Il frutto del peccato una donna l’ha mangiato. Io adesso vorrei un pezzo di torta’. Desiderare un pezzo di torta, rientra tra le cose che Giorgia può fare “dopo”. In effetti questo è il primo pensiero che le frulla in testa, dopo averci informato che ‘il frutto del peccato’ è stato divorato da un essere umano con le tette e senza il cosino ciondolante tra le gambe. Radio Italia, solo musica italiana. Un cesso di stazione.
Io intanto ho una gomma a terra e Marzia si è fottuto il crick ieri sera. Io adesso vorrei dare a Marzia un bel calcione in culo, ma sta contrattando con il tizio della SLK 400.
Ahi sì. Intanto io, intanto, sto fermo immobile al parcheggio del Forlanini, noto ospedale romano, che dopo le 3 di notte c’è il teatrino degli scambi di coppia a gogò. Vanno, vengono, poi vanno ancora, con le loro macchinine lussuose… Le Nuvole di De Andrè, questo mi viene in mente. Invece c’è Vamos a Bailar Esta Vida Nueva, che Paola ha voluto dirmi addio, e che lo sa solo Dio.
Ecco, come la mettiamo con Dio? Nono Comandamento: non desiderare la donna d’altri. Qui si sta commettendo peccato e nessuno fa niente!
Non è come pensate. Ho accettato perché lei, la mia concupiscente partner, me lo ha chiesto.
L’ho conosciuta in chat, una sera, spacciandomi per il mio coinquilino Sergio, ma parlando di me.
Ovvio che ho tessuto le mie lodi, la mia riservatezza, il mio essere un po’ fuori dagli schemi, un po’ orso, quanto basta per. In realtà lei mi aveva gia incontrato una volta, solo che non aveva incontrato me ma Sergio. Non so se è chiaro… Chiaro, no?

LABIRINTO
“E non ne esco
da questo labirinto
fosco di pensieri
mi si dissolve il corpo
in sguardi tremuli
che ricadono nell’occhio
e non vedono
che il riverbero convulso della pelle
quando si snuda
lentamente
da ogni buio sgraffio
e veste inerme
il velo lucido fecondo
dell’essere
-me stessa-
fino all’(e)stremo
sul precipizio del Mondo
-oscena- tesa
una vertigine di Luce
accesa
nella carne.”
Testo: Silvia Rosa continua a leggere…
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Vento que passa
Correntes transparentes
Brisas com aromas
Tempestades elegantes
Surgem quando menos se espera.
Dores atrozes
Sem sentido
Profundas
Que se enraízam
No húmus fértil da alma.
Não é saudade, nem melancolia
Talvez seja desgosto
E vontade de fugir. continua a leggere…

Assessorato alla Cultura Comune San Mauro T.se
“Dicembre in Musica 2009”
Concerto – spettacolo multisensoriale
LE VOCI DEGLI ACCORDI
di Gabriella Perugini
Mercoledì 2 Dicembre 2009
Ore 21,00
Ingresso libero
Teatro Gobetti – San Mauro T.se (To) Via Martiri Libertà, 17. Tel. 011.822.21.92
Liuto rinascimentale, chitarra barocca, tiorba : Gabriella PERUGINI
Voce narrante : Mauro CROSETTI
Interventi artistico-pittorici di Vinicio PERUGIA e Francesco PREVERINO
Luci e immagini multimediali : Andrea e Luca DALLOLIO continua a leggere…

Pietro dei colori
Albertini Normanna
Prezzo € 12,00
Dati 2009, 173 p., brossura
Editore Prospettiva Editrice (collana Lettere)
“Una mattina della primavera del 1456, Peruzza, vecchia contrabbandiera del ferro e del sale, entra nel borgo di Talada, sull’Appennino emiliano, accompagnata da una luna indifferente e dall’inquietante presenza della donna dai capelli rossi, che compare e scompare, a tratti, tra le fronde. Arriva dalla Garfagnana e pare nascondere qualcosa. Perché si spaventa quando le chiedono della lacca scarlatta usata dai pittori e del piccolo Pietro rapito dai briganti? E cosa racchiude quel libro prezioso che alcuni vescovi, fuggiti dalla Turchia, avrebbero portato su quelle montagne? Che cosa vuole da lei l’ostessa dai capelli rossi? Non doveva essere morta? I ricordi le affollano la mente, in un crescendo di eventi tragici nei quali entra Pietro, rapito anni prima a Talada dal brigante Noè e poi diventato un grande pittore grazie all’incontro con il cartografo frate Mauro. Nella narrazione, il destino del Maestro di Borsigliana, Pietro da Talada, si intreccia con quello di Lucrezia Fina e di Orsola, i suoi amori, mentre, dai cieli alle grotte, veglia la luna.”
Il Concorso prevede la selezione di scritti inediti in prosa (racconti, lettere, considerazioni, brani di diario e qualsiasi altro testo creativo scritto in prosa). I Vincitori saranno pubblicati gratuitamente da puntoacapo Editrice, www.puntoacapo-editrice.com .
I testi migliori saranno inoltre inseriti periodicamente nella rivista DEDALUS: corsi, concorsi, testi e contesti di volo letterario, www.ivanomugnaini.splinder.com. Nel sito DEDALUS sono presenti, preceduti da un commento introduttivo, liriche, prose e interventi critici di alcune delle voci più significative del panorama letterario contemporaneo. Sono stati pubblicati, tra gli altri, continua a leggere…

Tienimi caro anche quando le mie idee sono coriandoli
uguali, sempre d’un nero o d’un rosso amaro.
Tienimi caro quando mi offendo da solo o quando
offendo il mondo tutto quanto, perché non è fatto
con lo stesso stampino mio. continua a leggere…
Che senso possono avere queste mie annotazioni sulla poesia di Emily Dickinson, quando già tanto è stato detto e scritto? Comunque le tento, perché desidero in qualche modo razionalizzare, attraverso la riflessione e la scrittura, l’onda di piena delle emozioni che la lettura delle sue liriche mi provoca.
Che sia una grande, anzi una grandissima poetessa, balza agli occhi al primo approccio: per la fluidità, la sonorità, la musicalità dei versi; per l’originalità, la freschezza, l’immediatezza delle immagini; per la valenza filosofica, esistenziale, universale dei temi proposti. continua a leggere…
Le Edizioni Kolibris (http://www.edizionikolibris.eu) bandiscono un concorso di poesia finalizzato alla pubblicazione di una raccolta poetica nella “Collana Chiara”, dedicata alla poesia italiana contemporanea.
1) Tutti possono partecipare, inviando una raccolta poetica di massimo 40 testi (anche parzialmente edita su rivista, in antologia o in rete) a continua a leggere…
E’ pubblicato il bando di partecipazione alla ottava edizione del Premio “David Maria Turoldo”. L’edizione di quest’anno prevede importanti novità per i partecipanti:
a) La possibilità di inviare una nota di presentazione dei propri testi; continua a leggere…
Curata dalla scrittrice Lorella De Bon per conto del portale culturale «L(’)abile traccia», Volpe bellissima (scaricabile gratuitamente dalla seconda tabella bianca dall’alto della pagina web http://www.labileabile-traccia.com/rivista_000000.htm) è un’antologia elettronica che presto diventerà cartacea. In essa quattordici differenti autori dedicano i propri versi ad una poetessa di rango, recentemente scomparsa: la geniale Alda Merini. I trentadue componimenti che il volume offre ai lettori, affrontano a viso aperto – sulla scorta d’immagini o riflessioni a volte sorprendenti, rette da un’ispirazione schietta e lirica che osserva con eleganza vuoi la natura vuoi la vita quotidiana – i temi più cari alla grande milanese: l’amore, l’eros, la follia, la morte, Dio, il sentimento religioso. continua a leggere…
Ci si innamora
piangendo
della penultima strada
dell’ ultimo addormentamento
e del piglio risorto,
perfino del suo arresto.
Ci si innamora dell’occhio
lo specchietto che parla
l’indice possibile – Ci si
innamora di nulla
madonna
ed ogni volta, ogni volta
la bluincantesima morbida,
lo spaccascibile.
***
“L’essere umano lascia i suoi segni, graffiti, sogni indiani e fantasia. Ora io ho nelle mie mani solo qualche possibilità in più per esprimere i colori che non sono. Solo il segno, graffiato, incazzato o pennellato è il testimone.
IL segno di là è passato, là è vissuto.”
(Emlio Merlina)

Da qualche parte non lontano da qui
Somewhere not so far from here
(acrilico e olio su tela 182×156 cm)

La libertà di una nuova visione, viene ricercata nell’affermazione di una identità femminile in un contesto sociale e politico chiuso ed oppressivo. Le parole e la poesia si aprono ad una dimensione che è confronto e frattura con il passato, che è diversa consapevolezza di sé e dell’altro.
Una lingua poetica dunque capace di assumere il rischio della “verità” del corpo, della ribellione, del desiderio, della libertà, del dubbio.
SONO UNA DONNA
Nessuno può immaginare
quel che dico quando me ne sto in silenzio
chi vedo quando chiudo gli occhi
come vengo sospinta quando vengo sospinta
cosa cerco quando lascio libere le mani. continua a leggere…

Da: Sebastiano Aglieco, Nella Storia. Poema per una terra, Cagliari, Aìsara Edizioni, 2009.
Di questo libricino che porto in borsa da molti giorni e che tengo accanto a me da qualche tempo, mi impressiona prima di ogni cosa l’immagine di copertina (di Marina Girardi). L’immagine rappresenta un uomo anziano e curvo, un lavoratore, un artigiano che indossa una gonna, o meglio un camice da lavoro, un grembiule, un camiciotto color terra. Quest’uomo ha nelle mani un coltello con il quale taglia qualcosa che sembra un pane ma che ha il colore delle zolle di terra. Incide dunque l’uomo, lascia un segno, il coltello può essere anche un aratro che traccia un solco. La terra sembra arida ma l’uomo è concentrato e molto sicuro di sé, sa che il suo lavoro prima o poi porterà dei frutti, non andrà perso, che sia parola-segno , che sia parola-seme, a qualcosa porterà. continua a leggere…

Primoz Cucnik, poeta, traduttore e critico, è nato a Ljubljana nel 1971, ha studiato filosofia, psicologia e sociologia della cultura all’Università di Ljubljana. Le sue poesie sono apparse in un numero di riviste letteraie in Slovenia e all’estero. La sua prima raccolta di poesie , Due inverni, è stata pubblicata nel 1999 e ha ricevuto il premio come prima raccolta. Ha tradotto dal polacco ed è co-editore della rivista letteraria Letteratura. Il suo secondo libro è Ritmo nelle mani (2002).

Pablo Picasso - Ritratto di donna
(…) Dicono occhi di sangue mammifero sono
tutta fovea senza protezione sul corpo
sdentato racconti per schiocchi di polvere come
lacrime non scendono, cruda mi offro senza
esperienza ai singhiozzi precipitano dentro la
polpa.
S’insegue pulviscolo (…) ho saputo del nostro addio
la prima volta che ti ho incontrato avevi gli occhi
arruffati sull’orlo mai baciato il mio sangue si è
concesso il saluto più importante ripete ogni
giorno debuttante l’impulso alla pena.
Sul tema del lungo distacco il mandorlo compianto
a colazione morirà senza occhi che lo fermano al punto.
*
Perciò
queste note rimbalzano contro occhi da distilleria
raggomitolati nella clessidra che sa di ansimo
fumo nascosto in un guscio di libri
sbranati dalla mensola che diede colpa a voi, della noia
dei basamenti lucidi, quasi aria
continuum indeciso fra l’assenza e la forma
ritorna, torna, trema
una filosofia aggrappata alla pelle suona di lotta contro
la resistenza richiama un proprietario, allo specchio
spaventa la vita lucida degli oggetti,
l’estranea tutta occhi, sangue, allerta
per una luna scollata dall’alto e posata sul palmo che trema
che non sa cosa fare, ma non incoraggia al punto
resta l’errore
è non abbandonare il viso sul prato.
I brani che seguono sono tratti dal romanzo Come dentro la notte (Manni, 2006) che il suo autore Francesco Macciò attribuisce a un personaggio di fantasia di nome Giacomo di Witzell.
Si tratta di un romanzo un po’ sui generis tutto incentrato su una passeggiata notturna, che si snoda in un percorso circolare nel cuore di Trieste, città di frontiera carica di storia e suggestioni letterarie, dal fascino misterioso sospeso tra passato e presente. Il protagonista incontra gli abitanti della notte, tanto amati da Umberto Saba: baristi, prostitute, tassisti, singolari figure di donne e di giocatori di scopone scientifico, i cui gesti acquistano un valore metafisico. E alle riflessioni e ai dialoghi si intrecciano i ricordi dell’amore per una ragazza slovena, ma anche la memoria dell’orrore delle foibe…E’ un libro di notevole bellezza su cui la critica si è espressa molto favorevolmente.
1. Scopone scientifico
Davanti a me un tavolo, quattro giocatori e altrettanti bicchieri colmi di vino rosso.
Tensione di sfida.
Concentrazione.
Silenzio.
Mi avvicino. Osservo le carte disposte sul tavolo. continua a leggere…
particolare della Crocifissione di Guttuso
Se ne vanno i miasmi
in chi s’avvicina
al Mistero dell’Amore continua a leggere…
Vincenzo D’Alessio
FIGLI
(Pref. Emilia Dente)
Ed. G. C. “F. Guarini”
Montoro Inferiore (AV)
2009
.
Lascia che la terra dove dormono
anime sincere nella notte
apra le porte all’amore
al futuro della sincerità
(Vincenzo D’Alessio)
E’ uno sguardo sul futuro e sulle nuove generazioni ciò che ci regala Vincenzo D’Alessio con questa nuova raccolta poetica dal titolo “Figli”. Il poeta irpino, interprete appassionato delle problematiche politiche e sociali del Sud, inizia la sua attività letteraria nel 1975 con la raccolta La valigia del meridionale. Farà seguito a questo felice esordio, una fitta e appassionata produzione letteraria, continua a leggere…
Costantino si iscrive al Liceo Commerciale, e privatamente studia francese e inglese, viene inoltre educato nella religione greco-ortodossa. continua a leggere…

Marina Agostinacchio
Azzurro, il melograno
Puntoacapo, 2009
La poesia è qui un’archeologa capace di interrogare i luoghi del ritorno, di ricostruire ‘il bel presente ’ , scavare nel profondo, seguire i labirinti dei ragionamenti. Marina Agostinacchio intona un canto che trattiene, intessuto di stanze, d’infanzia, di piante, di rime, di tentate spiegazioni. Una poesia che affascina nonostante la complessità che a volte assume il testo, la scientifica ricerca del verbo, la licenza improvvisa del neologismo. Giacomo Trinci, nella postfazione alla bella raccolta, parla di ‘dipendenza dal ritorno ’, di ‘grafico dell’anima’, di ‘instabile precaria sicurezza ’, tipica della letteratura diaristica.
Chi ha visto Cenerontola?
Manuale pratico per giovani scrittori
Davide Nonino
Edizioni il Ciliegio, 2009
pp.133, euro 13,00
Se Cappuccetto Giallo attraversa a piedi il deserto e incontra un orso, abbiamo sbagliato favola? E dove siamo finiti?
Nessuna paura; non abbiamo sbagliato, ma stiamo seguendo i consigli di scrittura di Davide Nonino che, con il suo libro Chi ha visto Cenerontola?, manuale pratico per giovani scrittori (Edizioni Il Ciliegio, 2009), ci suggerisce di stravolgere, capovolgere, ribaltare e sconvolgere le favole e le storie che già conosciamo per dare spazio alla creatività e alla fantasia. continua a leggere…
Ciao Alda, Angelo della poesia
di Nicola Vacca
Con Alda merini scompare una parte vera della poesia italiana. La sua voce continuerà a parlare, perché è difficile cancellare la stagione immortale che i suoi versi ci consegnano. Anche se adesso Alda non c’è più, continueremo a dire di lei al presente. Questo è il modo migliore per non dimenticarla mai.
Ci sono occasioni che ti donano la visione dell’assoluto. Incontrare Alda Merini, e la sua poesia, significa entrare con dolcezza e con follia nei luoghi segreti di un altrove mistico in cui è custodito il segreto della vita. continua a leggere…

E il cuore quando d’un ultimo battito
avrà fatto cadere il muro d’ombra
per condurmi, Madre, sino al Signore,
come una volta mi darai la mano. continua a leggere…

- Proserpina lieve – Foto di Giusy Calia
Riproponiamo questa intervista, suddivisa in tre parti, a cura di Giusy Calia. – Ciao Alda

8, 15 e 22 novembre: tre serate per altrettanti canti della Divina Commedia, scelti e commentati da Bianca Garavelli, accompagnati dalla musica del pregiato organo Lingiardi della chiesa di Santa Maria del Popolo a Vigevano ( PV)

N. 2 – ALI – Edizioni del Bradipo
Pubblico questo stralcio dell’intervista di Gian Ruggero Manzoni a Gabriella Sica perchè tratta un problema che mi pare sia sentito dai poeti di sesso femminile. E’ un problema o un vantaggio essere donne in letteratura? Leggendo la classifica di Pordenonelegge pubblicata su Nazione Indiana a metà ottobre, che qui sotto riporto, si può facilmente notare che su 21 poeti classificati la presenza femminile è pari a due, Giovanna Marmo e Florinda Fusco. Ciò sembra confermare ciò che afferma Gabriella Sica. continua a leggere…
Nicola Vacca, “Esperienza degli affanni”, Il Foglio, 2009.
Esce per le edizioni il Foglio il nuovo libro di Nicola Vacca Esperienza degli affanni.
Nicola Vacca esprime in questa raccolta la dolorosa necessità del dire e del raccontare attraverso i versi non degli affanni tout court ma della loro causa e di ciò che da questi scaturisce, cioè l’urgenza del dire di un tempo affannato o che soffoca, un tempo asmatico, che anela la luce e l’aria, bisogno di parole, di parole, di parole per ossigenare i nostri mali, le nostre angosce, nostre preoccupazioni, i nostri dolori. (Un po’ come questo mio lungo periodo svirgolato, affannoso e senza pause). Parole nuove. “I giorni in affanno/supplicano parole nuove.”

Spiegami: ieri ho perso un pezzo d’ombra per la strada
è rimasto forse impigliato tra i basoli sconnessi
oppure distratto dai miracoli di luce
mentre procedevo a testa bassa verso la sera
ma se si stacca pure l’ombra dalla pelle
sono già morto e non lo so
Spiegami: la mia pesantezza ha bisogno di fermarsi?
come l’ombra
vuole acquattarsi nei meandri della casa
in timido silenzio
restando indietro in un sempre che mai muta
così da non vedersi mai più precipitare
oltre l’orlo del pianeta.
(Da: “Regole dell’infinito effimero”, nr 5)

pini – pines
***
1
great room
inside the great room -
pine trees outside high windows…
relaxing with friends.
2
rainfall
rainfall at noontime -
the cobblestones are shiny…
damp and woody smells.
3
she sang
we climbed to the top -
just sat there, smoking a while…
she sang some nice songs.

“Io vorrei che le mie fotografie potessero ricondensare l’esperienza in piccole immagini complete, nelle quali tutto il mistero della paura o comunque ciò che rimane latente agli occhi dell’osservatore uscisse, come se derivasse dalla sua propria esperienza.”
Testo di: Francesca Woodman continua a leggere…
Quella fu la mattina in cui, proprio al di sotto di un materassino di gommapiuma rivestito di una specie di rivestimento multicolore che pareva fin incollato nonostante una cerniera attestasse che si trattava di un coprimaterasso di quelli sfoderabili– vi erano disegnati grandi fiori anonimi di quelli stampati in serie su un fondo giallastro di un tessuto rasposo ma certo lavabile a grandi temperature- continua a leggere…
Notte che arrivi inesorabile
dalla terra stanca,
tu che mi accogli
nella mia fragile vita quotidiana;
notte che mi tormenti,
dammi un po’ di pace… continua a leggere…
CITTÀ DI SASSO MARCONI – www.comune.sassomarconi.bologna.it/
PROVINCIA DI BOLOGNA – Circolo Culturale “Le voci della luna”
PREMIO LETTERARIO NAZIONALE “RENATO GIORGI” 2009 – XV Edizione
CERIMONIA DI PREMIAZIONE
Sabato 31 ottobre 2009 – ore 16.00
Sala “Renato Giorgi” – Città di Sasso Marconi
Via del mercato 13, Sasso Marconi
tell.: 347 5124366 – 349 4295503
premio Sezione A – “Silloge inedita” a
L’imperfezione dei cardini (Edizioni Le Voci della Luna), di Antonio Bassano continua a leggere…
Biancavilla : L’Utopia realizzabile: poesia, narrazione, giornalismo per una nuova città
Un sogno fatto a Biancavilla, l’utopia che vorresti realizzata
Il Comune di Biancavilla (CT) e un gruppo di giovani sta organizzando il Festival dell’utopia, una serie di seminari su come si scrive un racconto, una poesia e un articolo e sul rapporto tra utopia e letteratura. I docenti: Seminerio, Luciano Ghelfi, Loretto Rafanelli, Luca Randazzo. Il festival si concluderà con un premio intitolato “Sciascia, un sogno fatto in Sicilia”, sponsorizzato dall’Editore Adelphi. Per il concorso letterario i partecipanti saranno chiamati a scrivere la propria utopia possibile. Ecco il programma completo.
PROGRAMMA SEMINARI
Venerdì 6 novembre, ore 16.00: il poeta LORETTO RAFANELLI, bolognese (Selezione Mondello opera prima, Premio Gozzano 2002, Premio Metauro 2003, Premio Sibilla Aleramo), direttore della rivista “I Quaderni del Battello Ebbro” nonché dell’omonima casa editrice, sul tema: come si scrive una poesia? continua a leggere…
di LORENZO POMPEO

Una delle esperienze cinematografiche piú interessanti degli ultimi lustri è costituita dal cinema di Andrej Tarkovskij. Il regista, scomparso nel 1986, propose nella sua scarna filmografia uno stile e una sintassi cinematografica del tutto originali, tanto che il suo nome è entrato a pieno diritto nella storia del cinema. La critica ha analizzato il fenomeno con attenzione. Anche per questo non voglio qui ripercorrere la filmografia tarkovskiana. Invece vorrei accennare del rapporto tra il cinema di Andrej Tarkovskij e l’opera del poeta Arsenij Tarkovskij, padre del regista.
La poesia di Arsenij Tarkovskij, da solo una diecina d’anni al centro dell’interesse in Italia (dopo la sua recente scomparsa, avvenuta nel 1989, sono state pubblicate tre raccolte di poesia e una di racconti) rivela fin dal primo approccio una complessa densità. continua a leggere…
C’era una volta, tanti e tanti anni fa, una ballerina famosa in tutto il mondo. – Così iniziavo a raccontare le storie a mio figlio, ogni sera, quando si decideva di ritirarsi ed andare a letto, ma con una particolarità. Alla struttura che rimaneva sempre identica a se stessa dovevo, ogni sera, apportare delle varianti. Non doveva essere cioè sempre la stessa storia, perché il piccolo se ne sarebbe presto accorto e avrebbe rifiutato il seguito dell’intreccio; amava la novità, i sentieri nuovi, pur vedendo impiegati gli stessi protagonisti ai quali si era abituato. Questione di coinvolgimento, di sentire la vicenda vicino alla sua personale storia. Per questo dovevo curare d’inserirci qualche particolare del tipo, per esempio, di un bambino che andava a scuola o che aveva giocato per tutto il giorno, se lui si era distinto in questa specialità così spiccatamente infantile. Oppure se era stato bravissimo ed ora, giunta la sera, avvertiva il bisogno di riposarsi, anche il protagonista doveva in qualche modo sentire il bisogno di coricarsi per rinfrancare le forze. Cosicché stavo attento a cambiare e a mischiare le tessere del mosaico, pur restando fondamentalmente le stesse, quelle essenziali della storia. La ballerina dunque nasce da queste esigenze, sebbene la sua origine e la sua storia siano rigorosamente vere. continua a leggere…
Non riesco neppure più a indignarmi, ad arrabbiarmi, a reagire. Mi prende lo sconforto, divento rinunciataria, penso che tutto è inutile.
Siamo così sciocchi, spaventati, timorosi, deboli, fragili che dobbiamo barricarci, tenere lontano coloro che non sono identici a noi, respingere, rifiutare, impedire qualsiasi contatto, ogni contaminazione che potrebbe incrinare i fantasmi delle nostre certezze.
L’altro, povero, diverso, straniero, è lo specchio di quel che potremmo essere e che solo per un fortuito gioco del destino non siamo.
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senza progetto. 1
La mia puttana preferita
è un tubo che s’attorciglia
su di una centralina elettrica.
Come ogni cosa che vedo per strada
non esiste e vede solo me.
Così manca di alcune cose fondamentali:
l’odore dell’assenza di dita dietro le orecchie
lo spazio fra braccio e torace per nascondervi i segreti
e un seno freddo sul quale appuntare rabbia.
*
senza progetto. 3
poi se il vento uscisse dalla sua casa
-ma il vento non ha una casa-
non è questo il punto
se ne uscisse, ecco,
a sterminare questo parco di automobili davanti a
casa
a frantumarle scuotendo gli ippocastani
a placare di sassate questa fame di stagioni
se uscisse, se riuscisse ad ammettermi
che sul davanti
ho ben più d’un cuore
a cura di Luca Taddio

1. «Aperto», vorrei soffermarmi brevemente su questa parola: come può questo «compito» rimanere aperto se fin dall’inizio chiuso e definito all’interno di un preciso discorso filosofico? Mi spiego meglio… Vorrei porre in relazione a questo statuto identitario (Bataille, filosofo) l’interrogativo che dovrebbe rimanere, secondo le vostre premesse, aperto; in tal caso, non sarebbe stato più corretto intitolare il vostro libro Bataille, filosofo? e così lasciar effettivamente essere (aperta) la domanda, lasciare il nome di Bataille aperto ad altri attraversamenti possibili?
Bataille filosofo, senza alcun punto interrogativo. Prima dell’incontro con la filosofia di Hegel, attraverso la mediazione di Kojève, Bataille era autore di un breve romanzo erotico, era un surrealista eterodosso, un lettore meditante di problematiche etnologiche, un intellettuale di sinistra. Nella seconda metà degli Anni Trenta Bataille assiste ai seminari di Kojève dedicati alla lettura della Fenomenologia dello spirito di Hegel, e da quel momento prende l’avvio tutta la produzione di Bataille: il complesso della Somma ateologica che muove dall’Esperienza interiore («che attira la sua ricerca nel punto di massima gravità» come dice Blanchot), il complesso della Parte maledetta (religione, erotismo, sovranità), i romanzi Madame Edwarda, L’abate C., le Conferenze sul non sapere, la pubblicazione dell’Azzurro del cielo. continua a leggere…

Venerdì 23 ottobre 2009 alle ore 21 alla ex Lavanderia del “Santa Maria della Pietà” a Roma NIGREDO POESIA a cura di Nina Maroccolo. Il reading poetico si colloca come evento all’interno della collettiva d’arte contemporanea NIGREDO inaugurata il15 Ottobre presso le ex lavanderie del Santa Maria della Pietà a Roma e si concluderà il 31 dello stesso mese.
“Le mie radici si agitano in cielo, più sotto nella terra i miei frutti / Si inturgidiscono, schiumano, si sforzano / Di penetrare la vita”
WILLIAM BLAKE continua a leggere…
L’autrice non si propone mai come portavoce di nessuno, sa bene che i percorsi sono individuali e, per una umiltà che deriva forse dalla propria insicurezza, fugge da ogni ruolo che non sia quello di rappresentare sé stessa. Ma proprio in questa umiltà, in questa insicurezza la sua scrittura acquista un ruolo più grande del semplice “raccontar-si” e passa al “raccontare” il punto di vista di chi in sé non ha ancora trovato una voce adatta. continua a leggere…

Il "cimitero allegro" a Sapanta (Maramures - Romania), a 12 kilometri da Sighet. La morte è accolta qui con l’allegria dei colori vivaci con cui sono dipinte le croci e con gli epitaffi satirici che descrivono la vita del defunto.
I poeti cantano
malinconicamente
questa fiera;
tutti alla stessa maniera,
questa giornata grigia o nera.
(Ma si può benissimo cantare
anche in un’altra maniera).
Dice che sempre piove
un’acquerugiola trita, continua a leggere…
Pozzoromolo
L.R. Carrino
Meridiano zero, 2009
pp.288, 15,00 euro
“Se nell’OPG tu fai qualcosa di troppo, un grido di troppo, un pensiero di troppo, un movimento di troppo, un bacio di troppo, un respiro di troppo, allora ti mettono a dormire, ti mettono sulla panchina piena di grazia e di immobilità, con la bava che ti cola dalla bocca”. E Gioia, che nella sua vita si è sempre sentita “troppo”, in quel corpo nato uomo e non riconosciuto neanche a se stessa, e si è sentita “di troppo” – mai la persona giusta, mai la persona desiderata e amata -, si chiude in un silenzio che trova parole solo nella scrittura. E con la sua scrittura, raccolta in forma di diario, tra i pensieri della sua vita, in un salto continuo tra presente e passato, scopriamo la sua terribile storia. continua a leggere…

















