’Italia devastata dalla guerra.   Una ragazza di buona famiglia che diventa una partigiana pronta a uccidere un fascista dopo l’altro. Un ingegnere aeronautico che si nasconde in attesa che passi la bufera. Matteo, sua sorella Adele, il cognato Aldo: sono i personaggi di In territorio nemico, tre giovani separati dalla guerra che, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, cercano di ritrovarsi in un paese in preda al caos. Nei venti mesi terribili dell’occupazione nazista, i tre protagonisti faranno esperienza della battaglia, dell’isolamento, dell’amore, del conflitto con se stessi, fino ad affrontare la prova più difficile: scegliere da che parte stare mentre la morte li minaccia a ogni passo. In territorio nemico è una nuova epica della Resistenza. Un’epopea corale resa possibile dal lavoro di oltre cento scrittori e ispirata alle testimonianze di chi la guerra l’ha vissuta e non ha cessato di raccontarla. Un romanzo vivo e toccante che, tenendo ben presente l’eredità di Fenoglio, Malaparte e Calvino, apre una rinnovata prospettiva sull’esperienza tragica e fondativa della seconda guerra mondiale italiana. Continua a leggere

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DAL CELLARIO DELLA CARNE- recensione di Narda Fattori


NOTE DI LETTURA di NARDA FATTORI su VILLA DOMINICA BALBINOT

La poesia è il farmaco che apre ogni volta la ferita e ne spinge fuori la materia in eccesso, il marciume, l’infetto. Per i poeti che hanno coraggio.
Medicina e cura, dolore e pausa, dentro un respiro più fondo, di aria più pura che per un attimo caccia i miasmi; ma neppure l’aria pura, incorrotta, è salvifica perché è vuota e non ha melodie come una conchiglia di mare ma cupa piega infossata che il gelo scava nella terra, non vita, inospitale e incapace a accogliere vita.
Dominica ci proietta le sue allucinazioni ( le nostre?) senza un briciolo di commiserazione ( la fede è allucinata- le orazioni giaculatorie di beghine, gli esoscheletri contorti,….); è un paesaggio interiore costruito su uno esteriore che è ripugnante e tutta una serie di sostantivi ce ne dà conferma (gelidume- delicto- inferi nudi- cogitazioni affoschite,…) Continua a leggere

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Ulisse terzo millennio di Marina Torossi Tevini


mare-notturno

Ulisse terzo millennio

Entriamo nella biblioteca. Tonnellate di sapere per il nostra mente onnivora maisatolla. Abbiamo bevuto un caffè indecisi tra l’aroma classico, alla nocciola o al cioccolato. Affoghiamo una buona razione di panna in quello al cioccolato. Dice il saggio: con la cioccolata non sbagli mai.

Le sirene. Le abbiamo sentite. E non solo quelle che ci hanno tagliato la strada mentre, zigzagando, ciondolavamo tra caffè, ristorazioni varie e giornali. No. Le vere sirene. Quelle che fanno morire i marinai. Allettatrici con un lungo strascico di fama e di battimani. Adescatrici con parole condite all’aroma dell’ultimo elzeviro. Erano là sugli scogli. Grandeggiavano, sicure che ogni uomo che passasse di lì…

Ma il mare è vasto, e noi dobbiamo andare. Continua a leggere

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“Un giardino privo di mura” di Alessandra Palombo Ed. Liberodiscrivere


un girdino...

  Questa nuova silloge di Alessandra Palombo si presenta al lettore come un cerchio perfetto, che s’apre con una lirica autoritratto, tutta basata sulla metafora del gioco delle carte, buone e meno buone che la vita ci offre e in cui il bilancio è dolceamaro: mi sono toccati più bastoni che coppe/e cuori affannati, oltre a bouquet di fiori ma dove, per fortuna, chi scrive ha il privilegio vitale dell’alba e del tramonto e la letizia, che non è appassita. Continua a leggere

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Sentirsi dentro una magia… – La poesia nella scuola primaria


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“SENTIRSI DENTRO UNA MAGIA…”

Le poesie sono giocattoli dell’anima. L’anima – l’immenso mondo che c’è dentro di noi – è un reame così buio e sconfinato che anche i grandi, che si danno tante arie, non ne capiscono una beata pigna. Tanto che spesso preferiscono far finta di non vederla, di non averla per niente. Oppure le cambiano nome, la chiamano mente, e poi non ci pensano più.
Il compito di fronteggiare la propria anima è per i grandi così smisurato come per i bambini quello di fronteggiare il mondo dei grandi. Ci vogliono giocattoli, attrezzini che aiutino, cominciando da cose piccole adatte alle mani. Le poesie sono questi giocattoli, questi attrezzini: bastoncini per sondare quanto è profonda l’anima, prima di metterci piede.
Bruno Tognolini

CHE COS’E’ LA POESIA?
(stralcio da una conversazione in agorà con i bambini di 4ª)

IRENE M.: è una storia che fa provare delle emozioni.
ALBERTO: è un racconto musicale Continua a leggere

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“Addio a Roma” di Sandra Petrignani


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Roma, la città che una volta era decantata per la sua bellezza e il suo ponentino, è diventata oggi una sorta di elegante palude che tutto ingoia e dove tutto scompare quasi senza lasciare traccia. Sommersa dal traffico, dallo smog, dalla sporcizia, dalla fretta, dalla violenza e dalla disattenzione umana.

Leggere il libro “Addio a Roma”, la Roma degli anni ‘45/’75, è un viaggio appassionante per il racconto che l’autrice fa del vissuto di questa città, insieme a quello di alcuni dei suoi più significativi protagonisti.

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Una poesia inedita di Carlo Bordini


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Il testo è tratto da PoEtica News 1/2013 

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