gennaio 26, 2012

L’eterno femminino ci porta verso l’ alto (Goethe)

di paolapluchino

Chiara: Fe e Male, due anime in sfida dentro il corpo, l’anima, la creatività della donna. L’una, l’istinto razionale che muove dal sé andorgino, si sprigiona nell’uso di materiali maschili, nell’uso di figurini che modellano geometrie; l’altra Fe, è l’anima arcana e recondita del femminile che attraversa le sue opere con fare delicato e sottile, rivelando la piega segreta del sospeso, della favola platonica delle ombre, del teatro a marionette. Queste due anime, congiungono il verso nel gesto che presenta l’artista, raggiungibile a questo indirizzo. Chiara, ci ricorda molto una frase di un grande dell’arte contemporanea italiana, non per la resa espressiva, quanto per il pensiero che sottende a entrambi i lavori: parliamo di un male, parliamo di Michelangelo Pistoletto, che nel 1967 nel suo Le ultime parole famose – la speculazione scrisse:

Quando un uomo si accorge di avere due vite, una astratta in cui sta la sua mente e una concreta, in cui sta pure la sua mente, o finisce come il pazzo che, per paura, nasconde una delle sue due vite recitando l’altra, o come l’artista che non ha paura e le rischia tutte e due.

Paola Pluchino The Artship

gennaio 25, 2012

L’algebra della vita di Ivano Mugnaini

di luciannaargentino

Gli sviluppi nel corso del tempo dell’arte del racconto hanno evidenziato e messo definitivamente a fuoco una precipua caratteristica del genere: il suo essere, in buona sostanza, un banco di prova ineludibile per chiunque coltivi ambizioni di scrittura fuori dal circuito della serialità programmatica e dalle secche di una narrazione che si consuma, soprattutto oggi, nella pura e semplice rappresentazione del dato, nell’ordinario e rituale esercizio affabulatorio che ha come unico fine quello di raccogliere i frammenti del reale e di ricondurli a un paradigma teorico preesistente, canonizzato. Il corpo a corpo con la scrittura, nel caso del racconto, avviene invece in un tempo metamorfico non mai assolutizzato, in un paesaggio altro dove le coordinate non sono mai prefissate ma si definiscono, nella loro essenzialità, solo nel farsi del discorso, nell’oltranza della narrazione – alla presenza, silenziosa e discreta, della tradizione, che agisce come propulsore e catalizzatore di voci, attraverso i fantasmi che lascia emergere, a ondate, dalle acque mobili del suo mare inattuale. Esattamente quello che avviene in questo libro. continua a leggere »

gennaio 24, 2012

Giorno della memoria. Scrittori israeliani in Italia: A.B. Yehoshua, Nir Baram e Nava Semel.

di Giusi Meister

Conferimento della laurea honoris causa ad Abraham B. Yehoshua il 27 gennaio a Pisa

Programma

Conferimento del Diploma di perfezionamento honoris causa
ad Abraham B. Yehoshua
Lectio magistralis
Abraham B. Yehoshua
The Holocaust as Junction

Dove
Scuola Normale Superiore
Palazzo della Carovana
A.B.Yehoshua, Conferimento laurea honoris causa. Scuola Normale Superiore di Pisa.
Sala Azzurra

Quando
Venerdì 27 gennaio, ore 15.00 continua a leggere »

gennaio 24, 2012

Omaggio alla Giornata della Memoria

di vivianascarinci

La libreria Libra & Associazione PoEtica

Sabato 28 gennaio dalle 18.30

Villa Samadhi, Rignano Flaminio

Un’intervista di Viviana Scarinci a Corrado Videtta degli ARGINE

1.   In che misura le tue esperienze precedenti ti hanno portato a concepire il progetto musicale ARGINE secondo collaborazioni cui è consentita, da come si evince dal vostro background, una contaminazione profonda e condizionante del risultato? Ossia che valore e potere ha per te il dialogo artistico in corso d’opera?

A dire il vero le mie esperienze musicali precedenti alla creazione del gruppo Argine sono poche, suonavo spesso con alcuni amici con cui mi esibivo alla chitarra e alla voce presso case private in occasione di feste e ritrovi. Avevamo circa sedici anni e affiggemmo in tutta la città dei volantini in cui ci offrivamo gratis solo per feste private. Invece di andare il sabato con i compagni di classe a mangiare la pizza, suonavamo in case meravigliose tra long drinks e belle ragazze. Ciò che ha formato il mio credo musicale è stato semmai lo studio della musica durante la frequentazione del Conservatorio. In quegli anni capii che usare delle dissonanze con il suono di strumenti tipo il violino o il sassofono soprano era più stimolante per me rispetto all’ utilizzo del suono distorto di una chitarra elettrica, benché ne abbia fatto comunque largo uso. Il valore della collaborazione per me è alla base del suonare. Il concetto di squadra mi piace. Applicato alle discipline artistiche o a quelle sportive o della ricerca in generale ritengo che conferisca una componente esaltante al risultato finale della rappresentazione. continua a leggere »

gennaio 23, 2012

Francesco Bellomi: scritture musicali

di margherita ealla

prima pagina della "Fantasia" per Tuba e organo del 1986. Righe tracciate con pennino a 5 punte. Notazione con penna da calligrafia Scheaffer.

per ascoltare la Fantasia per tuba e organo del 1986 qui

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[trascrizione]   [da “Parole chiave: trascrizione” qui]

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Chi ha avuto la fortuna di avere qualche nonno o qualche vecchia zia, appassionati di musica, si sarà inevitabilmente incontrato con certi vecchi libri, dalla carta giallina e pelosetta, un po’ consumati vicino all’angolo della voltata di pagina, nei quali sinfonie, opere liriche, quartetti, concerti, quadriglie e valzer viennesi, aspettano pazientemente il momento di risuonare sotto le mani di un improvvisato duo pianistico. […] Chi ha avuto la fortuna di avvicinarsi alle grandi opere musicali del passato attraverso queste trascrizioni ha, di solito provato, emozioni indelebili e ha imparato sulla propria pelle in modo altrettanto indelebile la meravigliosa architettura delle musiche suonate. Erano spesso umili trascrizioni, opera di sconosciuti musicisti, che non chiedevano l’esecuzione pubblica ma che regalavano immense gioie ai lettori. [...] continua a leggere »

gennaio 22, 2012

Non è che le manchi il suono, è che possiede il silenzio. Fina Garcìa Marruz

di vivianascarinci

di Viviana Scarinci

Riferirsi all’acqua come tramite per intendere un transito autonomo che da una condizione conduca più che a un’altra, a una proprietà mutevole dell’essere. Riferirsi all’acqua come un elemento capace di una contaminazione che una sola goccia può infondere fino a permanere in chi è colpito, nel profondo, come un segno caduto per guadagnare una fuga dello sguardo su un passaggio conchiuso come quello quotidiano. E’ questo il battesimo essenziale con cui le cose si danno al loro Dio in un aspetto assunto solo per mentirsi. L’immagine di questa singola goccia, del potere che significa cadendo sul capo di una persona, definisce più che molte pagine, la poesia di Fina Garcìa Marruz. poetessa cubana nata nel 1923 e voce femminile tra le più significative della poesia ispanoamericana del secolo scorso. Il potere battesimale di una goccia d’acqua, caduta su una certa strada percorsa sempre, è in grado anche di cauterizzare l’elargizione di un entusiasmo, come di quelle magie eccessive che le persone si scambiano volentieri a dimostrazione di qualcosa. La goccia è una cattura magica dell’eccesso, stana dal sogno delle cose, per ridare loro una verosimiglianza al reale. L’esattezza della trappola cui la goccia ti destina o ti libera mirandoti, è data dalla pratica alchemica dell’acqua come se di volta in volta quell’unica goccia che ti colpisse dall’alto, fosse un distillato di innocenza, deprivazione, necessità, una metamorfosi del creato che secerne in una goccia lo stato d’anima più terribile, quello che monta un agguato sempre. continua a leggere »

gennaio 20, 2012

“Il mio Afghanistan” di Federica Iezzi

di gisy

 

Ciao amica mia, come stai? E’ un po’ di tempo che non ti scrivo!!

Spero tutto vada bene. Come va a scuola? E i tuoi figli? E tu?
Io sono a dirigere la cardiochirurgia pediatrica-congenita a Kabul, in Afghanistan. In Africa sono stata bene, a parte qualche divergenza di pensiero sul management dell’ospedale, ma in ogni caso ho pensato ad operare il più possibile e alla perfezione. Adesso mi sto abituando all’Afghanistan, che è totalmente diverso sia politicamente che praticamente ad ogni altro posto. E’ un paese che soffre ancora parecchio per la guerra, ci sono edifici pieni di buchi di kalashnikov o crollati, polvere dappertutto. L’ospedale dove sono è un edificio degli anni ’70, ristrutturato e con tutto il necessario per far funzionare una cardiochirurgia, ma si sente che è un edificio che ha passato la guerra. Devi stare attento a parecchie cose, compresi gli accordi vari tra le fazioni (governo, talebani, mujaheddin, per non parlare delle “spinte” degli stati limitrofi Pakistan, India, Emirati Arabi). Non è proprio facile dirigere qualcosa qui, perchè devi avere contatti con tutte queste figure e devi cercare di incastrare tutto alla perfezione senza creare malcontenti. Un errore qua ti può anche far saltare in aria, da quello che ho capito. Ma per ora va bene, faccio il mio lavoro bene, opero praticamente solo bimbi, anche se mi è capitato qualche adulto e per ora ho risolto tanti problemi chirurgici che in questo posto non si sarebbero mai risolti. Conta che la “mia” cardiochirurgia è l’unica in tutto l’Afghanistan, per cui le persone arrivano da ogni angolo. continua a leggere »

gennaio 19, 2012

the artship: Ferdinando Scianna punge la Sicilia

di paolapluchino

Palermo rievoca la sua memoria

Ferdinando Scianna e la Sicilia- “da porta a Porta” è il titolo della mostra inaugurata il 17 dicembre 2011, visitabile fino al 22 gennaio 2012 a Palermo. Oltre 70 fotografie in bianco e nero e a colori che raccontano le tradizioni dell’isola, la sua bellezza quasi carnale, le sue contraddizioni, l’immaginazione segreta che i suoi riti provocano.

Un neorealismo duplice non solo teorico, del costume e della luce, del sofisticato bianco e nero di merletti e lutti, di devozione e di folklore ma anche pratico e contingente. continua a leggere »

gennaio 18, 2012

CARLA DE ANGELIS- note di Narda Fattori

di vdbd2

Carla de Angelis, Mi vestirei di mare, Edizioni Progetto Cultura

Carla De Angelis non è nuova alla poesia: ha già pubblicato raccolte che hanno riscosso il successo dei lettori e di critici attenti, magari esterni a quel ristretto gruppo che decide chi è poeta e chi è scribacchino.
Personalmente considero Carla una poetessa autentica nell’ispirazione, nel contenuto , nell’uso del linguaggio terso e denso, chiaro e di spessa profondità.
Questo libretto raccoglie alcune poesie già uscite precedentemente in “Salutami il mare” ; “Diversità apparenti” , “Il resto ( parziale) della storia”, libro dialogato con Stefano Martello e “ A dieci minuti da Urano” e alcuni inediti. continua a leggere »

gennaio 17, 2012

La straniera

di vivianascarinci

di Viviana Scarinci

Su un memorabile articolo che Antonella Foderaro scrisse qualche tempo fa, l’autrice condusse un’avvincente disamina sulla figura dello straniero. Circumnavigando  tematicamente Pasolini, attraverso uno dei suoi racconti più intensi come Atti impuri, la Foderaro culminò il discorso in questi termini “Non è più sufficiente parlare di razzismo (in tutte le sue declinazioni), gridare e piangere l’ingiustizia del sistema, poetizziamo piuttosto, “reinventiamo” il linguaggio, solo così rivoluzioneremo il sistema che abbiamo ereditato e che ci veste male, anzi che denuda le nostre deficienze.” La mancata poetizzazione del linguaggio denuncia quindi le nostre deficienze anche sociali. Questo in primo luogo però dovrebbe rassicurare sul fatto che la poetizzazione delle cose è accessibile almeno quanto la facoltà che  tutti hanno di cambiare il linguaggio attraverso cui si esprimono, seguendo un’evoluzione non solo mimata. La terminologia corriva, il ripetersi di immagini che riducono il pensiero a stereotipi svuotati di senso, imprigionano in una deficienza che non crea vera azione o che rende le azioni inaccessibili al cambiamento, e il linguaggio incapace di rinnovare un senso delle cose che pure essendo il medesimo di prima, prende le sfumature precipue del caso in ogni minuzia e solo in ciò trova la differenza che permette di narrare una storia vera. Non ho potuto pensare che questo quando mi è stato comunicato che il tema del secondo numero della rivista cartacea Filosofi per caso, di cui Antonella Foderaro è cofondatrice insieme a Francesco Colia, sarebbe stato Lo straniero. continua a leggere »

gennaio 16, 2012

“Il lungo sonno di Giulietta” di Laura Leoni

di gisy

 

         Appesantita di veli, l’ombra di Verona nutre il pensiero di Giulietta nell’idea del suo decesso. La notte e il giorno in un crescente squilibrio, avvicendano notti nei giorni e giorni nelle notti. Con la cuffia slacciata e le labbra ancora bagnate, adagiata su un letto di marmo, Giulietta dorme in un’apparenza di morte.

   Nella cripta dei Capuleti, un profumo di gigli si disperde tra le colonne e circonda la veste cremisi, sorretta agli orli da babbucce di raso. L’ombra veglia e condivide nelle ore quel sogno, nel lungo sonno di Giulietta aprendosi ala al suo fianco.

   Smagrita, in un colore livido, cosparso di rosa sulle guance, Giulietta si consuma d’amore, aspettando Romeo. continua a leggere »

gennaio 15, 2012

Carlo Gravino: “Il dio imperfetto”, Palomar, 2010

di Bartolomeo Di Monaco

Nelle scarne note di copertina si apprende che l’autore, classe 1958, haal suo attivo un romanzo scritto nel 2003: “Le Storie e gli Eventi”.
Vive a San Marco in Lamis, in provincia di Foggia, un paese che conosco grazie alle opere di un amico che vive a Lucca e che nacque proprio lì tanti anni fa, Dino La Selva, ora medico in pensione, figlio di Giovanni, che fu prefetto anche di Lucca, letterato pure lui (tradusse “I fiori del male” di Baudelaire). Chi sa se Gravino, molto più giovane, non lo abbia conosciuto in occasione dei suoi ritorni al paese, di cui ha molto narrato (“Fiabe di Capitanata” e “Racconti minimi di San Marco in Lamis e dintorni”, ad esempio).
Anche nel romanzo di Gravino si narra del ritorno al paese natale del protagonista Marco in occasione della morte della nonna aterna. È inverno, fa freddo, cade la neve: “Il vento faceva vibrare i vetri degli alti balconi e vi attaccava sopra schegge di nevischio.” Niente di più naturale abbandonarsi ai ricordi, srotolare la memoria. È ciò che accade a Marco, un uomo di successo che però ora è turbato dai rimorsi di non aver curato come doveva l’affetto che la nonna nutriva per lui. continua a leggere »

gennaio 14, 2012

Premio Letterario ULTERIORA MIRARI II Edizione

di Molesini

Le Edizioni Smasher, il Gruppo Editoriale dell’Associazione Smasher, sono liete di annunciare l’istituzione della Seconda Edizione del Premio Letterario “Ulteriora mirari”.

Il premio è diviso in 4 sezioni

a) Monografie
b) Tripodi
c) Mosaici
d) Letteratura in fasce

Alla sezione Monografie possono partecipare per la poesia: poemi, raccolte poetiche; per la prosa: racconti, raccolte di racconti.

Alla sezione Tripodi – che intende aggregare (per comunione d’intenti, tematiche, cifre stilistiche, etc.) tre autori all’interno della stessa pubblicazione – possono partecipare per la poesia: poemetti e raccolte poetiche brevi; per la prosa: un racconto breve, raccolte di micro-racconti.

Alla sezione Mosaici (Antologia di prosa e poesia) possono partecipare da 1 a 5 componimenti per la poesia; da 1 a 3 micro-racconti per la prosa.

Alla sezione Letteratura in fasce possono partecipare per la poesia: poemi, raccolte poetiche; per la prosa: racconti, raccolte di racconti. La sezione è riservata ad “opere prime” e ad Autori che hanno all’attivo, al massimo, una sola pubblicazione monografica cartacea. continua a leggere »

gennaio 13, 2012

Fascino di un labirinto di Lucetta Frisa

di baci

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per Il segno del labirinto di Sandro Montalto (la Vita Felice, 2011)

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Un andare da qualche parte per andarci
senza arrivare dove nemmeno saprei:
questo è il mio camminare di notte,a volte,
fermo, fissando una rassegnata pozzanghera
attento ai rumori consueti di notte
così più lontani del solito.
La notte è sacra perché è per pochi
è rara perché sempre identica nella mente
di chi la conosce come una pausa da vivere…
.

Il segno del labirinto è, come quello della spirale, il segno della vita, del suo andamento en avant, che gli antichi si immaginavano proteso verso un centro: il centro alludeva all’autorità divina e secolare, a un esito tangibile e visibile del viaggio esistenziale mentre la spirale alla trasmissione ininterrotta dell’asse ereditario (ora lo chiamiamo dna); quindi le cause avevano i loro corrispondenti effetti, la partenza un arrivo, il problema la sua soluzione e Dante parlava di ”legge del contrappasso”. I labirinti conducevano sempre da qualche parte. Alla fine del viaggio argonautico non risplendeva, rivelato, il Vello? Il movimento entropico della terra aveva un senso definito, tutto almeno lo faceva supporre, o ci si illudeva lo fosse. Il rinascimento aveva lasciato la sua traccia. Ora, se dovessimo esprimere l’esistenza con una metafora, non so se ancora la mente si affiderebbe a questa icona grafica: così come una città che ormai è tutta decentrata, tutta una periferia, e non si individua più qual è il suo centro e dov’è. E’ un labirinto dispiegato, squadernato, e il centro può essere dovunque, nascosto o visibile. Ma questo nostro viaggio umano resta pur sempre un mistero (non a caso Montalto lo localizza nella notte e la notte, per chi lo vuole, continua a essere sacra): mistero chiuso in se stesso, irrivelabile e che nel tempo si mantiene tale, oppure enigma che, al contrario del mistero, contiene una soluzione finale che verrà rivelata? E ci si chiede cosa è adesso questo nostro viaggio e cosa sarà poi, e soprattutto come ipotizzarlo, visualizzarlo e quindi perseguirlo. Procede per illuminazioni e lampi casuali e non progressivamente, simmetricamente. Così il tempo, che non è più lineare, ma frammentario, zigzagante. Tuttavia il segno del labirinto resta comunque quello dell’inizio, forse di tutti gli inizi: si procede, al buio, da uno stato potenziale e confuso per poi, a tratti, illuminarsi e ricadere nel più fitto mistero. Guardiamo lo scarabocchio del bambino che per la prima volta “segna “ il suo territorio: non traccia su un supporto qualsiasi un oscuro labirinto? Per non parlare di quello che ci mostrano le cortecce degli alberi e che regolarmente procede a spirale, anno, dopo anno. Il tempo arboreo sembra ordinato e costante, e ancora, per fortuna lo è – un cerchio dentro o dietro l’altro. Ora il nostro labirinto contemporaneo – svincolato dalla natura – presenta larghe fessure e sfaldamenti, i suoi cerchi si allargano mescolandosi, sgretolandosi e si trasformano in arcipelaghi: l’acqua è invasiva dappertutto. Siamo esseri “liquidi”, così ci ha definiti Baumann. continua a leggere »

gennaio 12, 2012

La magia dei libri

di Sara Ferraglia

Guardate cosa succede la notte nella libreria Type books di Toronto.

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gennaio 11, 2012

Non mettete l’olio al cancello – Racconto di Brunella Gasperini

di sandrapalombo

C’era un tempo,negli anni ’70, in cui le riviste femminili pubblicavano racconti. Una delle firme più amate era Brunella Gasperini della quale ho ritrovato, in un vecchio cassetto di mia madre, questo racconto. Non so da quale rivista sia stato ritagliato perché non ci sono indicazioni, ma solo le pagine,da 257 a 273 e l’illustrazione che lo precedeva. Una delle caratteristiche della scrittura della Gasperini era l’ironia che non manca neppure in questa storia.

 

NON METTETE  L’OLIO AL CANCELLO

Racconto di Brunella Gasperini


 
“Eccoti arrivata” dice la Voce che mi accompagna. Non so che ora sia, né che giorno. Nel luogo da cui sono partita il tempo è sempre fermo, minuti e secoli hanno lo stesso valore: è una barba, secondo me. Sarà perché non mi ci sono ancora abituata. Loro me lo dicono sempre: non con rimprovero, ma con una dolce, distaccata pietà. “Non sei una di noi” dicono le loro grandi, lievi facce d’aria; “Non ancora.”
È vero. Non sono una di loro. Ho lasciato troppe cose quaggiù, compreso il mio cuore, tutto intero. Credo che sia per quello che loro mi hanno dato questa specie di vacanza: perché venissi a riprendere il mio cuore per portarlo Lassù, a diventare come il loro: immutabile e sereno e fatto d’aria, come il loro. Ma io non lo riprenderò, il mio cuore. Non gliel’ho detto per paura di perdermi la mia vacanza, ma il mio cuore resterà sempre attaccato alla terra e alle cose e alle creature che ho amato: sempre. Io non sarò mai come loro.
“Adesso va” dice la Voce. “Ma quando la luna sorgerà, dovrai tornare.”
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gennaio 10, 2012

da “Lunch poems” di Frank O’ Hara

di margherita ealla

Larry Rivers and Frank O'Hara, Stones, 1958

[…]

Dio mio come vorrei sognare per non dire dormire è notte
l’aria fina mi avvolge tutto come uno sciame piove e sono
raffreddato sono un vero essere umano con veri ascendenti
e una buona dose d’estasi ma cosa te ne fai di un bambino
come me se non mi mangi tu dovrò mangiarmi io

che strana maledizione la mia “generazione” siamo tutti
come fiori nell’Agassiz Museum degli eterni ardenti
non mi toccare ché se tremo suono come i campanelli
cinesi al vento io mi sono fatto sismografo tutto qui
e se un gesuita ti squadra per sempre poi tintinni

[…]

………………………………………………………………………………………………………….da “PER IL CAPODANNO CINESE E PER BILL BERKSON

………………………………………………………………………………………………………….(FOR THE CHINESE NEW YEAR AND FOR BILL BERKSON)

.

Nelle strofe sopra riportate di questo poemetto che ne conta più di 25, O’ Hara tratteggia uno dei temi caratteristici della sua poetica: quello di uno “sciame” umano, nevrotico, goloso o più spesso affamato, capace anche di essere dorato;  uno sciame di umani che, al pari di api o vespe o tante monetine d’oro o gocciolature come nei quadri di Pollock, presenta un vivere caotico, dispendioso e aleatorio,  ma tutto sommato, nei ritmi, tanto più in quelli moderni, meccanico;

un vivere nel quale la poesia funziona quindi come estrattore, in progress, di quello (altro) che può (e deve) uscire. continua a leggere »

gennaio 9, 2012

La danza del tempo elegante

di paolapluchino

Una punta d’incenso per amare le belle forme, l’odore sublime della rappresentazione, il soave respiro del giorno appena sorto.

La tenera e dolce comprensione che al prossimo permette di risorgere dall’oscura morsa in cui spesso si caccia, complice, la dama armata dell’avere.

 In tanti tempi e in molti luoghi ci siamo perduti nel convincimento che le nostre fossero scelte vane, i cui bisogni e i cui risultati non valessero lo sforzo, finendo così per offendere il lavoro che le aveva create.

 La strada custodisce il cammino, al cui giaciglio i sogni appendiamo a uno a uno, affinchè chi, giunto dopo di noi, possa profumarsi, con l’aria nuova dei nostri convincimenti antichi.

Il privilegio del vedere è dono e sintesi della nostra anima riconciliata con la natura, essenziale purità di ogni nostro pensare. Nell’arte e pare solo in quella, lo spirito partecipa all’imprevedibile congiunzione tra passato e futuro, aporetica luce che sapienza invoca a piene mani.

 Il tempo della nostra riflessione non è già perduto, il tempo della nostra posizione non è ancora passato, il tempo del nostro inizio si compie incessantemente, il tempo del nostro costruire è il nostro tempo. Coraggio e fragilità sono le due parti della stessa propulsione, verità alveari della nostra discendenza di nodi e legamenti.

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gennaio 8, 2012

Leggo poesia, quasi solo poesia

di vivianascarinci

di Viviana Scarinci

Appartengo a una categoria di lettori tra le più inquiete e difficili. Leggo poesia, quasi solo poesia. Procurarmela spesso risulta un’operazione difficile  e vagamente losca come l’accesso a una sostanza illegale. Gli editori  più piccoli mi figuro che la tengano impilata nelle loro stanze di case. Gli editori meno piccoli me li vedo costretti a estenuanti trattative per inoculare negli scaffali delle grandi librerie, almeno due o tre loro perle, meglio se di autori dipartiti. Spesso per avere i libri che mi interessavano, ho parlato direttamente con chi li ha stampati, se non con chi li ha scritti o mi sono aggirata per librerie di tutte le metrature, con l’aria torva di chi tanto sa che non  troverà  mai quello che cerca. Poi un giorno, nel paese di provincia in cui abito ho notizia che no, non è stata aperta un’altra cartolibreria, un’edicola che vende pure tascabili, né una libreria soltanto, ma niente meno che un caffè letterario. Penso, ma quali vuoi che siano le attività di un caffè letterario qui? In un posto in cui la gente torna dal lavoro stanca dopo ore di treno o di traffico e ha solo voglia di chiudersi, bambino e cane compresi, nel suo giardino, a decespugliare fino all’ultimo ciuffo d’erba? continua a leggere »

gennaio 7, 2012

“La merce” di Mario Massimo

di gisy

    Venne l’ultimo giorno, Olivier dovette partire. Non erano valse a niente le recriminazioni, le suppliche, gli intenerimenti, le crisi di pianto, e l’estrema risorsa dello svenimento: le tattiche, insomma, che aveva messo in campo una dietro l’altra sua moglie Élodie, con premeditazione, ore prima, anche se al momento giusto abdicando disastrosamente all’istinto, in quelle ultime due settimane da che le aveva detto della Louisiana.

Alle sue domande, via via meno indispettite e più sconfortate, e implo-ranti, se era proprio necessario che andasse lui, se non ci poteva mandare proprio nessun altro, suo padre, Olivier aveva negato, sicuro.

Quello di recuperare quei crediti dal marchese Hubert de Flétraigues, volle che lei capisse, era un compito troppo delicato, per farlo eseguire a qualche altro socio della banca, al di fuori della parentela. continua a leggere »

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